Tassi BCE, i cigni neri che rischiano di far saltare in aria i piani di Lagarde

Laura Naka Antonelli

08/01/2025

I cigni neri che possono far deragliare i piani di Lagarde per il 2025 sui tassi di interesse dell’area euro, già piuttosto confusi.

Tassi BCE, i cigni neri che rischiano di far saltare in aria i piani di Lagarde

Mancano ancora un po’ di giorni al primo atto (taglio?) sui tassi del 2025 della BCE, ma dopo la quarta sforbiciata dei tassi annunciata il 12 dicembre 2024, e alla luce degli ultimi dati macro pubblicati all’inizio di questo nuovo anno 2025, la paura che qualcosa possa andare storto è palpabile.

A fronte delle varie previsioni che sono state stilate dagli analisti, gli investitori cercano di giocare soprattutto d’anticipo, mettendo in conto tutti i peggiori scenari che potrebbero concretizzarsi quest’anno, inclusi i cosiddetti cigni neri che potrebbero mandare in tilt la road map sui tassi che la presidente della Banca centrale europea Christine Lagarde, nota per una cautela diventata quasi proverbiale, avrebbe in mente di seguire.

Prima di elencare i possibili cigni neri che potrebbero far saltare in aria i piani della BCE di Lagarde, è necessario rispolverare sicuramente il concetto di cigno nero, ovvero quel concetto creato dall’economista Nassim Taleb, autore del libro “The Black Swan ”.

Cigni neri: eventi inattesi e isolati con effetti duraturi

Per cigni neri si intendono eventi che arrivano a sorpresa, impossibili per la loro stessa natura da prevedere e che, tuttavia, puntualmente alla fine di ogni anno, economisti e analisti si affannano comunque a presentare, sforzandosi di andare oltre l’immaginabile.

Una definizione esauriente di cosa sono i Cigni Neri arriva da Pictet Asset Management:

Il Cigno Nero è un evento inatteso e isolato. Anzi, di più: impossibile da prevedere e persino da immaginare. Il suo arrivo è quindi talmente spiazzante da mettere in discussione i codici interpretativi con cui l’uomo tende a leggere la realtà (ossia la relazione causa-effetto). Il Cigno Nero scardina quindi certezze e pregiudizi, rimodula in qualche modo i punti di riferimento. Viene riconosciuto con fatica e spiegato (a volte giustificato) solo a posteriori”.

La cosa peggiore dei Cigni Neri è che gli effetti, spiegano da Pictet, non sono certo brevi, tutt’altro: “Un Cigno Nero innesca effetti profondi, duraturi e imprevedibili ”.

Primo Cigno Nero per la BCE: fiammata dell’inflazione scatenata dall’AI

Tra i Cigni Neri che potrebbero palesarsi nel 2025 uno scatto improvviso dell’inflazione scatenato dal fattore AI.

Vale la pena di ricordare che i semi del boom dell’inflazione che ha lasciato di stucco i banchieri centrali di tutto il mondo, sebbene germogliati senza alcuna ombra di dubbio appena dopo la guerra in Ucraina esplosa il 24 febbraio del 2022, erano attecchiti già durante il reopening dell’economia globale dalla fase di lockdown che aveva messo in quarantena il mondo intero nei mesi più drammatici della pandemia Covid-19.

Quell’economia che era tornata a riaprire i battenti, attraverso la forte ripresa della domanda e dunque dei consumi, si era scontrata con un’offerta incapace di tenere il passo: si erano palesati di conseguenza continui episodi di interruzioni e strozzature delle catene dell’offerta che avevano fatto infiammare i prezzi di quelle merci più difficili da trovare.

Il 19 gennaio 2022, prima della guerra in Ucraina, Thomas Funk, investment director di GAM, scriveva:

“La situazione è peggiorata a ottobre (2021) con la scarsità, a vari livelli, di beni industriali intermedi. Le ragioni del fenomeno sono diverse, non da ultimo il periodo natalizio che assorbe gran parte della capacità di trasporto delle merci. Le catene logistiche, in particolare nel commercio internazionale, non hanno ancora ripreso a funzionare in modo efficiente. Per esempio, le grandi navi per il trasporto di container sono bloccate in attesa fuori dai porti e le merci urgenti non possono essere scaricate. Con l’esaurimento delle scorte si alimentano anche i blocchi della produzione. È evidente in particolare in due settori: la produzione di automobili e dispositivi elettronici. Le stime per la produzione di automobili nel 2021 sono state riviste continuamente al ribasso. In alcune industrie, la produzione è stata bloccata con scarso preavviso per via della carenza di componenti elettronici. Anche Apple ha dovuto tagliare la produzione dell’ultima generazione di cellulari”.

