In ufficio fa molto caldo oppure i tuoi colleghi esagerano con l’aria condizionata? Ecco qual è la temperatura ideale prevista dalla legge.
Il caldo ha raggiunto picchi record in Italia, tanto da rendere persino piacevole stare in ufficio e godersi il fresco dell’aria condizionata. Come dici? Nel tuo ufficio il condizionatore non c’è e fa troppo caldo, al punto da rendere difficile, se non impossibile, lo svolgimento dell’attività lavorativa? Allora potrebbe esserci qualcosa che non va, visto che il datore di lavoro è tenuto a rispettare le norme sulla sicurezza nei luoghi di lavoro previste dal decreto legislativo n. 81/2008.
Come abbiamo avuto modo di spiegare più volte, infatti, il datore di lavoro non ha un obbligo diretto di installare l’aria condizionata in ufficio, ma deve comunque assicurarsi che nei luoghi di lavoro ci siano condizioni adeguate, anche dal punto di vista della temperatura.
Ma chi stabilisce quanti gradi siano corretti in ufficio? A fornire un riferimento è il decreto del Presidente della Repubblica n. 74 del 16 aprile 2013, che aiuta a capire quando si può parlare di troppo caldo e quando, al contrario, di troppo freddo.
D’altronde, non è raro che anche un utilizzo eccessivo dell’aria condizionata possa generare l’effetto opposto, con alcuni colleghi che potrebbero lamentarsi di una temperatura troppo bassa.
Situazioni che possono creare contrasti e che, nei casi peggiori, spetta al datore di lavoro gestire. A tal proposito, è bene fare chiarezza su qual è oggi la temperatura corretta da impostare sul condizionatore in ufficio, sia per evitare discussioni tra colleghi che per assicurarsi che non vi siano sprechi di energia, considerati anche gli elevati consumi che possono derivarne.
Qual è la temperatura ideale in ogni ufficio
Abbiamo detto che non esiste un obbligo generalizzato di installare l’aria condizionata in ufficio. Questo però non significa che il datore di lavoro possa ignorare il problema della temperatura, specialmente quando il caldo diventa tale da rendere difficoltoso lo svolgimento dell’attività lavorativa.
Un riferimento utile, in tal senso, arriva dal D.P.R. n. 74 del 16 aprile 2013, che non parla propriamente di “temperatura ideale”, ma fissa dei limiti da rispettare nell’utilizzo degli impianti di climatizzazione, sia in inverno sia in estate. Ed è proprio da qui che si può partire per capire qual è la temperatura corretta da mantenere in ufficio.
Nel dettaglio, durante il funzionamento dell’impianto di riscaldamento invernale, negli uffici e più in generale negli edifici non destinati ad attività industriali, artigianali o assimilabili, la temperatura non dovrebbe superare i 20 gradi, con una tolleranza di 2 gradi. Questo significa che, in inverno, il limite massimo è pari a 22 gradi.
Diverso il discorso per l’estate. Quando è in funzione l’impianto di climatizzazione estiva, la temperatura media degli ambienti raffrescati non dovrebbe essere inferiore a 26 gradi, anche in questo caso con una tolleranza di 2 gradi. Tradotto: l’aria condizionata in ufficio non dovrebbe essere impostata a una temperatura inferiore ai 24 gradi.
È quindi sbagliato pensare che, più il condizionatore è basso, migliori siano le condizioni di lavoro. Anzi, un utilizzo eccessivo dell’aria condizionata può generare l’effetto opposto. La temperatura ideale in ufficio, dunque, dovrebbe essere il risultato di un equilibrio: abbastanza bassa da rendere l’ambiente sopportabile anche nelle giornate più calde, ma non così fredda da creare sbalzi termici.
Il condizionatore non è obbligatorio per raggiungere la temperatura ideale
Il condizionatore, quindi, non è obbligatorio per raggiungere la temperatura ideale
A riguardo, la normativa sulla sicurezza nei luoghi di lavoro si limita a stabilire che il datore di lavoro deve garantire condizioni adeguate sotto il profilo del cosiddetto microclima, vale a dire dell’insieme di fattori che rendono l’ambiente lavorativo salubre e compatibile con lo svolgimento dell’attività.
Questo significa che, se in ufficio fa troppo caldo, il datore di lavoro ha comunque l’obbligo di fare il possibile per mettere il dipendente nelle condizioni di lavorare senza rischi per la salute. Altrimenti, nei casi più gravi, questo potrebbe persino rifiutarsi di lavorare, mantenendo il diritto alla retribuzione, quando le condizioni ambientali rappresentano un pericolo per la sua salute.
Nel dettaglio, la normativa ci dice che per tutte le attività che si svolgono in luoghi chiusi bisogna assicurare aria salubre in quantità sufficiente, tenendo conto sia dei metodi di lavoro che degli sforzi fisici richiesti ai dipendenti. Laddove questo obiettivo possa essere raggiunto semplicemente con le aperture naturali, quindi aprendo le finestre o favorendo un corretto ricambio d’aria, non è detto che l’azienda debba necessariamente installare un impianto di climatizzazione.
Diverso è il caso in cui queste soluzioni non siano sufficienti: se il caldo resta eccessivo allora il datore di lavoro deve intervenire con misure più efficaci, compresi impianti di aerazione o climatizzazione. L’obbligo del condizionatore in ufficio, dunque, va valutato caso per caso. Ciò che conta è che nei locali di lavoro ci sia una temperatura adeguata, considerando anche il grado di umidità e il tipo di mansioni svolte.