Una ricerca dell’OMS svela che ogni anno muoiono 1,5 milioni di persone e 866 milioni si ammalano a causa di cibi contaminati o non sicuri
Mangiare cibi sani, per noi occidentali, è il modo migliore per proteggersi dalle malattie, allungarsi la vita e rimanere in forma. Per chi vive in altre zone del mondo, invece, è una questione di vita o di morte. Lo ha recentemente confermato uno studio condotto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e pubblicato sulla rivista “The Lancet Global Health” il 7 giugno in occasione della Giornata Mondiale della Sicurezza Alimentare.
Secondo la ricerca, nel 2021, ultimo anno di cui sono disponibili i dati, sono stati registrati 866 milioni di episodi di malattia e circa 1,5 milioni di decessi provocati dal cibo contaminato o non sicuro. Più o meno lo stesso impatto che hanno malattie come la malaria e la tubercolosi.
Circa il 75% delle malattie e il 60% delle morti sono concentrate nei Paesi Africani e in quelli del Sud-Est dell’Asia.
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Le cause principali dei decessi
Estremamente interessanti (e inquietanti) gli approfondimenti sulle cause di malattia. Tra gli 866 milioni di casi, oltre 660 sono legati a pericoli che portano alla diarrea e 194 milioni a patologie parassitarie e pericoli enterici invasivi.
Molto particolare il dato delle malattie causate dall’esposizione alle sostanze chimiche nocive presenti negli alimenti. A fronte di un tasso relativamente basso di casi, sull’ordine dello 0,7%, si registra un’impennata percentuale quando si parla di decessi. La conferma che materiali come il piombo (responsabile del 31% delle morti), il metilmercurio, l’arsenico inorganico (42%) e il cadmio sono estremamente pericolosi quando entrano nella catena alimentare.
La vera novità dello studio, rispetto a quello precedente datato 2015, è il focus sull’impatto delle malattie legate all’esposizione alimentare ai metalli pesanti. Si scopre così che arsenico e piombo hanno una correlazione diretta con le patologie cardiovascolari, con molti casi di tumore e con le disabilità a livello intellettivo.
I consigli dell’OMS per ridurre i casi di malattie “alimentari”
L’elemento che rende la ricerca migliorabile è la mancanza di dati relativi agli effetti nocivi causati dai batteri resistenti agli antimicrobici, all’esposizione ai pesticidi e ai PFAS, inquinanti eterni su cui si stanno concentrando le analisi più recenti delle autorità sanitarie internazionali.
L’assenza di informazioni su questi contaminanti fa ipotizzare che i dati di malattie e decessi siano addirittura sottostimati.
Quello che è certo, però, è che molto può essere fatto per ridurre l’impatto dei rischi microbiologici, per i quali esistono già svariate misure di prevenzione. Secondo gli esperti dell’OMS moltissime malattie e morti potrebbero essere evitate con la depurazione dell’acqua, con il miglioramento delle condizioni igieniche e con la cottura dei cibi.
Pratiche quotidiane a cui devono essere accompagnati interventi sistemici come l’aumento dei controlli negli allevamenti, le campagne di vaccinazione per gli animali e le persone e le pratiche agricole virtuose.
Pratiche agricole virtuose che, allo stesso tempo, potrebbero rivelarsi fondamentali per prevenire i pericoli derivanti dai contaminanti chimici e dai metalli pesanti.
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