Titoli di Stato Italia: quanto costa un rialzo dei tassi dell’1%?

Luca Fiore

23 Novembre 2018 - 17:58

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Maggiori costi per finanziare il debito sono destinati a vanificare l’effetto positivo delle manovre espansive del governo. È quanto rileva la Bankitalia nel suo Rapporto sulla stabilità finanziaria.

Il forte rialzo registrato dai titoli di Stato potrebbe vanificare gli effetti positivi delle misure espansive dell’esecutivo. A dirlo è la Banca d’italia nel suo Rapporto sulla stabilità finanziaria. “Il rialzo dei tassi di interesse sul debito pubblico registrato da maggio rischia di vanificare l’impulso espansivo atteso dalla politica di bilancio”.

Nella Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza 2018 il Governo ha alzato l’obiettivo per l’indebitamento netto del 2019 al 2,4 per cento del prodotto, contro l’1,2 tendenziale, e determinerebbe, nelle valutazioni ufficiali, una maggiore crescita rispetto al tendenziale dello 0,6% nel 2019: “ciò presuppone –rileva l’istituto - moltiplicatori di bilancio piuttosto elevati”.

Crescita dei rendimenti impatta direttamente famiglie e imprese

Il rendimento medio all’emissione è salito “notevolmente” raggiungendo l’1,97 per cento nel mese di ottobre: l’innalzamento dei rendimenti dei titoli di Stato, spiega Bankitalia, ha implicazioni dirette e rilevanti anche per le famiglie e per le imprese. “Il deprezzamento dei titoli (il cui prezzo è inversamente correlato con il rendimento, ndr) riduce il valore degli investimenti in attività finanziarie […] e gli effetti negativi dell’innalzamento dei rendimenti possono inoltre comportare per le banche una restrizione dell’offerta di credito al settore privato”.

Anche se l’elevata vita media dei titoli di Stato italiani in circolazione, pari a 6,7 anni, rallenta la trasmissione degli aumenti dei rendimenti al costo del debito, Via Nazionale calcola che "un rialzo permanente di un punto percentuale dei rendimenti all’emissione si tradurrebbe – a parità di composizione dello stock di titoli – in un incremento dell’onere medio di circa 0,1 punti dopo un anno, di 0,2 dopo due anni e di 0,4 dopo tre anni”.

Per l’Istituto centrale di statistica, che qualche giorno fa ha pubblicato il suo ‘Le prospettive per l’economia italiana nel 2018-2019’, “nel primo anno, un aumento dei tassi di interesse pari a 100 punti base determinerebbe un peggioramento del Pil dello 0,7% rispetto allo scenario base”.

Quattro i fattori che stanno attenuando gli effetti negativi

In Italia, sottolinea l’istituto di Via Nazionale, i maggiori rischi per la stabilità finanziaria derivano dalla bassa crescita e dall’alto debito pubblico. Negli ultimi tempi si è aggiunto il rischio che il nostro Paese esca dalla moneta unica: “l’incertezza sull’orientamento delle politiche economiche e di bilancio ha determinato forti rialzi dei rendimenti dei titoli pubblici; vi hanno contribuito timori degli investitori riguardo a un’ipotetica ridenominazione del debito in una valuta diversa dall’euro”.

Le condizioni di liquidità del mercato secondario dei titoli di Stato “sono più tese rispetto ai primi mesi dell’anno ed è aumentata la volatilità infragiornaliera delle quotazioni”.

Nonostante questo, quattro sono i fattori che stanno attenuando gli effetti negativi delle turbolenze sui mercati: un tasso di indebitamento del settore privato tra i più bassi nell’area euro, un ampio avanzo commerciale e una posizione debitoria netta verso l’estero pressoché azzerata. Inoltre, “l’elevata vita media residua del debito pubblico rallenta la trasmissione dell’aumento dei rendimenti dei titoli di Stato al costo medio del debito”.

Quota esteri scesa al 24% nel terzo trimestre

Maggiori tensioni implicano la progressiva riduzione della quota di debito in mano agli investitori esteri. Nel corso del secondo trimestre, la quota è scesa al 24% del totale, con una flessione di circa tre punti percentuali, la più ampia dal secondo trimestre del 2012. Nello stesso periodo la percentuale delle banche italiane è tornata a crescere, aumentando di circa due punti percentuali al 18%. “Il calo della quota dell’estero e l’incremento di quella delle banche sono proseguiti nel terzo trimestre, sebbene a un ritmo più moderato”.

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