Tregua in Iran? Queste 5 azioni possono volare secondo UBS

Redazione Money Premium

22 Aprile 2026 - 14:25

Dove investire subito se la tregua in Iran diventa accordo definitivo? UBS ha selezionato con cura 5 titoli con un upside interessante.

Tregua in Iran? Queste 5 azioni possono volare secondo UBS

Secondo l’analisi di UBS, uno scenario di estensione del cessate il fuoco in Iran o, ancor più, di formalizzazione di un accordo di pace potrebbe innescare una significativa rotazione settoriale, premiando alcuni titoli penalizzati nei mesi recenti e ridimensionando altri che hanno beneficiato delle tensioni geopolitiche.

UBS introduce un approccio quantitativo strutturato per valutare l’impatto del conflitto su singole società. Il modello si basa su tre driver fondamentali: l’esposizione alle materie prime del Medio Oriente, la capacità di trasferire i costi sui prezzi finali e la sensibilità storica agli shock di offerta. A questi elementi si aggiunge una variabile chiave per gli investitori: la sottoperformance accumulata dall’inizio del conflitto, datato fine febbraio. Il risultato è uno scoring compreso tra -10 e +10, che consente di identificare potenziali vincitori e perdenti in caso di normalizzazione geopolitica.

Tra i titoli che emergono come beneficiari di uno scenario di pace spicca Royal Caribbean Group, che ha registrato una flessione del 9,2% tra il 27 febbraio e il 20 aprile, con un rapporto prezzo/utili forward pari a 16,3. La compagnia crocieristica rappresenta un caso emblematico di domanda ciclica compressa dalle incertezze globali: una distensione geopolitica potrebbe tradursi in un rapido recupero delle prenotazioni e in un miglioramento dei margini operativi, sostenuto anche da una riduzione dei costi energetici.

Ancora più marcata la correzione di Southwest Airlines, che nello stesso periodo ha perso il 15,1%, arrivando a toccare un drawdown superiore al 25% nei momenti più critici della crisi. Con un P/E forward di 13,6, il titolo appare valutato in modo interessante rispetto alle prospettive di crescita degli utili. Le iniziative strategiche introdotte dal management, come l’assegnazione dei posti e l’introduzione di nuove fee sui bagagli, potrebbero incrementare i ricavi unitari e migliorare la redditività operativa in un contesto di stabilizzazione dei costi del carburante.

Il settore industriale è rappresentato da General Motors, che ha mostrato una resilienza relativa con una performance positiva del 2,3% e un multiplo particolarmente contenuto, pari a 6,5 volte gli utili attesi. Questo livello riflette sia le incertezze macroeconomiche sia le sfide strutturali legate alla transizione elettrica, ma lascia spazio a una rivalutazione significativa in caso di riduzione dei premi per il rischio geopolitico e di normalizzazione delle catene di approvvigionamento.

Nel comparto logistico, United Parcel Service evidenzia un calo del 7,6% e un P/E forward di 15,2. Dopo un avvio d’anno robusto, con un progresso del 17% nei primi due mesi, il titolo ha subito una contrazione fino al 18% nel pieno delle tensioni. Secondo le valutazioni degli analisti, il titolo resta sottovalutato rispetto al potenziale di utili, soprattutto considerando la leva operativa che potrebbe emergere con il ripristino di flussi commerciali più stabili e prevedibili.

Un caso particolarmente interessante è quello di Procter & Gamble, colosso dei beni di consumo difensivi, che ha registrato una flessione del 13,6% nel periodo considerato, con un multiplo di 20,4 volte gli utili forward. Prima dello scoppio del conflitto, il titolo aveva già guadagnato il 17% nei primi due mesi dell’anno, segnalando una forte domanda per asset difensivi. Tuttavia, la successiva correzione ha riportato le valutazioni su livelli più equilibrati, mantenendo comunque una componente di rendimento stabile grazie a un dividendo intorno al 3%.

Sul fronte opposto, l’analisi di UBS individua potenziali perdenti in uno scenario di pace. I titoli della difesa, come Lockheed Martin e RTX, potrebbero subire prese di profitto significative, dopo aver beneficiato dell’aumento della spesa militare e delle aspettative di conflitto prolungato. Analogamente, i grandi produttori energetici come Exxon Mobil e ConocoPhillips potrebbero vedere una compressione dei margini in caso di riduzione dei prezzi del petrolio, che durante le tensioni hanno incorporato un premio geopolitico rilevante.

Dal punto di vista macro-finanziario, la fine delle ostilità potrebbe tradursi in una riduzione della volatilità implicita sui mercati, un restringimento degli spread creditizi e una rotazione verso asset più ciclici. I settori legati ai consumi discrezionali, ai trasporti e alla logistica appaiono particolarmente ben posizionati per beneficiare di un contesto di maggiore stabilità. Al contrario, energia e difesa rischiano di affrontare una fase di consolidamento, con revisione al ribasso delle aspettative sugli utili.

Il mercato ha già parzialmente prezzato uno scenario di rischio elevato, creando opportunità selettive per gli investitori disposti ad anticipare un possibile miglioramento del quadro geopolitico. La chiave resta la tempistica: un’estensione della tregua o un accordo formale potrebbero agire da catalizzatore immediato, mentre un ritorno delle tensioni invertirebbe rapidamente queste dinamiche.

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