Terremoto, perché gli aiuti in Turchia e non in Siria? Intanto Assad bombarda i ribelli

Alessandro Cipolla

08/02/2023

Dopo il terremoto l’Occidente sta inviando aiuti alla Turchia ma non alla Siria: colpa delle sanzioni e del rifiuto di Assad, che intanto continua a bombardare i ribelli a Idlib.

Terremoto, perché gli aiuti in Turchia e non in Siria? Intanto Assad bombarda i ribelli

Il tragico terremoto che ha colpito la Turchia e la Siria - al momento sono oltre 11.000 i morti ma è indefinito il numero dei feriti e dei dispersi - ha riacceso i riflettori anche sulla situazione interna ai confini di Damasco dove, dopo oltre dieci anni, la guerra in sostanza non è mai finita anche se noi ce ne siamo beatamente dimenticati.

In queste concitate ore mentre si scava tra le macerie causate dal terremoto, in Occidente è subito scattata la gara di solidarietà con aiuti materiali, soccorritori, cani e tecnici specializzati, che sono arrivati nella zona del Sud-Est della Turchia e del Nord della Siria colpito da un sisma che è stato definito come mille volte superiore a quello tremendo che ha colpito Amatrice.

Gli aiuti umanitari però stanno riguardando quasi esclusivamente la Turchia, mentre in Siria dove comunque si contano quasi 2.000 morti e alcuni villaggi sono stati rasi al suolo, finora è arrivato poco o nulla.

Ma qual è il motivo di questa disparità di trattamento? Questa volta l’Occidente non avrebbe particolari colpe, anzi tramite le poche Ong operanti nel Nord della Siria sta ugualmente tentando di sostenere la popolazione colpita dal terremoto anche se potrebbe fare di più sospendendo le sanzioni verso Damasco.

Il problema di fondo però porta il nome di Bashar Hafiz al-Assad, che non solo finora si è “dimenticato” di richiedere l’aiuto occidentale, ma nelle scorse ore ha bombardato la zona di Idlib stravolta dal sisma che è l’ultima roccaforte dei ribelli che si oppongono al suo regime.

Terremoto: perché non arrivano aiuti in Siria

La risposta alla domanda iniziale è abbastanza semplice: al momento non sono arrivati aiuti occidentali in Siria perché Damasco, a differenza della Turchia, non li ha richiesti. In più ci sono sempre le sanzioni occidentali che da anni limitano i rapporti con il Paese guidato da Assad.

Riteniamo - ha dichiarato la Comunità di Sant’Egidio che è tra le poche organizzazioni che al momento è nella zona siriana colpita dal terremoto - sia giunto il momento di sospendere le sanzioni per permettere ai soccorsi di giungere copiosi e il più rapidamente possibile, in aiuto alla popolazione stremata dalla guerra e dal sisma”.

Ma anche bypassando le sanzioni, senza un minimo di coordinamento con il governo centrale e le autorità locali, è molto difficile aiutare in modo efficace la popolazione stravolta dal sisma e dalle bombe di Assad.

Damasco infatti nonostante il terremoto non ha rinunciato a bombardare la zona di Idlib, ultima roccaforte dei ribelli, con il governo inglese che ha parlato di “un attacco davvero insensibile e atroce”.

Se da una parte l’Occidente per ovvi motivi non vuole inviare soldi e aiuti direttamente a Damasco, dall’altra Assad non sembrerebbe essere interessato a riceverli: una combo micidiale per la popolazione siriana colpita dal terremoto.

Emblematico a riguardo è stato il post social di Zein al-Assad, figlia diciannovenne del leader siriano, con cui ha commentato una raccolta fondi per Idlib: “Per favore attenti a quelli a cui donate. Questo è un gruppo che sostiene terroristi a Idlib. Le donazioni non andranno ad Aleppo, a Latakia o a Hama”.

Stati Uniti, Unione europea e il resto della Nato, sono pronti così a non abbandonare la Turchia ma finora, tra sanzioni e veti di Assad, poco è stato fatto per la Siria: in attesa che l’Onu batta un colpo, le sofferenze per la martoriata popolazione locale non sembrerebbero avere fine.

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