Tassa d’iscrizione scuola, a.s. 2018/2019: è obbligatorio pagarla?

Simone Micocci

5 Febbraio 2018 - 14:45

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Per iscrivere i figli a scuola ai genitori viene chiesto un contributo di circa 100€; a cosa serve ed è obbligatorio pagarlo? Facciamo chiarezza.

È obbligatorio pagare la tassa di iscrizione alle scuole?

, ma fate attenzione a non confondere la tassa d’iscrizione con il contributo volontario - pari a circa 100€ - che le scuole chiedono ai genitori al momento dell’iscrizione. Si tratta infatti di due strumenti differenti, come vi spiegheremo in questo articolo utile per tutti i genitori che stanno per iscrivere i figli a scuola per l’a.s. 2018-2019.

Da lunedì 16 gennaio (c’è tempo fino al 6 febbraio) si può fare l’iscrizione per il prossimo anno scolastico per le scuole elementari, medie e superiori. Per il primo anno l’iscrizione va presentata in via telematica tramite il portale Iscrizioni Online del MIUR, ad eccezione della scuola dell’infanzia per la quale è ancora valida la modalità cartacea.

Per aiutare i genitori che iscrivono per la prima volta i figli a scuola il MIUR in questi giorni ha pubblicato una guida con tutte le informazioni necessarie per utilizzare il portale senza commettere errori; peccato che tra le varie informazioni non ce ne sia una che faccia chiarezza sull’obbligo, o presunto tale, di pagare la tassa d’iscrizione.

Cos’è il contributo volontario di 100€?

Solitamente per iscrivere un alunno a scuola i genitori pagano una tassa di circa 100€. Si tratta di un contributo richiesto dalle scuole che viene utilizzato come fondo per la cancelleria.

Bisogna ricordare però che il contributo di 100€ richiesto dalla scuola al momento dell’iscrizione all’a.s. 2018/2019 c’entra poco o nulla con la tasse scolastiche obbligatorie.

Infatti, il Dlgs n°297 del 16 aprile 1994 stabilisce alcune tasse da pagare esigibili solamente al compimento del sedicesimo anno di età da parte dell’alunno, quindi allo scadere del periodo della scuola dell’obbligo. E come vedremo di seguito la somma di queste tasse previste per legge non si avvicina neppure lontanamente al contributo di 100€ richiesto dall’istituto scolastico al momento dell’iscrizione a scuola.

Insomma, non è obbligatorio pagare il contributo di 100€, poiché fino al compimento del sedicesimo anno di età da parte dell’allievo non esiste alcuna tassa per l’iscrizione a scuola.

Facciamo chiarezza analizzando quanto stabilito dalla normativa.

Il contributo di 100€ è obbligatorio?

La legge 296/2006, precisamente al comma 622, ribadisce che in ragione ai principi di “obbligatorietà” e “gratuità”, non è consentito imporre tasse d’iscrizione alle famiglie per quelle attività curriculari legate all’assolvimento dell’obbligo scolastico. Lo stesso discorso vale quindi per il contributo richiesto dalla scuola ai fini dell’iscrizione che mediamente si aggira intorno ai 100€.

Le scuole sono comunque legittimate a chiedere il contributo per le spese di cancelleria, come fotocopie o altro materiale didattico, ma non possono obbligare le famiglie a pagarlo o vincolarlo all’iscrizione all’anno successivo. Gli unici pagamenti a carico delle famiglie sono i rimborsi spese per le spese sostenute per conto delle stesse, come ad esempio per l’assicurazione individuale degli studenti e per le gite scolastiche.

Per concludere vi ricordiamo che questi contributi finalizzati all’arricchimento dell’offerta culturale e formativa degli alunni possono essere richiesti dalle scuole e versati dalle famiglie, ma esclusivamente su “base volontaria”.

Tassa d’iscrizione: quando è obbligatorio pagarla

Dopo il compimento del sedicesimo anno di età, invece, vige l’obbligo di pagamento della tassa d’iscrizione. Quindi, le tasse scolastiche erariali sono obbligatorie solamente nell’ultimo biennio delle superiori, ma siamo comunque lontani dalla cifra mediamente richiesta dalle scuole. Infatti, il Dlgs n°297 del 16 aprile 1994 che stabilisce l’ammontare delle tasse obbligatorie ci dice che si è obbligati a pagare:

  • 6,04€: tassa d’iscrizione valevole per l’intera durata del ciclo;
  • 15,13€: tassa di frequenze, che si paga ogni anno;
  • 12,09€: tassa di esame (va corrisposta al momento della presentazione della domanda per l’esame di Stato);
  • 15,13€: tassa di diploma, pagabile in un’unica soluzione nel momento in cui viene consegnato il titolo di studio.

In totale quindi nell’arco dei due anni conclusivi delle scuole superiori è previsto il pagamento obbligatorio di 63.51€. Anche per le scuole superiori quindi non c’è alcun obbligo di pagamento del contributo stabilito dalla scuola.

Con questo non vi stiamo dicendo di non pagarlo, ma abbiamo voluto fare solamente chiarezza su un tema di cui si discute da anni. Il pagamento del contributo infatti non è legato al reddito della famiglia, ma alla vostra volontà.

Siete voi a decidere se pagarlo oppure se iscrivere vostro figlio a scuola gratuitamente come stabilito dalla legge italiana.

Contributo volontario: perché le scuole lo richiedono secondo il M5S

In questi giorni abbiamo intervistato Silvia Chimienti, insegnante di lettere e materie letterarie nonché deputata per il Movimento 5 Stelle. L’onorevole ha dichiarato che il M5S farà in modo di cancellare il contributo volontario che le scuole chiedono ai genitori al momento dell’iscrizione a scuola, così da garantire il principio di gratuità dell’istruzione pubblica.

Per farlo sarà necessario ridare alle scuole le risorse sottratte dai precedenti Governi; infatti il contributo volontario oggi viene utilizzato per finanziare le attività didattiche e per acquistare tutti quei materiali che la scuola non può comprare autonomamente perché “i fondi di funzionamento per le istituzioni scolastiche in questi decenni sono stati prosciugati.

Deve essere lo Stato a finanziare le attività didattiche stanziando dai 150 ai 200 milioni di euro per il fondo di funzionamento.

Questa è solo una delle tante proposte del Movimento 5 Stelle per la scuola; per par condicio però vi consigliamo di leggere anche i programmi del Centrosinistra e del Centrodestra per il comparto Istruzione, così da avere le idee più chiare su chi votare alle elezioni del 4 marzo 2018.

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