Trump aggira la Fed per far scendere i mutui con un’operazione da 200 miliardi su Fannie Mae e Freddie Mac. Il mercato teme un nuovo effetto 2008.
Non è solo un déjà vu. È una scena che agli investitori americani fa immediatamente tornare alla mente il 2008. Fannie Mae e Freddie Mac sono di nuovo al centro di una mossa che somiglia molto più a un’operazione politica che a un normale intervento di mercato, anche se viene presentata come ingegneria finanziaria. Trump ha chiesto alle due agenzie di comprare dal mercato pubblico una montagna di MBS, fino a 200 miliardi di dollari, con un obiettivo chiaro abbassare i tassi dei mutui e riaccendere il mercato immobiliare.
L’idea è semplice e potente. Più domanda di obbligazioni ipotecarie, rendimenti più bassi, mutui più leggeri. Quanto basta, secondo alcune stime, per far ripartire le compravendite di case già dal 2026, con un possibile aumento tra il 5% e il 7%. Una boccata d’ossigeno per un settore che vive di aspettative prima ancora che di numeri, e che negli ultimi anni è rimasto paralizzato dal costo del denaro.
Il problema è quello che non si vede subito. Se l’operazione funziona, chi si prende il rischio che resta sul tavolo? E se non funziona, cosa rimane in piedi quando l’effetto annuncio svanisce? È qui che la storia smette di essere una promessa sui mutui e torna a somigliare a un avvertimento. [...]
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