Tassazione Bitcoin e criptovalute 2026, la guida alla dichiarazione

Claudia Cervi

5 Febbraio 2026 - 15:09

Come funzionano le tasse su Bitcoin? Quanto si paga e come? Guida completa per calcolare la plusvalenza nel 2026, con istruzioni per la dichiarazione e scadenze fiscali

Tassazione Bitcoin e criptovalute 2026, la guida alla dichiarazione

Vendere Bitcoin nel 2026 può costare fino al 33% del guadagno. È la quota che il Fisco trattiene con la nuova tassazione Bitcoin entrata in vigore con la Legge di Bilancio 2026.
Dopo due anni di riforme, le regole fiscali sulle criptovalute diventano finalmente operative. E per molti investitori, anche molto più salate.

L’aliquota sulle plusvalenze sale, alcune stablecoin finiscono in un regime diverso, cambiano le regole sulle conversioni e le crypto entrano ufficialmente anche nel radar dell’ISEE.
Il problema? Le norme sono più complesse di prima e sbagliare è facilissimo.

In questa guida aggiornata vediamo come funziona davvero la tassazione Bitcoin nel 2026, quando scatta il 33%, quali operazioni restano neutrali e in quali pochi casi si continua a pagare il 26% (senza rischiare errori).

Tassazione Bitcoin: quando una plusvalenza diventa tassabile (anche se è minima)

Dal 1° gennaio 2026 è definitivamente confermata una delle modifiche più rilevanti introdotte nel 2025: l’eliminazione della soglia di esenzione di 2.000 euro.

Oggi, ai fini della tassazione Bitcoin, tutte le operazioni fiscalmente rilevanti che generano una plusvalenza concorrono al reddito, anche se di importo minimo.

Rientrano tra le operazioni imponibili:

  • la vendita di Bitcoin e altre criptovalute contro euro o valute fiat;
  • l’acquisto di beni e servizi tramite crypto;
  • l’utilizzo di criptovalute per acquistare NFT;
  • la conversione tra cripto-attività con caratteristiche diverse.

La plusvalenza è determinata come differenza tra valore di realizzo e costo di acquisto, valorizzando le operazioni al cambio del giorno, secondo il criterio LIFO (Last In First Out).

Restano inclusi nella base imponibile anche i proventi da staking, lending e altre forme di messa a rendita, qualificati come proventi da detenzione di cripto-attività.

Tassazione Bitcoin 2026: quando scatta davvero il 33% (e perché conta la data di vendita)

Dal 1° gennaio 2026 è diventata pienamente operativa l’aliquota del 33% sulle plusvalenze e sugli altri proventi derivanti dalle cripto-attività.

L’aumento non nasce con la Legge di Bilancio 2026, ma discende da una previsione già contenuta nella Legge di Bilancio 2025, che aveva differito l’entrata in vigore della nuova aliquota.

La norma stabilisce che:

l’aliquota del 33% si applica alle plusvalenze realizzate a partire dal 2026, indipendentemente dalla data di acquisto delle criptovalute.

Conta quindi la data del realizzo, secondo il principio di cassa. Anche plusvalenze maturate in anni precedenti vengono tassate integralmente al 33% se realizzate nel 2026.

Esempio pratico
Un investitore realizza nel 2026 una plusvalenza di 5.000 euro dalla vendita di Bitcoin contro euro:

Imposta = 5.000 × 33% = 1.650 euro

Rivalutazione cripto 2025: l’unico modo rimasto per ridurre il 33%

Gli unici soggetti che possono attenuare l’impatto della nuova tassazione Bitcoin al 33% sono coloro che hanno aderito alla rivalutazione fiscale delle cripto-attività entro novembre 2025.

In questo caso, la plusvalenza tassabile è solo la differenza tra valore di realizzo e valore rivalutato, con il valore rideterminato che resta valido anche nel 2026 e negli anni successivi.

La rivalutazione continua a operare per tutte le cripto-attività della stessa denominazione, indipendentemente dal wallet o dall’exchange utilizzato.

Stablecoin in euro: perché su alcune crypto il Fisco si ferma al 26%

Una delle novità più rilevanti introdotte dalla Legge di Bilancio 2026 riguarda le stablecoin denominate in euro conformi al regolamento MiCA.

In particolare, la norma prevede un regime fiscale differenziato per i token di moneta elettronica (EMT) denominati in euro, come definiti dal regolamento UE 2023/1114.
Per queste specifiche cripto-attività l’aliquota applicabile resta al 26%, e non al 33%.

In ogni caso, non costituiscono realizzo di plusvalenza o minusvalenza la conversione tra euro ed EMT euro e il rimborso del valore nominale in euro.

Il beneficio si applica solo se il token è stabilmente ancorato all’euro, le riserve sono detenute integralmente in attività denominate in euro e il soggetto emittente è autorizzato nell’Unione europea.

