Un dollaro su quattro delle tasse americane sta per finire qui. E nessuno ne parla abbastanza

Redazione Money Premium

8 Febbraio 2026 - 07:08

Nemmeno i maggiori introiti derivanti dai dazi sono riusciti a invertire la rotta.

Un dollaro su quattro delle tasse americane sta per finire qui. E nessuno ne parla abbastanza

Negli Stati Uniti, deficit di bilancio e debito pubblico sono fuori controllo da molto tempo, ma solo recentemente sono diventati una vera preoccupazione per l’elettorato.

Nella primavera del 2025, un sondaggio della Peterson Foundation ha mostrato che oltre tre quarti degli elettori — inclusa la maggioranza sia dei Democratici sia dei Repubblicani — ritiene che fermare l’indebitamento eccessivo, che mina la stabilità economica del Paese e mette a rischio il futuro finanziario delle famiglie, debba essere una priorità assoluta per il presidente e il Congresso.

Da allora, la situazione si è aggravata più velocemente del previsto, superando persino le stime del Congressional Budget Office (CBO). A pesare sono anche i nuovi tagli fiscali e gli aumenti di spesa previsti dalla legge dell’amministrazione Trump nota come One Big Beautiful Bill. Tuttavia, la voce che più di tutte sta spingendo verso l’alto il disavanzo di bilancio non riguarda programmi sociali o difesa, ma la spesa per interessi sul debito.

Questi costi, che non finanziano né la difesa nazionale, né l’assistenza sanitaria per gli anziani, né il controllo delle frontiere, rischiano di diventare il simbolo più evidente degli sprechi percepiti dai cittadini. Non è la prima volta che succede: già nelle elezioni presidenziali del 1992, il candidato indipendente Ross Perot costruì gran parte della sua campagna contro gli interessi sul debito nazionale, riuscendo a conquistare quasi il 20% dei voti popolari.

Nel 2019, la spesa per interessi era relativamente contenuta: circa 375 miliardi di dollari, pari all’1,7% del PIL. Sei anni dopo, nell’anno fiscale 2025, la cifra ha raggiunto i 952 miliardi, con un aumento superiore al 150%. La crescita è stata molto più rapida rispetto a quella di programmi come Medicare, Medicaid o persino della spesa per la difesa.
Oggi gli interessi sono diventati la terza maggiore voce di spesa federale, subito dopo la Social Security, e quasi allo stesso livello di Medicare. In termini di ricchezza nazionale, assorbono circa il 3,2% del reddito, quasi il doppio rispetto al periodo pre-Covid.
In pratica, una quota sempre più ampia di ogni dollaro speso dal governo serve solo a coprire gli interessi: dal 10% circa nel 2019 si è passati a oltre il 15% nel 2025.

L’inizio dell’anno fiscale 2026 ha confermato questa tendenza: nei primi tre mesi, la spesa per interessi ha toccato i 179 miliardi, superando sia Medicare sia la difesa, diventando la seconda voce di spesa del bilancio federale. Secondo le proiezioni a lungo termine del CBO, entro il 2034 gli interessi potrebbero arrivare al 4% del PIL, con costi vicini a 1.600 miliardi di dollari l’anno. A quel punto, quasi un quarto delle imposte sul reddito servirebbe solo a pagare il servizio del debito.

Alla base di questa dinamica c’è il deficit primario, cioè il divario strutturale tra entrate e spese prima di considerare gli interessi. Quando questo squilibrio cresce, il governo è costretto ad aumentare il ricorso al debito, e così il conto degli interessi continua a salire.
In parallelo, è aumentato anche il costo medio del finanziamento: il tasso medio sul debito USA è passato da circa 2,5% nel 2019 a oltre 3,3% nel 2025. Il dato resta relativamente contenuto solo perché il Tesoro utilizza molti titoli a breve termine; se si passasse a obbligazioni a lungo termine, i tassi sarebbero più alti e la spesa per interessi crescerebbe ancora.
Tra il 2019 e il 2025, il deficit complessivo è salito da circa 1.000 miliardi a quasi 1.800 miliardi di dollari. In questo aumento, gli interessi da soli hanno inciso per oltre 570 miliardi, contribuendo in modo decisivo all’allargamento del disavanzo. Il CBO stima che, se non cambieranno le politiche fiscali, il rapporto tra deficit e PIL continuerà a peggiorare fino al 2034, con interessi e Medicare come principali responsabili.

Nemmeno i maggiori introiti derivanti dai dazi sono riusciti a invertire la rotta. Nel 2025, le entrate da imposte sulle importazioni sono aumentate di circa 125 miliardi, ma nello stesso periodo la spesa per interessi è cresciuta di oltre 70 miliardi, assorbendo gran parte di quei nuovi ricavi.
In definitiva, il servizio del debito sta sottraendo risorse a programmi destinati ai benefici per le generazioni future. Ogni anno, una fetta crescente dei dollari dei contribuenti viene usata non per migliorare i servizi, ma per pagare il prezzo di anni di spesa pubblica elevata e entrate fiscali insufficienti.

Se esiste un fattore capace di rendere tangibile per gli elettori l’impatto di debito e deficit, è proprio l’aumento inarrestabile dei costi per interessi.