“Una Dick Cheney con i tacchi”. Così il candidato repubblicano Vivek Ramaswamy ha recentemente definito l’ex ambasciatrice degli Stati Onu ed ex governatrice del Sud Carolina, Nikki Haley, in occasione dell’ultimo dibattito repubblicano. Prendendo di mira Haley, Ramaswamy ha detto: “Diventa un appaltatore militare. Entra nel consiglio di amministrazione della Boeing. E ora è multimilionaria. Penso che sia sbagliato quando lo fanno sia i repubblicani che i democratici”.
I due candidati hanno a lungo discusso circa il supporto degli Stati Uniti verso Ucraina e Israele, con Haley nella parte del “falco”, paragonata dall’avversario al controverso ex vicepresidente Usa al tempo delle guerre in Afghanistan e in Iraq, magistralmente descritto nel film Vice. La 52enne, ex ambasciatore degli Stati Uniti alle Nazioni Unite durante l’amministrazione Trump, sostiene infatti l’invio di aiuti militari sia a Israele che all’Ucraina e afferma che il Presidente Biden dovrebbe dare all’Ucraina tutto ciò che chiede per fronteggiare la Russia.
Una neocon di ferro. Secondo i sondaggi, Nikki Haley è attorno al 12% delle preferenze tra i repubblicani, di pochissimo sotto Ron DeSantis, anche lui sul 12%, ma entrambi lontanissimi dall’ex presidente Donald Trump, stabile sul 60% dei consensi. Ramaswamy, in crescita, si ferma al 5%.
Chi finanzia Nikki Haley
Nelle ultime settimane, Haley sta attirando sempre più investitori milionari che si oppongono a Donald Trump. Reid Hoffman, co-fondatore di LinkedIn e importante donatore dei Democratici, ha dichiarato di aver donato 250 mila dollari a un super Pac che sostiene la candidata repubblicana alla presidenza, perché “la lotta in corso per le primarie del Partito Repubblicano rappresenta la prima delle due opportunità per impedire a Donald Trump di vincere nuovamente la Casa Bianca”. In un post su LinkedIn, Hoffman ha dichiarato che «voterà con entusiasmo» per il presidente Joe Biden il prossimo novembre, sottolineando che la sua "prima priorità è la democrazia americana e l’integrità del nostro sistema legale”.
La notizia del contributo di Hoffman è arrivata dopo che Jamie Dimon, amministratore delegato di JPMorgan Chase, ha esortato i liberali a sostenere Haley. “Trovate una scelta sul lato repubblicano che potrebbe essere migliore di Trump”, ha detto al DealBook Summit la scorsa settimana. Inoltre, secondo quanto riferito dal New York Times, l’organizzazione fondata da Charles e David Koch ha recentemente appoggiato Haley, e importanti donatori tra cui Stanley Druckenmiller e Andy Sabin hanno partecipato a eventi di raccolta fondi per sostenere la sua candidatura. Secondo Forbes, anche il milionario del New Hampshire Frank Laukien, che nel corso degli anni ha donato sia ai repubblicani che ai democratici, ha recentemente appoggiato Haley e ha co-fondato un nuovo super Pac, “Independents Moving the Needle”, progettato per influenzare gli indipendenti a sostenerla.
Il supporto della grande finanza
Haley ha inoltre raccolto, la scorsa settimana, oltre 500.000 dollari in occasione di un importante evento di raccolta fondi tenutosi a New York e al quale hanno partecipato i principali finanzieri di Wall Street, secondo quanto confermato dalla Cnbc. Il luogo della raccolta fondi non è affatto casuale: si tratta di un lussuoso attico nell’Upper West Side dell’ex dirigente di Facebook Campbell Brown e Dan Senor, responsabile degli affari pubblici dell’hedge fund Elliot Investment Management. Presenti all’appuntamento, secondo Politico, il fondatore di Elliot Management e donatore repubblicano di lunga data Paul Singer, Annie Dickerson, una “stretta confidente” di Singer per anni e Steve Cohen, socio e responsabile del trading di Elliot Investment Management.
Ma c’erano anche Cliff Asness, cofondatore della società di investimenti AQR Capital Management, Kristin Lemkau, Ceo della divisione di gestione patrimoniale di JPMorgan Chase, Robert Rosenkranz, responsabile di Delphi Capital Management e Ray Chambers, un filantropo che in passato aveva una partecipazione nei New Jersey Devils della Nhl. Il mese scorso Larry Fink, Ceo di BlackRock, ha incontrato l’ex ambasciatrice insieme a un gruppo di importanti imprenditori.
Il conflitto d’interesse con Boeing
Come nota su X il giornalista Lee Fang, Nikki Haley “era in precedenza un membro ben pagato del consiglio di amministrazione della Boeing, la società che produce l’F-15 e guadagna profumatamente dalle vendite di armi straniere a paesi stranieri e da guerre eterne”. In effetti, dopo essersi dimessa dal ruolo di ambasciatrice presso le Nazioni Unite, nel 2019 Haley entrò a far parte del consiglio di amministrazione di Boeing, dimettendosi tuttavia l’anno successivo quando la società chiese un piano di salvataggio al governo federale durante la pandemia da Covid-19.
“Ho prestato servizio [nel consiglio di amministrazione di Boeing] per 10 mesi, e poi quando hanno deciso, dopo il Covid, di voler procedere con un salvataggio aziendale, mi sono dimessa. Non ho mai sostenuto il salvataggio aziendale, quindi ho rispettosamente fatto un passo indietro e sono uscita dal consiglio”, ha detto Haley. Peccato che quando era governatore della Carolina del Sud, nel 2013, Haley approvò un disegno di legge che concedeva a Boeing 120 milioni di dollari in obbligazioni per sostenere l’espansione dei suoi impianti di produzione nello stato.
Prima di ciò, come legislatore statale e candidato governatore nel 2009, Haley sostenne un pacchetto di 900 milioni di dollari in sussidi alla Boeing per localizzare impianti di produzione nello stato, secondo quanto riportato dal Wall Street Journal. La stessa Haley ha ammesso: “Adoro la Boeing. Costruiscono buoni aeroplani commerciali. Costruiscono aeroplani per la nostra Air Force. Sono orgogliosa di loro. Impiegano molte persone nella Carolina del Sud”. Tra appaltatori della Difesa e Wall Street, Haley rappresenta la principale candidata dell’élite militare e finanziaria.