I listini azionari globali stanno scivolando oggi, mentre il dollaro ha raggiunto i massimi di oltre due anni a seguito di un report sui posti di lavoro e sulla disoccupazione americana, uscito venerdì scorso, che è stato chiaramente positivo e ha fatto salire i rendimenti obbligazionari.
Tutto ciò sta mettendo indubbiamente alla prova le valutazioni elevate delle azioni proprio mentre inizia la stagione degli utili. Questa settimana usciranno le trimestrali delle grandi banche americane e questi dati, oltre alle dichiarazioni dei CEO in conferenza stampa, potrebbero aggiungere ulteriore volatilità ai listini americani se dovessero essere inferiori alle aspettative, oppure se i “forecast” per l’anno in corso dovessero essere pessimisti.
Anche le azioni europee oggi subiscono un’apertura negativa, probabilmente sulla incertezza sulla prossima mossa BCE alla riunione del 30 gennaio, si teme cioè una eccessiva rigidità della Lagarde in tema di allentamento delle politiche monetarie BCE, nonostante sia oramai chiaro che sussiste una prospettiva economica di debole crescita dell’area euro per tutto il 2025.
Il “colpo” alla curva dei Treasury USA e ai listini azionari - dato dai dati sull’occupazione negli Stati Uniti - ha anche aumentato le preoccupazioni in relazione ai prossimi dati sui prezzi al consumo in USA che dovranno uscire mercoledì prossimo: qualsiasi aumento del “core” CPI superiore al previsto 0,2% rischierebbe di chiudere definitivamente la porta ad ulteriori allentamenti monetari da parte della Fed per il resto dell’anno.
Certo non aiuta l’impennata dei prezzi del petrolio, che hanno raggiunto i massimi in quattro mesi, a causa dei segnali di un indebolimento delle spedizioni di petrolio dalla Russia, mentre Washington ha intensificato le sanzioni sul paese in guerra con l’Ucraina dal febbraio 2022.
I mercati dei derivati sul tasso Overnight in dollari hanno già ridotto le aspettative di tagli dei tassi della Federal Reserve a soli 25 punti base per tutto il 2025, con la Fed che ora si prevede limiterà il suo tasso sui Fed funds al solo al 4,0%, rispetto al più basso 3,0% che molti speravano all’inizio del 2024. Non possiamo biasimare Powell: essere generosi sulla politica monetaria può provocare un nuovo risveglio dell’inflazione che sarebbe, allo stato attuale, assolutamente indesiderato.
Infatti, con un rapporto sui posti di lavoro molto forte, molti analisti ritengono che il ciclo di tagli della Fed sia finito, e questo perché l’inflazione è ferma sopra l’obiettivo del 2%, con rischi al rialzo. Nella seconda metà del 2025 si rischia addirittura un dibattito su aumenti dei tassi, che potrebbero essere in gioco se la crescita del core PCE su base annua supera il 3% nei prossimi 3 mesi, e le aspettative di inflazione si ancorano al rialzo: fondamentale sarà il monitorare la misura dell’inflazione preferita dalla Fed, quella del personal consumption expenditure (il c.cosiddetto core PCE).
Il cambiamento di rotta sui tassi ha portato i rendimenti dei titoli del Tesoro decennali in USA ai massimi degli ultimi 14 mesi, al 4,80% e il rendimento del trentennale USA attorno al 5%.
Rendimenti più alti sui titoli di Stato senza rischio alzano il tasso di sconto di sconto per gli utili societari e rendono il debito relativamente più attraente rispetto alle azioni, rispetto alla liquidità, ma anche rispetto agli immobili e alle materie prime.
Inoltre, aumentano i costi di finanziamento per le imprese e i consumatori, e ciò prima che le tariffe proposte dal presidente eletto Donald Trump possano gonfiare i prezzi delle importazioni.
