T-Bond o Btp: le tre scommesse per l’investitore obbligazionario nel 2025

Guido Giaume

2 Gennaio 2025 - 06:40

Come valutare le proposte di investimento in obbligazioni, comprendere i rischi di valuta, tassi e debitore, e scegliere strategie consapevoli per massimizzare i rendimenti.

T-Bond o Btp: le tre scommesse per l’investitore obbligazionario nel 2025

E’ di questi giorni la notizia che alcune banche propongono di investire in obbligazioni in dollari, argomentando che i tassi in dollari sono più alti: ad esempio il T-Bond a 10 anni rende il doppio del Bund e un punto in più rispetto al BTP.

Quando si valuta una proposta di investimento, è fondamentale comprendere i rischi che si stanno assumendo e il modo migliore per farlo è interrogarsi sui presupposti impliciti alla base della proposta. Stiamo forse dando per scontate alcune condizioni che potrebbero non essere così certe?

Anche se investire in obbligazioni è spesso percepito come semplice, sicuro e privo di complicazioni, la realtà è ben diversa. Gli investitori obbligazionari si trovano ad affrontare almeno tre scommesse cruciali:

1. Affidabilità del debitore

La prima scommessa riguarda la solidità del debitore, ossia l’emittente del titolo obbligazionario. Un debitore inaffidabile può causare perdite significative, come insegnano i casi Parmalat e Argentina. Anche il titolo più promettente è inutile se il debitore non è in grado di onorare i suoi obblighi.

2. Andamento della valuta

La seconda scommessa è legata alla valuta in cui il debito è denominato. Un rendimento interessante nella valuta locale potrebbe risultare poco attraente una volta convertito nella propria valuta di riferimento. Le oscillazioni valutarie possono trasformare un buon investimento in una perdita.

3. Tassi di interesse

La terza scommessa riguarda i tassi di interesse futuri. L’acquisto di un’obbligazione equivale a fare un’ipotesi sull’andamento dei tassi. Se i tassi aumentano, il prezzo delle obbligazioni esistenti scende (effetto duration) e viceversa.

Per semplificare immaginiamo di azzerare i rischi scegliendo solo titoli di primaria qualità, senza preoccupazioni di default o mancati pagamenti, come i Tbond. A questo punto, restano due variabili da considerare: valuta e tassi di interesse.

I tassi di interesse generalmente salgono quando l’inflazione aumenta.

La valuta tende a rafforzarsi quando i rendimenti obbligazionari di un Paese sono superiori a quelli di un altro. Ad esempio, se il Bund tedesco rende il 2% e i T-Bond americani il 4%, è probabile che il dollaro si rafforzi rispetto all’euro.

Da questa relazione derivano quattro scenari principali:

  • Tassi in aumento, cambio rafforzato

Si perde sul prezzo del titolo (tassi in aumento) ma si guadagna sul cambio. Questo scenario è moderatamente vantaggioso o svantaggioso, la valutazione dipende dalla dimensione dei movimenti.

  • Tassi in aumento, cambio indebolito

Si perde sia sul prezzo del titolo che sul cambio. È lo scenario più sfavorevole e può essere gestito in parte utilizzando la duration più opportuna.

  • Tassi in calo, cambio rafforzato

Si guadagna sia sul prezzo del titolo che sul cambio. Questo è lo scenario migliore per l’investitore che può modulare i guadagni sul corso usando la duration.

  • Tassi in calo, cambio indebolito

Si guadagna sul prezzo del titolo ma si perde sul cambio. È uno scenario moderato, la cui valutazione dipende dalla dimensione dei movimenti.

Se vi stanno proponendo di investire in un T-Bond a 10 anni, chi vi consiglia prevede uno scenario economico ben preciso: tassi in calo e cambio rafforzato (Scenario 3).
In questo caso, l’investitore guadagnerebbe sia dall’apprezzamento del titolo che dalla forza del dollaro.

Prima di accettare quindi chiedete perché nega lo scenario sfavorevole:
«Perché pensi che i tassi non saliranno e il cambio non si indebolirà?»

E se avrete ricevuto una risposta soddisfacente potreste chiedere cosa si prevede in caso di scenario intermedio, ovvero se l’effetto dei tassi sul portafoglio potrà compensare la valuta o viceversa.
Come vedete non è proprio una gestione semplice a dispetto dell’apparente facilità iniziale.