Tristezza e noia: sarà il G7 degli addii

Guido Salerno Aletta

12 Giugno 2024 - 14:14

I leader dei Paesi del BRICS+ hanno appena promesso che ribatteranno colpo su colpo a nuove sanzioni ed all’aumento dei dazi preannunciati contro la Russia e la Cina.

Tristezza e noia: sarà il G7 degli addii

Niente palazzi storici e niente scenari da favola per la riunione clou del G7 italiano: non si terrà né a Roma, né a Venezia, né a Firenze, e neppure ci si è cimentati come accadde in vista di quello del 2009 nell’impresa di utilizzare come sfondo uno scenario naturale meraviglioso come quello de La Maddalena, ripiegando poi con un colpo di genio sulle rovine de L’Aquila appena distrutta dal terremoto. Berlusconi accompagnò Obama, tra le macerie.

L’ultima grande occasione per l’Italia risale al 2017, quando il G7 fu organizzato a Taormina: fu indimenticabile, perché Donald Trump affrontò a brutto muso Angela Merkel chiedendole di riequilibrare una buona volta i conti commerciali americani comprando armi dall’America. E minacciò gli Europei: “Basta gas dalla Russia, compratelo da noi!”. Solo l’eleganza di sua moglie Melania, che per l’occasione sfoggiò un meraviglioso abito di Dolce & Gabbana per farci omaggio, stemperò l’atmosfera che si era fatta tesissima.

Quella di Trump non era solo preveggenza: oggi, infatti, lo scenario è proprio quello visto che a causa della guerra in Ucraina, scatenata dalla Russia, la Germania ha deciso un piano di riarmo e l’intera Europa importa GNL dagli Stati Uniti. La NATO, che era stata data per spacciata da Emmanuel Macron, è ritornata in auge.
Domani ci si riunirà a Borgo Egnazia, in un moderno e si dice lussuosissimo complesso ricettivo pugliese di cui la maggioranza degli italiani non sapeva neppure l’esistenza, con il consueto ordine del giorno già accuratamente predisposto dagli sherpa della diplomazia, che dovrà fare i conti con tante novità, una meno positiva dell’altra: in una sorta di “contro-vertice”, i leader dei Paesi del BRICS+ hanno appena promesso che ribatteranno colpo su colpo a nuove sanzioni ed all’aumento dei dazi preannunciati contro la Russia e la Cina. Un avvertimento di cui tenere conto in ordine alla questione, già complicata, dell’uso delle riserve ufficiali russe a favore dell’Ucraina ed al previsto annuncio di un dazio dell’Unione europea del 25% sulle auto elettriche importate dalla Cina.

Saranno tutti mogi e pensierosi, i leader convenuti al G7. Anche la Presidente Giorgia Meloni, che a differenza di tutti gli altri può gongolare avendo appena incassato un consistente successo alle elezioni del Parlamento europeo: la manovra di bilancio che sarà presentata già a metà settembre si prefigura assai complessa, visto il debito pubblico accumulato e l’economia che stenta nonostante un deficit elevatissimo.
Gli altri leader sono tutti preoccupati, pencolanti per la loro carriera politica che forse è già a fine corsa.
Joe Biden, il Presidente degli Stati Uniti, ha in testa le elezioni per il rinnovo della carica presidenziale che si terranno i primi di ottobre.

Rishi Sunak, il Premier britannico dimissionario, dovrà fare i conti con le elezioni politiche già indette per i primi di luglio.
Emmanuel Macron, il Presidente francese, ha appena sciolto l’Assemblea Nazionale dopo aver incassato una sonora batosta alle elezioni europee, decretando le elezioni con il primo turno per il 30 giugno ed il ballottaggio il 7 luglio.
Olaf Scholz, il Cancelliere tedesco, ha subito anche lui una brutta sconfitta alle europee, che ha coinvolto anche gli altri due partiti della sua coalizione, con i Verdi che sono crollati ed i Liberali in ribasso. Come se non bastasse, l’economia tedesca sembra caduta in una crisi strutturale per via del venir meno del gas russo a basso costo e della situazione drammatica dell’industria automobilistica, finora fiore all’occhiello dell’economia tedesca.
Fumio Kishida, il Premier giapponese, se la deve vedere con il cambio dello yen che è caduto ai valori più bassi sul dollaro da decenni e con un passivo commerciale inusitato per via dell’aumento dei costi delle importazioni che non si riesce a ribaltare sull’export nonostante la svalutazione.
Justin Trudeau, premier canadese, esorcizza il futuro: da sempre paladino dei diritti LGBTQIA+, questa settimana ha issato la bandiera del Progress Pride davanti al Parlamento.

Ursula Von der Leyen, Presidente della Commissione europea in scadenza insieme al Parlamento che è stato appena rieletto, sta facendo di tutto per farsi rinnovare il mandato, nonostante la freddezza del suo stesso Gruppo di appartenenza: il leader dei Popolari, Manfred Weber, ha già subìto una sconfitta che non vuole ripetere.
Il Comunicato finale è già pronto in bozza: i nodi da sciogliere riguardano il possibile utilizzo dei fondi congelati alla Russia ed i dazi alla Cina.

Tutto il resto è scontato, già scritto e ripetuto meccanicamente in decine e decine di documenti e di comunicati: dalla lotta all’inflazione ai tassi di interesse, dalla transizione energetica al promettente sviluppo dell’Intelligenza Artificiale, dal sostegno indefettibile all’Ucraina all’auspicio di una soluzione della crisi palestinese.
Tante scadenze politiche, tutte insieme, quest’anno.
Chissà chi ci sarà nel 2025: tristezza e noia, in questo G7 degli Addii.

Argomenti

# Nato
# Guerra
# G7