Tetto al contante a 5mila euro eliminato dal decreto Aiuti quater: cosa succede a gennaio

Giacomo Andreoli

17/11/2022

17/11/2022 - 16:51

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Federico Freni (Lega) conferma a Money.it che il tetto al contante a 5mila euro è stato stralciato dal decreto Aiuti quater perché manca il requisito d’urgenza, ma tornerà in legge in Bilancio.

Tetto al contante a 5mila euro eliminato dal decreto Aiuti quater: cosa succede a gennaio

Il tetto al contante a 5mila euro non è più una priorità del governo Meloni. L’esecutivo ha deciso infatti di fare dietrofront e togliere la misura dal decreto Aiuti quater, il cui testo definitivo si attende tra stasera e domani mattina in Gazzetta Ufficiale. Il sottosegretario all’Economia, Federico Freni, conferma a Money.it che la misura, per ora, non ci sarà, perché non rispetterebbe i requisiti d’urgenza previsti dalla Costituzione per i decreti legge.

L’esito di una “verifica tecnica”, la considerano al ministero dell’Economia, ma la questione è anche politica. La Lega aveva premuto per alzare da subito il limite, con una proposta di legge, firmata Alberto Bagnai, che proponeva di portarlo dagli attuali 2mila addirittura a 10mila.

Tetto al contante a 5mila euro: andrà in manovra

Ora, però, si è deciso di spostare il provvedimento nella prossima legge di Bilancio, che non ha i requisiti d’urgenza essendo un disegno di legge. Insomma: si è evitato di forzare la mano, forse anche per indicazione del Colle o per prevenire critiche da parte dell’opposizione, facendo con lo stesso strumento un intervento che con un decreto contro il caro bollette c’entra poco e nulla.

Stop al tetto al contante: cosa cambia a gennaio?

Se la misura sarà davvero inserita nella prossima legge di Bilancio, dal prossimo 1° gennaio non scatterà il ritorno del limite al contate a mille euro, ma anzi salirà a 5mila. Attualmente, infatti, la soglia è a duemila, ma solo fino al prossimo 31 dicembre. A stabilire questo limite è stato il decreto Milleproroghe del governo Draghi, lo scorso febbraio, grazie a un emendamento di Fratelli d’Italia votato da tutto il centrodestra, contro il parere del precedente esecutivo.

Draghi voleva limitare al minimo la soglia entro cui si possono pagare o fare transazioni in contanti, seguendo le indicazioni della Commissione europea, che lo consiglia in un Paese con alta evasione fiscale come l’Italia. Ora, invece, il governo Meloni va in direzione opposta, alzando il tetto a gennaio.

Il legame tra tetto al contante ed evasione fiscale

Dall’opposizione si è fatto notare in questi giorni che l’innalzamento del tetto al contante produce sicuramente un aumento dell’evasione fiscale. Ma è davvero così?

Ad oggi non c’è un numero significativo di studi che lo dimostri, tuttavia un’analisi del 2021 della Banca d’Italia segnala come “vincoli più stringenti all’uso del contante possono essere uno strumento efficace per contrastare l’evasione fiscale”. Un’altra ricerca, del Centro per gli studi economici dell’Università di Napoli, parla di un aumento delle entrate del fisco se il limite al contante è più basso, anche se “rischia di limitare la privacy e penalizzare le persone più anziane”, che usano meno i pagamenti elettronici.

Ci sono invece molti studi che dimostrano la correlazione tra la circolazione del contante e il riciclaggio criminale di denaro. Tangenti, droga, armi e pizzo non si pagano certo con la carta di credito. Per questo motivo, secondo la Direzione distrettuale antimafia di Milano, alzare il tetto al contante non è un buon segnale nella lotta contro la mafia. Per la Bundesbank, poi, in una società senza pagamenti in contante l’economia sommersa potrebbe ridursi fino al 20% e la corruzione fino al 18%.

Contanti, le regole nel resto d’Europa

Ad oggi l’Italia è uno tra i paesi europei con le regole più ferree sui contanti, ma è pur vero che molti degli Stati membri senza limiti ai contanti hanno di solito un’evasione fiscale minore. Da noi, ad esempio, l’evasione dell’Iva è mediamente molto più alta e si tratta della frode più semplice e immediata per i pagamenti in denaro.

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