Si tratta di una distinzione rilevante, che introduce una prima frammentazione della tassazione Bitcoin e crypto in base alla tipologia dell’asset.

Conversioni e permute: quando non paghi tasse (e quando invece sì)

Restano ferme le regole di neutralità fiscale già in vigore dal 2023. In particolare, sono fiscalmente neutrali le permute tra cripto-attività con eguali caratteristiche e funzioni.

Al contrario, sono sempre fiscalmente rilevanti le conversioni da crypto a fiat, con applicazione del 33% dal 2026. La neutralità è rafforzata e tipizzata per le conversioni tra euro e token di moneta elettronica conformi al MiCA.

Su questi aspetti permangono margini di incertezza applicativa, in attesa di chiarimenti ufficiali dell’Agenzia delle Entrate.

Bitcoin ed ETP: perché investire “indirettamente” costa meno di detenere crypto

La Legge di Bilancio 2026 non modifica il regime fiscale degli strumenti che offrono un’esposizione indiretta alle criptovalute, come ETP, ETN ed ETC su Bitcoin.

Questi strumenti, infatti, restano qualificati come strumenti finanziari, pertanto continuano a essere tassati con l’aliquota del 26%.

Si crea così un’evidente asimmetria fiscale rispetto alla detenzione diretta di criptovalute, che dal 2026 subisce invece l’aliquota del 33%.

Bitcoin e ISEE: perché le crypto ora incidono anche su bonus e agevolazioni

Un’ulteriore novità introdotta dalla Legge di Bilancio 2026 riguarda l’ISEE.

Le criptovalute vengono ora espressamente incluse tra le componenti del patrimonio mobiliare, con rinvio a un decreto attuativo per le modalità tecniche.

La norma fornisce copertura legislativa a un orientamento già emerso in prassi e rafforza gli obblighi dichiarativi per i nuclei familiari che detengono Bitcoin e altre cripto-attività.

Quando e come si pagano le tasse su Bitcoin (senza sbagliare modello o scadenza)

Le tasse su Bitcoin si pagano tramite la dichiarazione dei redditi:

  • Quadro RT per le plusvalenze;
  • Quadro RW per il monitoraggio fiscale.

Il versamento avviene con modello F24, codice tributo 1100, entro la scadenza ordinaria del 30 giugno dell’anno successivo al realizzo.

Monitoraggio fiscale Bitcoin: il Quadro RW resta obbligatorio (anche senza tasse)

Un errore molto comune tra gli investitori crypto è pensare che se non si vendono Bitcoin non ci siano obblighi fiscali.

Non è così.

Il monitoraggio fiscale tramite Quadro RW resta obbligatorio anche nel 2026:

  • per criptovalute detenute su exchange esteri;
  • per wallet non custodial;
  • per cold wallet (hardware o dispositivi personali).

E soprattutto: l’obbligo esiste anche se non hai realizzato alcuna plusvalenza.

Non conta quanto hai guadagnato. Conta quanto possiedi.

Il rafforzamento del legame tra cripto, controlli fiscali e ISEE rende oggi il monitoraggio ancora più importante rispetto agli anni precedenti.

Anche con importi ridotti o giacenze inferiori a 15.000 euro, le criptovalute devono essere indicate nel quadro RW secondo le istruzioni dell’Agenzia delle Entrate.

Imposta di bollo su Bitcoin e criptovalute: resta lo 0,2%

Una volta dichiarate, le criptovalute sono soggette all’imposta di bollo dello 0,2% annuo, calcolata sul valore al 31 dicembre.

In altre parole, anche senza vendere Bitcoin, il possesso di cripto-attività comporta un costo fiscale annuale, proprio come accade per gli altri strumenti finanziari.

È un ulteriore segnale di come, nel 2026, le criptovalute siano ormai integrate a pieno titolo nel sistema fiscale italiano.

Cosa cambia davvero per chi investe in Bitcoin nel 2026

Nel 2026 investire in criptovalute diventa fiscalmente più oneroso e più complesso rispetto al passato.

Chi vende Bitcoin paga il 33%, senza franchigie e senza distinzione tra guadagni recenti o maturati negli anni. Solo chi ha rivalutato nel 2025 può ridurre l’impatto del nuovo prelievo.

Inoltre, nasce una prima frattura fiscale nel mondo crypto:

  • alcune stablecoin restano al 26%;
  • gli strumenti finanziari legati a Bitcoin restano al 26%;
  • la detenzione diretta di criptovalute sale al 33%.

In pratica, paradossalmente, oggi esporsi a Bitcoin tramite strumenti finanziari tradizionali può risultare fiscalmente più conveniente che detenere criptovalute direttamente.

Ed è proprio questa la vera novità della tassazione Bitcoin 2026.

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