Erano quelli i mesi in cui il sospetto che la BCE di Christine Lagarde e la Fed di Jerome Powell stessero commettendo un grave errore nel definire “transitoria” l’inflazione - sospetto che sarebbe stato avallato dai fatti - iniziava a farsi più insistente, e in cui il fenomeno più dibattuto e osservato dagli economisti era il ripresentarsi continuo dei cosiddetti colli di bottiglia che continuavano a bloccare le catena di approvvigionamento a livello globale, facendo così salire l’inflazione.

Una fiammata dell’inflazione potrebbe ripresentarsi quest’anno? La risposta è affermativa, stando a un articolo di Risk Ledger, che ha citato il rischio di una escalation degli attacchi alle catene di offerte potenziata dall’intelligenza artificiale: “Immaginate uno scenario in cui operatori malintenzionati attivino uno strumento supportato dall’AI che riesca a scansionare in modo sistematico le reti dei fornitori, identificandone le vulnerabilità e i punti deboli in tempo reale ”, si legge nell’articolo.

L’attacco alla catena di fornitura potrebbe avvenire iniettando nei sistemi di pianificazione delle risorse delle aziende (ERP) codici tali da interrompere le catene logistiche, o tali da alterare analisi previsionali, al fine così di sabotare, per esempio, le stime sul livello delle scorte, provocando così episodi diffusi di scarsità e perdite finanziarie.

La verità è che “ con l’AI che diventa più accessibile , il rischio di attacchi alle catene di offerte lanciati con il sostegno dell’intelligenza artificiale tenderanno a crescere”.

L’articolo di Risk Ledger non è stato certo l’unico a lanciare l’allarme cigno nero degli attacchi AI contro le supply chain.

Di recente, l’alert è scattato anche dalla società specializzata in cybersecurity Check Point Software, che ha suonato l’allarme sul rischio di malware adattivi e campagne di phishing: occhio in particolare ai ransomware, programmi informatici dannosi, definiti anche malevoli che, come spiega il Garante della Privacy, possono “infettare” un dispositivo digitale (PC, tablet, smartphone, smart TV), bloccando l’accesso a tutti o ad alcuni dei suoi contenuti (foto, video, file, ecc.) per poi chiedere un riscatto (in inglese, “ransom”) da pagare per “liberarli”.

Secondo Check Point Software i ransomware, ’grazie’ al supporto dell’AI più sofisticati, potrebbero prendere di mira proprio le catene di approvvigionamento globali.

Cosa c’entra la BCE? C’entra eccome, in quanto una nuova crisi della catena dell’offerta tornerebbe a fomentare l’inflazione, infiammando i prezzi e costringendo la BCE di Christine Lagarde, se non ad alzare nell’immediato i tassi, a interrompere i tagli, a discapito di una economia che sta già alimentando le preoccupazioni sull’avverarsi del fenomeno della stagflazione.

Rob Haworth, dirigente senior della divisione di strategia degli investimenti di U.S. Bank Asset Management ha rassicurato che per ora la domanda più debole di beni da parte dei consumatori rende meno minaccioso il rischio che si ripresentino nuovi problemi alle catene di approviggionamento, a differenza di quanto avvenne nel periodo del reopening dell’economia globale dalla fase del Covid, quando le spese per consumi furono interessate da una impennata a fronte di un’offerta frenata da diverse strozzature.

D’accordo con Haworth anche l’altro esperto di US Bank Tom Hainlin, strategist della divisione di investimenti nazionali della banca, che ha ricordato come “l’inflazione più alta sia stata l’effetto di una riduzione dell’offerta di beni, nello stesso momento in cui la domanda per molti di questi stessi beni era elevata”.

Collasso Treasury USA con ansia debito. BCE costretta a riattivare bazooka monetari pro BTP

Un altro cigno nero che potrebbe costringere la BCE a rivedere la decisione di imporre lo stop definitivo ai bazooka monetari storici - il primo, Quantitative easing o in termini tecnici APP - già archiviato da un po’, il secondo PEPP o anche QE pandemico - sarebbe l’effetto domino che un eventuale collasso del mercato dei titoli di Stato USA (Treasury) provocherebbe sui bond sovrani dell’area euro: dunque, nel caso dell’Italia, dei suoi BTP, già mollati da Lagarde con l’annuncio di quella data che ha certificato la fine di un sostegno storico per la carta italiana.

Di possibile carica storica di sell contro i bond USA si parla da parecchio, a causa del livello del debito degli Stati Uniti che è diventato da un po’ anch’esso decisamente monstre, volando oltre quota $36 trilioni.
Le stime puntano tra l’altro a un valore superiore ai $47 trilioni entro il 2028.

E così, mentre il presidente eletto Donald Trump continua a premere per l’innalzamento del tetto al debito, l’interrogativo è fino a che punto il debito degli Stati Uniti potrà continuare a godere della fiducia delle agenzie di rating, con le due sorelle Fitch e S&P Global che hanno già reso orfani i Treasury del rating a Tripla A.

