Tutto imposto dall’alto: così è morto il principio di sussidiarietà

Fabio Frabetti

27 Luglio 2023 - 16:55

Le decisioni più importanti che impattano sulla vita dei cittadini sono sempre più calate dall’alto. Con buona pace del principio di sussidiarietà.

Tutto imposto dall’alto: così è morto il principio di sussidiarietà

Senza troppo accorgercene è quasi del tutto sparito, quello che era diventato un principio basilare del nostro ordinamento, sbandierato ai quattro venti soprattutto a partire dagli anni’90. Il cosiddetto principio di sussidiarietà che sanciva la corrispondenza tra la virtuosità di una decisione pubblica al grado di vicinanza al cittadino della istituzione che la metteva in atto. Salvo che il livello superiore non fosse in grado di farlo meglio. Oggi l’eccezione è diventata la regola. E la virtuosità della vicinanza al cittadino quasi completamente dimenticata. Sempre più spesso ormai gli stessi Stati si trovano del tutto svuotati da determinati meccanismi decisionali che però hanno un grande impatto nella vita delle persone.

Sanità e clima

Pensiamo ad organizzazioni come l’Oms oppure come l’Organizzazione Metereologica Mondiale, che intervengono in settori decisamente dirimenti per il nostro presente e il nostro futuro come sanità e clima. Si dirà che sono organismi datati e che quindi esistevano da ben prima che si codificasse il famigerato principio di sussidiarietà. Indubbiamente è così visto che sono nati del dopoguerra. Nel corso dei decenni hanno però assunto un peso sempre via via maggiore che si è accompagnato al contemporaneo svuotamento di fatto delle democrazie occidentali. Non è un caso che sia ormai in dirittura d’arrivo il nuovo trattato Oms sulla gestione delle future pandemie. Nonostante le smentite, non è difficile intravedere in questo ulteriore passaggio il trasferimento di altri frammenti di sovranità, stavolta di tipo sanitario, ad una organizzazione sovranazionale. L’Organizzazione Metereologica Mondiale si occupa per statuto di coordinare la cooperazione internazionale nel campo della meteorologica, della climatologia, dell’idrologia e delle risorse idriche. Con attività e campi di intervento quasi del tutto sconosciuti alle popolazioni.

Sganciamento dal cittadino

Sorvolando sui finanziatori di questi apparati sempre più impattanti nelle decisioni pubbliche, c’è da aggiungere anche il totale sganciamento dai circuiti democratici. Gli stati, quando riescono a nominare propri rappresentanti, lo fanno con le consuete scelte di tipo partitocratico, lontanissime da qualsiasi forma di controllo da parte dei cittadini. E questo accade anche con le varie istituzioni o loro derivati dell’Unione europea. La nota procedura di acquisto dei vaccini Covid sbandierata come un grande successo in realtà è un bruttissimo precedente per opportunità, trasparenza e controllo democratico di un’ingentissima somma di denaro passata dal pubblico nelle casse di noti gruppi farmaceutici. Gli stessi eurodeputati non hanno potuto vedere i contenuti fondamentali di questi contratti con l’oscuramento relativo in particolare alle responsabilità ed alle condizioni capestro che saranno state sottoscritte. I privati incassano, il pubblico paga, senza eccezione. D’altronde c’era l’impellente emergenza da risolvere. E proprio con il governo dell’emergenza (o emergenza al governo, a seconda dei punti di vista) si continua a prendere costose decisioni che riguardano tutti senza il minimo controllo. Dall’invio delle armi all’Ucraina alle scelte di approvvigionamento energetico, passando per quello che ci attende in campo climatico.

L’assist di Draghi

Lo stesso Mario Draghi, riapparso nelle scorse settimane, è sembrato quasi evocare l’ulteriore accentramento in sede europea delle competenze sanitarie, bancarie, climatiche. La sensazione quindi è che le decisioni più importanti ci caleranno sempre più dall’alto e da molto lontano e che il nostro governo di turno potrà, a seconda del suo colore, accoglierle a braccia aperte oppure borbottare per qualche mese per poi chiaramente farle sue, facendo però intendere con chiarezza che non era d’accordo. Eppure quel principio di sussidiarietà è stato addirittura inserito nel Trattato di Maastricht (1992) come principio cardine dell’Unione Europea in cui nel preambolo si descrive “il processo di creazione di un’unione sempre più stretta fra i popoli dell’Europa, in cui le decisioni siano prese il più vicino possibile ai cittadini, conformemente al principio della sussidiarietà”.

Alla ricerca della sussidiarietà perduta

Nella riforma del Titolo V della nostra Costituzione si scrive chiaramente: «le funzioni amministrative sono attribuite ai Comuni salvo che, per assicurarne l’esercizio unitario, siano conferite a Province, Città metropolitane, Regioni e Stato, sulla base dei principi di sussidiarietà, differenziazione ed adeguatezza». La strada intrapresa è invece, forse dopo l’11 settembre, diametralmente opposta. Decisioni prese sempre più lontano dal cittadino, da istituzioni o organismi vari che nemmeno magari conosce, se non da soggetti privati arrivati sempre di più a maneggiare tematiche delicatissime e di grande rilevanza costituzionale, ossia diritti primari delle persone. E i poveri enti locali, quelli che dovevano ottenere semmai più poteri, ridotti piuttosto male: circoscrizioni sparite, province svuotate e i sindaci con sempre meno poteri. Bisogna infine comunque considerare un aspetto. Forse nemmeno una sussidiarietà istituzionale pienamente compiuta oggi ci salverebbe dal peggio. Con l’aria di conformismo e di pensiero unico che si respira nelle materie più importanti, forse anche il piccolo decisore locale sarebbe fagocitato dagli stessi meccanismi che vediamo su larga scala e il copione sarebbe lo stesso. Ma un potere decisionale sparpagliato nei territori, forse ci darebbe la garanzia di trovare da qualche parte un amministratore virtuoso. Come ogni tanto si trova qualche giudice a Berlino.