Per chi spera che dopo l’ottavo taglio dei tassi di inizi giugno, la BCE possa annunciare una nona riduzione a luglio, con la presidente Christine Lagarde che ha già chiarito che la banca centrale è ben posizionata a fronteggiare l’attuale contesto macroeconomico, le notizie appena arrivate non sono di buon auspicio.
Un nuovo dato sull’inflazione annunciato oggi e la dichiarazione di un falco che siede nel Consiglio direttivo della Banca centrale europea hanno affossato ulteriormente le speranze delle colombe su un nuovo intervento sui tassi a luglio.
D’altronde, nel commentare l’ennesima e ultima sforbiciata dei tassi dell’area euro che ha portato il tasso sui depositi a scendere al 2%, la numero uno dell’Eurotower, nel recente meeting del 5 giugno scorso, ha detto che, “con il taglio di oggi, crediamo di trovarci in una buona posizione per navigare le condizioni di incertezza che si presenteranno ” nei prossimi mesi.
Tagli tassi BCE, quanti ancora dopo 8 sforbiciate? Cosa ha detto Lagarde
Non solo. Lagarde ha aggiunto che “ ci stiamo avvicinando alla fine del ciclo di allentamento ” della restrizione monetaria.
Vero però anche, ha aggiunto la presidente dell’Eurotower continuando a tenere il piede in due scarpe - a causa dell’incognita costituita dall’impatto che l’entrata in vigore dei dazi di Donald Trump avrà sulla crescita del PIL e dell’inflazione - “ non sto confermando una pausa ”: una risposta che si presta a diverse interpretazioni, ma che sta convincendo sempre di più i mercati sulla possibilità che, dopo la carrellata di riduzioni del costo del denaro a cui l’Eurotower ha dato il via lo scorso 6 giugno 2024, Francoforte metta in pausa l’attuale ciclo dei tagli dei tassi.
Tutto dipenderà ovviamente dai dati macro, come ha detto la stessa Lagarde, che ormai pende letteralmente dalle informazioni che arrivano con la diffusione di diversi market mover.
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Proprio oggi, dal fronte macroeconomico dell’area euro, sono stati resi noti alcuni dati che hanno fatto tornare alla ribalta il fattore che più di tutti sembra interessare, secondo i critici ossessionare, Lagarde: ovvero l’inflazione dell’Eurozona.
Per la precisione, a essere diffuse sono state le letture preliminari degli indici dei prezzi al consumo (CPI) di Spagna e Francia.
Il dato francese non preoccupa più di tanto: pur accelerando il passo segnando una crescita pari a +0,9%, più del +0,7% atteso dal consensus degli analisti, il CPI ha messo in evidenza una dinamica dell’inflazione decisamente debole, in quanto inferiore alla metà del target di crescita su cui punta la BCE, pari al 2%.
L’indice è comunque salito rispetto al +0,7% precedente, recuperando terreno rispetto ai minimi degli ultimi quattro anni, con il rialzo che è stato scatenato soprattutto dalla componente dei servizi (quella che per tanto tempo ha continuato ad assillare Lagarde), e che è scattata del 2,4%, rispetto al 2,1% di maggio.
In evidenza anche l’aumento dei prezzi dei beni alimentari (da +1,3% a +1,4%). Ha inciso inoltre il minore dietrofront dei prezzi energetici, sempre significativo, pari a -6,9%, ma rispetto al -8% di maggio.
Su base mensile, il CPI francese è salito dello 0,3%, in ripresa dalla flessione dello 0,1% del mese precedente e meglio del guadagno dello 0,2% stimato dal consensus degli analisti.
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Ad attirare l’attenzione degli investitori e della stessa BCE è stato il trend del dato sull’inflazione della Spagna che, nel mese di giugno, ha segnato una accelerazione dal precedente ritmo di crescita del 2% di maggio al +2,2%.
La crescita, che è stata anche superiore alle previsioni - che erano per un trend invariato, pari ancora a +2% come a maggio - è stata alimentata in particolare dai prezzi del carburante e delle bevande non alcoliche, stando a quanto riportato dall’Istituto Nazionale del Paese INE.
L’inflazione core, che esclude i prezzi dei beni alimentari e dei prezzi energetici, è rimasta invece invariata al 2,2%.
Entrambi i dati non sono sfuggiti al Wall Street Journal, che ha riassunto il quadro scrivendo che, sia in Francia che in Spagna, l’inflazione è aumentata per la prima volta nel 2025.
Il quotidiano ha precisato tuttavia che i numeri non dovrebbero alimentare preoccupazioni eccessive da parte della BCE. Sarà davvero così?
L’accelerazione dei prezzi si è verificata anche a livello armonizzato con l’UE, con gli indici dei prezzi al consumo di Francia e Spagna aumentati rispettivamente dello 0,8% e del 2,2% su base annua, nel mese di giugno, rispetto al +0,6% e al +2% di maggio.
La variazione al rialzo è dunque un dato di fatto. Forse nulla di preoccupante, ma sufficiente a portare i mercati a fiutare sempre di più una pausa nel ciclo dei tagli dei tassi della BCE in occasione della riunione di luglio.
Non solo inflazione più alta. Il falco olandese Knot: BCE potrebbe dover rimanere ferma sui tassi
Inoltre, agli operatori di mercato non saranno sfuggite le dichiarazioni rilasciate in mattina da Klaas Knot, esponente del Consiglio direttivo della BCE e numero uno della Banca centrale dell’Olanda, noto per aver avuto una posizione sempre hawkish sui tassi di interesse dell’Eurozona e dunque per essere quello che si dice un falco della istituzione.
Knot, che è vicino a lasciare l’incarico, in quanto il suo mandato scade alla fine di giugno, ha aggiunto che “è possibile che la BCE si trovi costretta a lasciare fermi i tassi per un po’, fino a quando non si saprà il modo in cui questi shock davvero dispiegheranno i loro effetti sull’outlook di medio termine”
Il banchiere non ha escluso tuttavia un altro taglio del costo del denaro.
Il punto, tuttavia è che “ i tassi della BCE versano oggi in un territorio neutrale, che fa sì che si trovino in una buona posizione ”: un’opinione, quest’ultima condivisa a quanto pare anche dagli economisti che hanno partecipato a un recente sondaggio lanciato da Reuters tra il 18 e il 24 giugno.
Una percentuale superiore al 53% degli interpellati, 46 su 86, ha detto infatti di prevedere che la BCE taglierà i tassi di interesse, nel corso del 2025, probabilmente una ultima volta a settembre; 21 economisti credono che l’Eurotower abbia scritto la parola fine ai tagli, mentre appena 19 sono dell’idea che Lagarde annuncerà altre due riduzioni nel corso del 2025.
Gli esperti hanno spiegato la view sottolineando che, dopo ben otto tagli dei tassi varati dalla BCE, non ci sono grandi ragioni al momento per l’istituzione guidata da Christine Lagarde ad affrettarsi a consegnare ai mercati un’altra riduzione dei tassi. E anche sul mercato monetario, i futures sui tassi di interesse prezzano al momento, in generale, un solo ultimo taglio, nel corso del quarto trimestre.