Il crollo delle quotazioni obbligazionarie ne ha alzato i rendimenti in misura ed entità differente da titolo a titolo. Il rapporto prezzo/yield accompagna da sempre l’asset ed è sicuramente la variabile clou che lo contraddistingue dai prodotti del risparmio postale o del canale bancario. Qui i valori nominali sottoscritti restano invariati fino al termine dato che per essi non c’è un mercato secondario di contrattazione. Le obbligazioni, invece, sono oggetto di contrattazioni per cui nel tempo si formano prezzi e yield più o meno interessanti a seconda dei casi. Ad esempio rende sul 13,4% totale in 41 mesi il titolo di Stato in euro con cedola annua 6,625%.
Obbligazioni con ricchi coupon nominali annui
Trovare titoli sovrani a medio-lungo termine emessi di recente con cedole nominali annue al 6,625% non è affatto semplice e scontato. Ad esempio i titoli MEF con tassi annui almeno al 6% ancora fruttiferi sono nati anni fa e prevedevano una notevole durata in origine. È il caso di:
- BTP Tf 6% Mg31, ISIN IT0001444378, emesso il 1° novembre 1999 e in scadenza il 01/05/’31, prezzo attuale a prezzo 113,20;
- BTP Tf 6,5% Nv27 con date emissione e scadenza al 01/11/1997 e 01/11/’27, ISIN IT0001174611 e prezzo attuale a 105,74;
- BTP Tf 7,25% Nv26, identificativo IT0001086567 e valutazioni sul MOT a 102,59, è nato il 1° novembre 1996 e verrà rimborsato il prossimo 1° novembre.
Come si evince si tratta sempre di trentennali in origine lanciati a mercato ormai tanti anni fa. I trentennali del Tesoro nati negli anni a noi più vicini non vanno oltre il 4,5%. Nello specifico si tratta del BTP Tf 4,5% Oct53, ISIN IT0005534141, in scadenza il 1° ottobre 2053 con prezzo/yield attuale a 99,40 il 1° e a 4,59% il 2°.
L’obbligazione di medio-lungo termine e tassi annui al 6,625%
Fuori dai confini nazionali, invece, ecco il Romania Fx 6,625% St29 emesso dall’omonima Repubblica, quotato e negoziato sull’EuroMOT di Borsa Italiana. L’obbligazione ha identificativo ISIN XS2538441598, data emissione 27/09/’22 e rimborso finale al 27/09/’29. Un settennale in origine con altri 3 anni e mezzo scarsi di vita fruttifera per quello che, nei fatti, è un investimento di breve-medio termine.
L’obbligazione ha uno scarso flottante (0,75 mld di euro) e un numero di contratti giornalieri davvero esiguo che si contano sulle dita di una o due mani. Un rischio da mettere in conto, quindi, è quello di liquidità, ossia di (mancata) facilità e rapidità di entrata e uscita dal prodotto. Ha un taglio minimo di 1.000 €, un regime fiscale pari a quello dei titoli MEF e non espone al rischio cambio essendo denominato in euro.
Stacca una sola cedola annua del 6,625%, il 5,797% al netto dell’imposta sostitutiva. In pratica l’emittente paga quasi 58 € di interessi netti annui per ogni 1.000 € di nominale sottoscritto. Per avere un ordine di raffronti, il MEF paga 40 € scarsi per ogni BTP Tf 4,5% Oct53 posseduto.
Il Romania Fx 6,625% St29 ha avuto un prezzo di emissione a 99,602 e ha formato un minimo storico nelle prime settimane di vita in area 94-95. Da lì in poi è risalito sopra la parità, dove vi è rimasto sempre fino ai giorni nostri. Venerdì 10 ha chiuso a 108,68 mentre il minimo ’26 è stato a 106,14 e il massimo a 110,88. A cascata c’è che il rendimento effettivo a scadenza è in area 3,83% annuo lordo, per un over 13% lordo complessivo da qui al rimborso finale.
Rende sul 13,4% totale in 41 mesi il titolo di Stato in euro con cedola annua 6,625%
Quanto più si ottimizza il prezzo di carico tanto più ricco è il potenziale ritorno a scadenza. Si tratta di un indubbio punto di forza del titolo, spendibile, ad esempio, in un portafoglio obbligazionario dai ritorni modesti.
Ragioniamo di fantasia e simuliamo uno stock di 25mila € investiti in BTP con scadenza post estate 2029, ad uno yield del 2,7% lordo. Ora immaginiamo di inserire in portafoglio una fiche di 5mila € sul Romania Fx 6,625% St29, dai ritorni più ricchi. Bene, il ritorno medio del giardinetto titoli così composto salirebbe dal 2,7% al 2,9% circa, e così via nei mille altri casi ipotizzabili.
Altri due vantaggi del Romania St29 sono dati dalla media durata residua e l’assenza di rischio di cambio malgrado per l’emittente si tratti di un bond in valuta estera.
Non mancano i rischi, altrimenti non si spiegherebbero i ritorni su simili scadenze. Oltre a quello di liquidità, il principale chiama in causa il rischio emittente, cioè di controparte. I saldi commerciali e valutari del Paese caucasico sono costantemente negativi, con i principali parametri macroeconomici malmessi. Il tasso di crescita del PIL nel 2025 è stimato tra lo 0,6-1%, i consumi interni sono in calo mentre l’inflazione a gennaio è risultata al 9,62% su base annua (dati ICE). Ad essi si sommano le tensioni dentro la maggioranza di Governo per via delle misure di austerità da adottare per contenere il disavanzo pubblico.
Insomma, tutta una serie di pro e contro da valutare attentamente e a lungo prima di qualunque decisione di investimento. Meglio fare tre riflessioni in più prima, che pentirsi tante volte a posteriori di una eventuale scelta fatta o non fatta, qualunque essa sia.