Il debito USA incide sul debito complessivo globale per l’11% e il grande timore è come l’America riuscirà a rifinanziarlo, visto che gli investitori stranieri hanno preso le distanze dai Treasury già da un po’, con la Cina e ora anche il Giappone che hanno ridotto in modo significativo i loro acquisti.

Se il deterioramento delle casse dello Stato degli Stati Uniti peggiorasse ulteriormente, non si potrebbe escludere un collasso dei bond USA di quelli simili agli anni 1994 e 2000, così come un crac simile a quello che ha caratterizzato la fine degli anni ’70.

L’ipotesi di un tonfo dei bond USA non viene considerata neanche tanto assurda, visto che con un rapporto debito-PIL superiore al 124,3% e a un deficit dell’anno fiscale 2024 pari a $1,8 trilioni la paura che il debito degli Stati Uniti non sia più sostenibile è più che fondata.

Difficilmente un crollo dei Treasury non avrebbe riflessi sui titoli di Stato dell’area euro BTP & Co. a cui la BCE di Christine Lagarde ha appena staccato la spina.

Per ora, al di là dell’evento temuto del cigno nero-Black Swan, le previsioni non sono così fosche per i titoli di Stato USA: Dominic Pappalardo, responsabile della divisione di strategia multi asset di Morningstar, ha dichiarato per esempio di prevedere rendimenti dei Treasury USA a 10 anni a livelli compresi tra il 3,5% e il 5% nel 2025, dunque sotto controllo in linea di massima.

Detto questo, se questo cigno nero si avverasse con effetti devastanti sui BTP, la riattivazione dei bazooka monetari che si riassumono nell’espressione del QE-Quantitative easing non sarebbe certo una cattiva notizia per l’area euro, soprattutto per i titoli di Stato italiani che, se finora hanno tenuto sovraperformando anche gli altri bond sovrani del blocco, è stato secondo alcuni esperti soprattutto grazie ai vari strumenti non convenzionali sfornati dall’Eurotower.

Terzo Cigno nero: crash dell’azionario scatenato (anche in questo caso) dall’AI

Un terzo Cigno nero che potrebbe costringere la BCE di Christine Lagarde a intervenire sui mercati, di concerto con altre banche centrali, è rappresentato dal rischio di un crash del mercato azionario globale alimentato dall’AI.

Il Cigno Nero è stato presentato da Amy Webb, CEO di Future Today Institute e docente presso la New York University Stern School of Business.

Anche in questo caso è stato chiamato dunque in causa il ruolo dell’intelligenza artificiale: “L’AI (da Artificial Intelligence) individua le vulnerabilità”, praticamente - ha aggiunto Webb - di “società con fondamentali finanziari deboli, o aziende con una percezione da parte del pubblico negativa, che possano essere suscettibili a shock di mercato”.

A quel punto, “ basta fare disinformazione, diffondendo indiscrezioni sulla leadership di una società, fabbricando notizie su richiami di prodotti o su pericoli inerenti la sicurezza, creando dimostrazioni false di frodi finanziarie”, per seminare il panico e scatenare un’ondata di smobilizzi.

Webb ha spiegato il fenomeno, ricordando che, “prima di lanciare un attacco, l’AI genera automaticamente milioni di scenari, testando diverse variabili al fine di ottimizzare i tempi e i canali migliori per far circolare la campagna di disinformazione”, praticamente le fake news.

In questo modo, e con l’adozione di una tale strategia, è possibile “provocare un panico artificiale sui mercati, visto che l’AI dà esecuzione alle operazioni di trading di alta frequenza HFT, High Frequency Trading, con una precisione sovrumana, portando gli hedge fund e altri (operatori) a fare la stessa cosa”.

Questo cigno nero presentato da Amy Webb potrebbe concretizzarsi soprattutto nello scenario imminente della seconda amministrazione Trump, che sarà incentrata molto probabilmente sulla deregulation, dunque sull’allentamento delle attività di vigilanza delle autorità di supervisione. In questa situazione sarebbe “impossibile individuare e attribuire l’attacco a qualcuno, il che significa che non potrebbero essere decise facilmente contromisure”.

Lagarde e altri banchieri centrali, così come gli stessi governi, potrebbero a questo punto trovarsi costretti a intervenire con nuove misure volte a evitare gli effetti recessivi che un crollo di mercato potrebbe scatenare, iniettando maggiore liquidità sui mercati al fine di tamponare l’emorragia delle vendite e per blindare il sentiment di investitori e risparmiatori.

Dopo tutto, per quanto si metta in evidenza spesso e volentieri la decorrelazione tra i movimenti dei mercati e le condizioni di salute dell’economia globale, è la stessa storia a insegnare, con la Grande Depressione del 1929 e la crisi finanziaria del 2008, solo per citare qualche esempio illustre, che l’avverarsi di forti traumi sui mercati rende necessario e vitale l’intervento delle banche centrali.