Terremoto e trivelle nell’Adriatico, ci sono legami? Cosa dicono gli esperti

Giorgia Bonamoneta

9 Novembre 2022 - 19:59

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In seguito al terremoto originato nell’Adriatico è lecito domandarsi se le trivellazioni hanno un qualche effetto sulla sismicità. Ecco cosa dicono gli esperti.

Terremoto e trivelle nell’Adriatico, ci sono legami? Cosa dicono gli esperti

In seguito alla nuova scossa di terremoto che ha fatto tremare l’Italia questa mattina alle 7:07, con magnitudo 5.6, si è tornato a parlare del possibile collegamento tra terremoti e l’azione delle trivelle nell’Adriatico. Accantonata l’ipotesi dello tsunami, per il quale sarebbe servita una scossa più alta di magnitudo, la fake news che vede terremoti e trivelle interconnessi è tornata alla ribalta

I terremoti sono causati dalla trivelle? Un dubbio molto comune e che si ripresenta a ogni nuova scossa proveniente dal mare, è quella che vede la correlazione tra terremoti e trivelle. L’iniezione di acqua e l’estrazione di idrocarburi dai nostri fondali però non sono la causa dei terremoti. Si tratta di una distorsione della realtà. I terremoti non sono causati dalle trivelle e a confermarlo è stato anche Andrea Morelli, geofisico e responsabile Centro di monitoraggio del sottosuolo dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia.

I terremoti infatti sono di origine tettonica, ovvero sono dovuti allo spostamento delle faglie tettoniche. La bufala del collegamento di terremoti e trivelle è emersa negli ultimi anni, ma “la zona è oggetto da anni di estrazione di gas naturale […] si tratta di giacimenti sfruttati da decenni” e prima ancora l’Adriatico era già zona sismica. I due fenomeni non sono collegati, dicono semplicemente gli esperti.

Le trivelle nell’Adriatico sono la causa di terremoti?

La zona dell’Adriatico è una zona soggetta a forti sismicità, così come una buona parte del territorio italiano. La mappa delle zone a rischio sismico segnalano un livello 2, cioè rischio medio-alto per le Marche e in generale l’Adriatico, su cui si affaccia anche la zona di rischio più alto (livello 1). Il sisma avvenuto nella giornata di oggi, 9 novembre 2022, non è collegato al lavoro delle trivelle, perché anche prima dell’inizio dell’estrazioni la zona era considerata ad alto rischio. Il sisma, per usare le parole degli esperti, non è stato causato delle trivellazioni perché tali azioni non comportano alcun scuotimento sismico.

L’estrazione dal sottosuolo di gas e petrolio avviene attraverso lo “svuotamento” dei pori delle rocce, ma raramente questo causa dei cedimenti e di conseguenza dei terremoti. Ci sono stati dei casi di sismi collegati a trivellazioni, ma sono di bassissima intensità e impercettibili rispetto a quello delle prime ore del mattino del 9 novembre. Come ha spiegato Piero Farabollini, presidente dell’Ordine dei geologi delle Marche, i terremoti legati all’attività di estrazione sono contenuti, non superano mai 4,5-5 di magnitudo e hanno una profondità massima stimata tra i 3 km e i 4 km; il terremoto avvenuto nella giornata del 9 novembre 2022 è stato invece di magnitudo 5.7, con epicentro a una profondità di almeno 8 km.

Quali sono le conseguenze delle trivellazioni?

La pratica delle trivellazioni non è senza conseguenze. L’estrazione ha degli effetti, come la subsidenza (la discesa del terreno), ma l’origine dei terremoti non è in alcun modo collegata all’azione delle trivelle.

Il rischio di subsidenza è un fenomeno geologico naturale che comporta l’abbassamento del suolo. Nella zona dell’Adriatico, in particolare nei pressi del Po e di Venezia, tale fenomeno potrebbe avere conseguenze rilevanti per la vita delle zone urbane in futuro. Secondo il professor Teatini però l’estrazione di gas genera subsidenza localizzata, cioè al di sopra del giacimento. Quindi lungo la fascia costiera, tecnicamente, non dovrebbero esserci abbassamenti del terreno. Le dinamiche politiche, le dichiarazioni contro le trivellazioni come causa di terremoti sono quindi propaganda facile. Al contrario le vere problematicità delle trivellazioni non vengono quasi mai esposte correttamente come contro-narrazione.

Il governo intanto vuole dare avvio a nuove trivellazioni nell’Adriatico e affidarsi all’estrazione di gas italiano per superare la dipendenza dal gas estero. Le riserve totali italiane si aggirano intorno ai 90 miliardi di metri cubi. Un piano di estrazione, anche rapido, può ragionare sull’estrazione di 5-7 miliardi di metri cubi di gas all’anno, cioè un cifra piuttosto bassa rispetto al fabbisogno di gas italiano. In ogni caso si va verso la volontà di raddoppiare l’attuale estrazione di gas nel Paese.

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