È l’app del momento, tutti la vogliono ma pochi conoscono gli effettivi rischi a cui espongono i loro smartphone.
La dimestichezza con la tecnologia è maggiore di un tempo, oggi avere uno smartphone con più applicazioni è la normalità per la maggior parte delle persone. Questa diffusione non si traduce però in una migliore conoscenza informatica, ma anzi ci porta più spesso a sottovalutare i pericoli del nostro cellulare. Lo dimostra ampiamente la nuova app virale basata sull’intelligenza artificiale, l’assistente virtuale Moltbot di cui nessuno sembra voler fare a meno, pur essendo molto pericolosa per l’utente medio.
Non si può giudicare negativamente il successo dell’app, che rappresenta un sogno futuristico a portata di mano, utile e pratica. Tuttavia, sarebbe bene non lasciarsi prendere la mano dalla comodità, capendo bene il rischio che rappresenta. Non significa che non debba essere utilizzata, ma che per farlo in sicurezza è necessario adottare tutte le precauzioni necessarie, motivo per cui al giorno d’oggi è probabilmente da riservare a una sola categoria di utenti.
Moltbot, tutti vogliono quest’app sul telefono
Magari in Italia non tutti conoscono ancora Moltbot, ma chi la scopre ci mette poco a farsi catturare dalle sue promesse. Si tratta fondamentalmente di un assistente virtuale, che grazie all’intelligenza artificiale può semplificare notevolmente la vita quotidiana degli utenti. Si direbbe che l’app è particolarmente utile per i professionisti di certi lavori, ma oggi giorno chiunque deve destreggiarsi tra numerosi compiti con il proprio smartphone. Il cellulare aiuta a mantenere comunicazioni e promemoria di ogni genere, ma gestire questo insieme può diventare spesso faticoso.
Moltbot riesce a ridurre tutto questo stress superfluo, occupandosi di svariati compiti in modo del tutto autonomo e perfino proattivo. Conservando in memoria le preferenze e le esigenze dell’utente, a differenza di ChatGpt o Gemini per esempio, può svolgere azioni senza ricevere un comando diretto ed esplicito. A differenza dei chatbot che conosciamo, inoltre, riesce a comunicare con svariati modelli di intelligenza artificiale generativa senza preclusioni.
Questo agente IA è praticamente una versione virtuale di un assistente umano, conosce tutto ciò che c’è all’interno del telefono, risponde ai messaggi e fa un resoconto breve delle comunicazioni ricevute, organizza, ricorda gli impegni, gestisce le email, le fatture, i documenti, gli apparecchi intelligenti e molto altro ancora. La capacità di interagire con le altre applicazioni, anche quelle di messaggistica come Whatsapp e Telegram, ne fa una risorsa assai preziosa per gli utenti.
Come se non bastasse, si tratta di un agente Open source che può essere scaricato gratuitamente, compatibile con quasi tutti i sistemi operativi. Lo sviluppatore Peter Steinberger che l’ha realizzato è riuscito a creare un’app basata sull’intelligenza artificiale davvero funzionale, che semplifica la vita delle persone in modo concreto, con un elevato livello di personalizzazione per adattarsi a tutte le necessità, da quelle più semplici alle più sofisticate. Per avere tutto questo, però, gli utenti devono essere disposti a correre un certo rischio o, in alternativa, a formarsi adeguatamente prima di usare uno strumento di questo genere.
Perché Moltbot è pericolosa per la sicurezza
Gli esperti di cybersecurity sono allarmati per la diffusione di Moltbot (che si chiamava Clawdbot prima del contenzioso con Claude di Antrhopic). Chiariamo subito che non è l’agente IA in sé ad essere pericoloso, ma detenendo le chiavi di tutti i nostri dati può causare una tragedia finendo nelle mani sbagliate.
L’assistente virtuale accede anche ai dati sensibili, può persino eseguire in autonomia vari compiti, e spesso non offre credenziali di protezione adeguate. Con l’apprezzato intento di offrire agli utenti un servizio libero e flessibile, che non ha i limiti di molti altri assistenti, Moltbot non rientra nei rigidi parametri di sicurezza che il vincolo a ecosistemi rigidi come Apple o Microsoft garantisce.
Di conseguenza, deve essere usato da chi riesce ad avere una protezione accurata da malware e cyberattacchi, magari affidandosi a dei professionisti o lasciando loro, almeno per il momento, la prerogativa del super agente virtuale.
© RIPRODUZIONE RISERVATA