Tensioni con gli Usa e scioperi in patria: perché Hyundai è una bomba a orologeria

Federico Giuliani

22 Settembre 2025 - 06:40

Hyundai sta affrontando una doppia crisi: scioperi in Corea del Sud per salari e condizioni di lavoro e un maxi-raid anti-immigrazione in Usa che ha colpito un suo impianto chiave.

Tensioni con gli Usa e scioperi in patria: perché Hyundai è una bomba a orologeria

Una tempesta perfetta si è abbattuta sopra Hyundai. La casa automobilistica sudcoreana, fiore all’occhiello dell’industria delle quattro ruote di Seoul, deve fare i conti con turbolenze interne e gravi problemi esterni.

In patria la grande H deve fare i conti con lo sciopero parziale di tre giorni indetto dai lavoratori sindacalizzati dell’azienda per chiedere salari più alti, una riduzione dell’orario dei turni e l’estensione dell’età pensionabile.

Il sindacato del colosso, che conta 42.000 membri, ha dichiarato in una nota che i suoi iscritti riposeranno per due ore al giorno mercoledì e giovedì, più quattro ore venerdì. La decisione del sindacato è arrivata dopo che l’ultimo ciclo di contrattazione collettiva non era riuscito a favorire un accordo.

Le proposte riviste della direzione per aumentare lo stipendio base, i bonus e altri benefit non hanno ancora soddisfatto le richieste dei lavoratori.

In precedenza, il sindacato aveva chiesto a Hyundai di aumentare la paga mensile base di 141.300 won, pari a 101,23 dollari, di destinare il 30% dell’utile netto dell’anno precedente a pagamenti speciali per le prestazioni, di ridurre la settimana lavorativa a 4,5 giorni e di estendere l’età pensionabile dagli attuali 60 anni a 64 anni.

La scorsa settimana il sindacato ha votato per decidere se scioperare o meno e l’86% degli iscritti votanti si è espresso a favore dello sciopero per sostenere le richieste del sindacato.

I problemi di Hyundai negli Stati Uniti

Se in Corea del Sud Hyundai è alle prese con le proteste sindacali, all’estero, o meglio negli Stati Uniti, l’azienda sta fronteggiando le rigide leggi anti immigrazione dell’amministrazione Trump.

Cosa è successo? Semplice: le autorità degli Usa hanno condotto il più grande raid anti-immigrazione mai realizzato in unico sito arrestando quasi 500 stranieri in uno stabilimento di batterie Hyundai Motor in Georgia, creando nuovi rischi per le aziende straniere.

Per la precisione, circa 475 persone sono state arrestate in una fabbrica in costruzione vicino a Savannah, fabbrica destinata a produrre batterie per veicoli elettrici in una joint venture tra Hyundai e la sudcoreana LG Energy Solution. Il sito in questione, cuore della produzione di veicoli elettrici da 7,6 miliardi di dollari, rappresenta il più grande progetto manifatturiero nella storia della Georgia.

Come ha spiegato il Wall Street Journal, proprio qui che due delle politiche chiave di Trump, ovvero la repressione dell’immigrazione illegale e la ricostruzione del settore manifatturiero statunitense, si sono inaspettatamente scontrate.

Pare che gli arrestati avessero attraversato illegalmente il confine, fossero entrati nel Paese tramite un programma di esenzione dal visto che impediva loro di lavorare, o che avessero superato la scadenza del visto, ha spiegato Steven Schrank, agente speciale responsabile delle indagini sulla sicurezza interna, in una conferenza stampa ad Atlanta.

Un momento complicato

Il raid alla Hyundai potrebbe adesso destare preoccupazione tra le aziende sudcoreane che hanno inviato o che volessero inviare personale coreano negli Stati Uniti e che assumono personale locale per i loro stabilimenti. Hur Jung, presidente della Korean Association of Trade and Industry Studies, è stato chiaro: nel caso in cui tali misure repressive dovessero ripetersi, “danneggerebbero la fiducia e danneggerebbero la cooperazione industriale tra Stati Uniti e Corea del Sud in vari settori, con ripercussioni negative anche per le comunità locali”.

Ricordiamo che Hyundai non è l’unico colosso aziendale sudcoreano a irrompere nel mercato degli Stati Uniti. Diverse aziende di Seoul stanno investendo negli Stati Uniti. Alcuni esempi? Samsung Electronics sta espandendo gli impianti di produzione di chip in Texas, mentre SK Hynix sta progettando un impianto avanzato di confezionamento di chip in Indiana. I produttori di batterie sudcoreani, tra cui LG Energy Solution, Samsung SDI e SK On, hanno invece investito miliardi di dollari nella costruzione e gestione di stabilimenti con sede negli Stati Uniti nel Midwest.

In tutto questo la Corea del Sud è un partner chiave nell’iniziativa dell’amministrazione Trump, tanto che ha recentemente promesso di spendere 150 miliardi di dollari per aiutare gli Usa a rilanciare la propria produzione navale, rimasta molto indietro rispetto alla Cina.