Questo potrebbe mettere alla prova l’ottimismo sugli utili aziendali, poiché la stagione degli utili inizia mercoledì con i principali gruppi bancari, tra cui Citigroup, Goldman Sachs e JPMorgan.
Tuttavia, esiste la possibilità che il “terrore” per il ritorno dell’inflazione sia giunto agli eccessi oramai e che sia il rendimento extra-lungo USA sia giunto ai suoi massimi relativi e che il dollaro, dal canto suo si sia eccessivamente rivalutato.
Il crescente aumento dei rendimenti dei Treasury ha fatto salire il dollaro su tutta la linea, portando l’euro a scendere per l’ottava settimana consecutiva, raggiungendo il cross di 1,02075 $, il livello più basso da novembre 2022. L’indice del dollaro è salito dello 0,2% a 108,90.
Le prospettive di crescita globali tuttavia, rimangono deboli, e mi sembra esasperata questa corsa alla vendita dei titoli extra-lunghi in America e a maggiore ragione mi sembrano esagerate le vendite dei bond governativi extra-lunghi nella zona euro, dove non sussistono le prospettive di inflazione e di crescita per il 2025 simili a quelle dell’economia americana. Le aspettative di un petrolio al rialzo inoltre mi sembrano destinate a durare poco, stante l’eccesso di offerta di petrolio sulla domanda mondiale per tutto il 2025, come ha preconizzato recentemente l’Agenzia Internazionale dell’Energia in un suo recente report.
Quindi, nell’ambito di un processo di diversificazione del portafoglio bilanciato, mi permetto di suggerire alcune idee di investimento “opportunistiche” che sfruttano l’eccessiva volatilità di questi ultimi 30 giorni sui mercati obbligazionari mondiali.
Per scommettere sul riprezzamento dei bond extralunghi americani senza prendersi il rischio di una svalutazione del dollaro sul mercato dei cambi, date un occhiata all’ETF Amundi US Treasury Bond Long Dated UCITS ETF EUR Hedged, ISIN LU1407890976 Ticker U10H.
Questo ETF replica l’indice Bloomberg US Long Treasury (EUR Hedged). L’indice Bloomberg US Long Treasury (EUR Hedged) replica i titoli di stato emessi dal tesoro statunitense. Scadenze dai 10 anni ai 30 anni ma con una interessante caratteristica: possiede la copertura valutaria in Euro, e quindi sterilizza il rischio di cambio insito nell’acquisto di Treasury USA. Interessante anche l’indice di spesa complessiva (TER) dell’ETF che è molto basso ed è pari allo 0,10% annuo.
N.B.: l’ETF replica la performance dell’indice sottostante con replica fisica totale (acquistando tutti i componenti dello stesso). Inoltre è abbastanza generoso: il rendimento da interessi (cedola) dell’ETF viene distribuito agli investitori (Annualmente).Unica pecca è la bassa liquidità del prodotto: l’ETF Amundi US Treasury Bond Long Dated EUR Hedged gestisce un patrimonio pari a soli 146 mln di Euro.
Per questo motivo vi consiglio di investire sullo strumento una piccola porzione del vostro portafoglio obbligazionario, scommettendo sulla discesa dei tassi americani extra-lunghi, senza incorrere nel rischio di svalutazione del dollaro dai massimi relativi sui quali si appoggia in questi giorni.
| DISCLAIMER Le informazioni e le considerazioni contenute nel presente articolo non devono essere utilizzate come unico o principale supporto in base al quale assumere decisioni relative agli investimenti. Il lettore mantiene la piena libertà nelle proprie scelte d’investimento e la piena responsabilità nell’effettuazione delle stesse, poiché egli solo conosce la sua propensione al rischio e il suo orizzonte temporale. Le informazioni contenute nell’articolo sono fornite a mero scopo informativo e la loro divulgazione non costituisce e non è da considerarsi un’offerta o sollecitazione al pubblico risparmio. |