Importanti novità per i frontalieri italiani, l’Europa ha deciso: sarà la Svizzera a dover pagare la loro disoccupazione.
Buone notizie per lo Stato italiano (e non solo): dall’Europa arriva l’obbligo per la Svizzera di pagare la disoccupazione ai frontalieri che perdono il lavoro, compresi quindi gli italiani.
Stiamo parlando di una platea di oltre 390.000 persone, secondo i dati riferiti al biennio 2023-2024, con circa 90.000 italiani che oggi lavorano in Svizzera. È lì, quindi, che versano i contributi; eppure, nel caso in cui dovessero perdere il lavoro, tornano a carico dello Stato italiano, che oggi riconosce loro l’indennità di disoccupazione, ossia la Naspi.
La ragione sta nelle attuali regole europee, secondo cui a farsi carico del lavoratore frontaliero disoccupato è il Paese di residenza. Un vero e proprio paradosso, considerando che questi lavoratori hanno contribuito al finanziamento delle casse previdenziali e assistenziali del Paese in cui lavorano, e non di quello in cui vivono.
Ecco quindi la svolta, legata al raggiungimento dell’accordo provvisorio sulla revisione del regolamento n. 883 del 2004, con cui cambiano le regole destinate a interessare tutti i lavoratori frontalieri. Non è quindi solo la Svizzera a dover guardare con attenzione a questa novità, ma anche tutti gli altri Paesi caratterizzati da un elevato numero di persone che lavorano in uno Stato diverso da quello di residenza. È il caso, ad esempio, di Lussemburgo e Belgio, Paesi in cui gli stipendi più elevati si accompagnano spesso a un costo della vita altrettanto alto, rendendo così conveniente il pendolarismo rispetto al trasferimento.
Una novità che quindi avvantaggia lo Stato italiano, ma anche gli stessi lavoratori frontalieri: in questo modo, infatti, questi ultimi potrebbero accedere a un trattamento generalmente più favorevole rispetto a quello riconosciuto oggi dal nostro Paese.
Perché la Svizzera dovrà pagare la disoccupazione ai lavoratori italiani
Con la riforma europea, quindi, si va a risolvere uno dei problemi più contestati negli ultimi anni per quanto riguarda i lavoratori frontalieri, ossia coloro che risiedono in un Paese e lavorano in un altro. Per gli italiani questa situazione è particolarmente diffusa con la vicina Svizzera, soprattutto per effetto degli stipendi più alti e delle maggiori opportunità di occupazione.
D’altronde, le ragioni di tanta discussione sono chiare: come detto, lo stipendio viene pagato da un’azienda svizzera ed è nello stesso Paese che vengono versati i contributi per l’assicurazione contro la disoccupazione. Paradossalmente, però, se il lavoratore perde l’impiego è il Paese di residenza a doversene fare carico.
Nel dettaglio, il lavoratore italiano che perde il lavoro in Svizzera deve presentare domanda di disoccupazione all’Inps. Allo stesso tempo, però, i contributi versati in Svizzera all’assicurazione contro la disoccupazione non vengono trasferiti all’Inps, ma sono considerati come periodi assicurativi totalizzati, utili quindi per accedere alla disoccupazione italiana.
Per lo Stato italiano, dunque, un frontaliere che perde il lavoro rappresenta esclusivamente un costo.
Ora però l’Europa ha deciso che la disoccupazione dovrà essere pagata dal Paese di ultimo impiego e non più da quello di residenza. Una novità che, per l’Italia, può tradursi in un alleggerimento significativo dei costi legati alla Naspi dei frontalieri, riequilibrando almeno in parte il rapporto tra il Paese che incassa i contributi e quello che oggi sostiene la spesa in caso di perdita del lavoro.
La disoccupazione svizzera “contro” quella italiana
Come anticipato, questa novità va a vantaggio anche del lavoratore. È vero che in Italia la Naspi viene comunque calcolata in percentuale rispetto all’ultimo stipendio percepito, riconoscendo quindi un’indennità generalmente più alta nel caso dei frontalieri proprio per effetto delle retribuzioni più elevate percepite in Svizzera. Allo stesso tempo, però, bisogna fare i conti con il massimale, fissato nel 2026 a 1.584,70 euro lordi.
In Svizzera, invece, l’indennità di disoccupazione può risultare ben più favorevole. Generalmente viene riconosciuta una prestazione pari al 70% del guadagno assicurato, che semplificando corrisponde al salario medio degli ultimi 6 mesi, oppure degli ultimi 12 mesi se questo calcolo risulta più vantaggioso per il lavoratore.
La percentuale sale invece all’80% in presenza di determinate condizioni, ossia quando:
- si hanno figli a carico con meno di 25 anni;
- il guadagno assicurato non supera i 3.797 franchi;
- si ha un’invalidità almeno pari al 40%.
Facciamo un esempio: con uno stipendio di 3.500 franchi, pari a circa 3.800 euro al cambio attuale, in Italia la Naspi non potrebbe comunque superare il massimale di 1.584,70 euro lordi. In Svizzera, invece, applicando l’80%, l’indennità sarebbe pari a 2.800 franchi, ossia poco più di 3.000 euro.
Una differenza notevole, ed è per questo che le novità in arrivo dall’Unione europea sorridono non solo allo Stato italiano, che verrebbe alleggerito da un costo oggi particolarmente discusso, ma anche agli stessi lavoratori frontalieri, che in caso di perdita dell’impiego potrebbero accedere a una tutela economica più vicina agli stipendi effettivamente percepiti.
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