Trump e coronavirus: da influenza a stop voli. Lo squilibrio del presidente USA

Donald Trump sempre più in confusione sul coronavirus. Lo stop ai voli dall’Europa imposto oggi è la prova di un nervosismo crescente del presidente verso un problema prima qualificato come influenza.

Trump e coronavirus: da influenza a stop voli. Lo squilibrio del presidente USA

Donald Trump ha fatto il discorso alla nazione per rassicurare tutti sul coronavirus. E, soprattutto, per cercare di cancellare l’immagine di un Presidente superficiale e poco affidabile.

Che l’inquilino della Casa Bianca sia in preda a un momento di squilibrio e tensione nei confronti dell’epidemia è chiaro a tutti. Anche ai collaboratori più stretti e fedeli, tanto che il vicepresidente americano Mike Pence è dovuto intervenire, dopo l’annuncio di Trump sullo stop ai voli verso l’Europa, per chiarire alcuni dettagli.

La decisione di bloccare gli spostamenti aerei verso gli Stati Uniti dai Paesi europei delll’area Shengen ha messo Trump nel mirino delle critiche. L’Unione Europea si è detta molto seccata della decisione unilaterale presa senza una consultazione.

I mercati hanno reagito con un vero crollo, aumentando la percezione di un momento allarmante e con prospettive pessimistiche, anche a causa della politica statunitense.

Quello che è certo in questo momento topico per il mondo, e per gli USA, è che Trump è stato costretto a cambiare tono. Il suo atteggiamento appare piuttosto squilibrato e traballante nei confronti del coronavirus: prima era una semplice influenza, ora invece rende necessari i pieni poteri presidenziali.

Trump cambia idea sul coronavirus: pronto a pieni poteri per emergenza

Appena pochi giorni fa Donald Trump aveva deriso i dati dell’OMS sulla mortalità del coronavirus e esortato i cittadini americani a tenere gli occhi bene aperti sulla realtà dei fatti.

L’epidemia, nella visione del Presidente, era solo poco più di un’influenza e i numeri lo dimostravano. La paura di una paralisi dell’economia aveva preso il sopravvento e spinto la Casa Bianca a minimizzare.

Purtroppo, però, il coronavirus ha avuto un’evoluzione inaspettata e negativa anche per gli USA negli ultimi giorni. Ad oggi sono più di 1.000 i contagiati e molti Stati hanno già decretato la condizione di emergenza.

Il discorso di Trump di ieri sera ha cercato di offrire una visione diversa, anche se, alla fine, ha generato più confusione che certezza.

Quello che è emerso, comunque, è stata la necessità di cambiare versione: il presidente ha affermato di essere pronto a esercitare i pieni poteri del Governo federale sconfiggere il coronavirus. Ha, quindi, difeso la sua scelta di chiudere i voli dall’Europa per gli stranieri, palesando un atteggiamento responsabile e consapevole della situazione.

L’idea di una nazione unita contro il nemico comune e da lui capeggiata è stata ben sintetizzata da un suo post:

La posizione di Trump nei confronti del coronavirus, però, appare ancora piuttosto inconcludente e poco strutturata.

Perché Trump è ancora in confusione sul coronavirus

Poche certezze e nessun dettaglio sui veri rischi per tutta la poplazione nei confronti del coronavirus, sulla disponibilità di test, sulle misure per i lavoratori, sulla questione assicurazioni sanitarie e, nemmeno, sull’eventualità di annunciare lo stato di emergenza nazionale.

Una condizione, quest’ultima, che darebbe a Trump la disponibilità di più di 42 miliardi di dollari da destinare soprattutto all’emergenza sanitaria.

L’unico punto chiaro è stata, piuttosto, l’accusa all’Europa di aver portato il virus negli USA e di non aver fatto abbastanza. Un virus, tra l’altro, che il presidente ha voluto qualificare come straniero, a sottolineare l’estraneità con la sua nazione.

Tutto questo suggerisce che, al momento, Trump è in stato confusionale e dimostra poco equilibrio nella sfida USA al coronavirus.

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