Una breve riflessione sull’IVA: è davvero un dazio?

Guido Giaume

03/04/2025

L’IVA non è un dazio ma una tassa neutrale sui consumi. Se gli USA vogliono condizioni simili all’Europa, dovrebbero riformare il loro sistema fiscale invece di accusare l’UE di squilibri.

Una breve riflessione sull’IVA: è davvero un dazio?

Nel dibattito sul commercio internazionale, soprattutto tra Stati Uniti ed Europa, un tema che torna spesso a galla è quello dell’IVA (Imposta sul Valore Aggiunto). Secondo il presidente americano Donald Trump, l’IVA rappresenterebbe un dazio nascosto che penalizza l’export statunitense. Ma è davvero così?

L’IVA è un’imposta indiretta applicata sulla maggior parte dei beni e servizi in moltissimi paesi del mondo, tra cui tutti i paesi dell’Unione Europea. Si tratta di una tassa che si applica a ogni fase del ciclo produttivo, ma che ricade sul consumatore finale.

Per esempio, un produttore europeo paga IVA su tutti i materiali e servizi necessari per produrre un’auto. Quando però quell’auto viene esportata, ad esempio negli Stati Uniti, l’IVA pagata lungo la catena produttiva viene rimborsata o annullata. Questo perché l’IVA si applica solo ai beni consumati all’interno del paese o dell’unione economica: un principio di neutralità fiscale.

Negli Stati Uniti, invece, non esiste un sistema di IVA. Al suo posto c’è una sales tax, ovvero una tassa sulle vendite applicata a livello statale e locale, con una media intorno al 7%, ma senza una struttura uniforme nazionale. Quando un’azienda americana esporta in Europa, deve comunque sottostare alle regole fiscali del mercato europeo, pagando l’IVA all’importazione, proprio come farebbe qualsiasi azienda europea.

Qui nasce l’equivoco: secondo Trump, questo meccanismo penalizza gli esportatori americani. La sua tesi è che, dovendo affrontare sia la tassazione americana che l’IVA europea, le aziende statunitensi si trovino in svantaggio competitivo.

La risposta, in breve, è no. L’IVA non è un dazio. Un dazio doganale è un’imposta discriminatoria, applicata solo sulle merci importate per proteggere le produzioni locali. L’IVA, al contrario, si applica ugualmente sia alle merci importate che a quelle prodotte internamente. Quando un’auto americana arriva in Europa, paga l’IVA esattamente come un’auto europea venduta sullo stesso mercato. Non c’è nessun vantaggio per i produttori locali, né penalizzazione per gli stranieri.

L’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC) ha più volte chiarito che l’IVA non costituisce una barriera commerciale, proprio perché segue criteri di applicazione non discriminatori.

Dunque, se l’IVA non è un dazio, perché Trump insiste su questo punto? La realtà è che gli Stati Uniti hanno fatto una scelta fiscale diversa. Non adottando un sistema IVA, non possono beneficiare del rimborso sulle esportazioni come avviene in Europa. Ma questa è una scelta autonoma e sovrana del sistema fiscale americano. Nessuno impedisce agli USA di introdurre un sistema IVA: molti paesi lo hanno fatto, proprio per favorire le esportazioni.

Pertanto, accusare l’Europa di creare uno squilibrio commerciale a causa dell’IVA è, in fin dei conti, scaricare la responsabilità su altri per una decisione interna.

In risposta a queste presunte ingiustizie, Trump ha imposto nuove tariffe doganali sui prodotti europei, in particolare nel settore automobilistico. Ma le conseguenze di queste misure protezionistiche rischiano di essere gravi, soprattutto per i consumatori americani.

L’aumento dei prezzi delle auto importate – comprese quelle europee – spingerà l’inflazione negli Stati Uniti, rendendo ancora più difficile il lavoro della Federal Reserve, già impegnata in un difficile bilanciamento tra contenimento dei prezzi e stimolo alla crescita.

L’idea che l’IVA sia un dazio è un mito da sfatare. L’IVA è una tassa sui consumi, neutrale e applicata uniformemente. Se un prodotto viene consumato in Europa, paga l’IVA – indipendentemente che sia prodotto in Francia o in Ohio. Chiamare questa tassa “dazio” è fuorviante.

Ragionando come Trump, ovvero mettendosi dalla parte di chi ha ragione per definizione, potremmo affermare che se gli Stati Uniti vogliono condizioni fiscali simili a quelle europee, non hanno che da riformare il proprio sistema, anziché puntare il dito verso chi ha già fatto scelte più efficienti sul piano della tassazione internazionale.

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