Superbonus, le proposte dei commercialisti per sbloccare la cessione del credito

Rosaria Imparato

18 Gennaio 2023 - 13:29

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Superbonus e bonus edilizi, dai commercialisti arriva la ricetta per sbloccare la cessione del credito: vediamo quali sono le proposte fatte in audizione al Senato il 17 gennaio 2023.

Superbonus, le proposte dei commercialisti per sbloccare la cessione del credito

L’ultimo provvedimento intervenuto sulle regole per la cessione del credito è stato il decreto Aiuti quater. Le cessioni possibili sono diventate cinque, e c’è la possibilità di spalmare i crediti d’imposta derivanti da operazioni di cessione o sconto in fattura non usati in 10 rate annuali di pari importo.

Queste novità però secondo i commercialisti non bastano a sbloccare il meccanismo della cessione, rimasto con migliaia di crediti incagliati nei cassetti fiscali di imprese e cittadini. Il Consiglio nazionale dei commercialisti è stato ascoltato in audizione al Senato il 17 gennaio 2023: vediamo quali sono le proposte della categoria.

Superbonus, sbloccare la cessione del credito con la compensazione

La prima proposta fatta dai commercialisti per sbloccare la cessione è quella di prevedere un “meccanismo transitorio e straordinario” per i crediti relativi alle comunicazioni di cessione o di sconto in fattura relative ad interventi eseguiti fino al 31 dicembre 2022.

Questo meccanismo dovrebbe «consentire agli operatori finanziari (banche, assicurazioni, ecc.) di ampliare la capacità di acquisizione di crediti mediante la compensazione con le imposte che la generalità dei loro clienti versano per il loro tramite, per una quota ritenuta ragionevole e sostenibile», ha detto il tesoriere del Consiglio nazionale, Salvatore Regalbuto, che ha anche specificato come la proposta sia già condivisa dalle principali associazioni delle banche e dei costruttori edili.

Inoltre, i commercialisti chiedono di prevedere che i crediti d’imposta derivanti dagli interventi ammessi al superbonus possano essere riportati a nuovo, ai fini del loro utilizzo in compensazione, sino al sesto periodo di imposta successivo a quello di competenza (quindi per sei anni).

Questa soluzione operativa ha il pregio, secondo il coordinatore dell’area fiscalità della Fondazione nazionale della categoria, Pasquale Saggese di “consentire di non modificare le condizioni di sconto applicate dalle banche ai cedenti in sede di acquisto, ma al tempo stesso di incidere positivamente sulla capacità di acquisto dei crediti da parte delle banche, che possono in tal modo ampliare le stime dei propri plafond di acquisto, rispetto a quelle attualmente formulate con un approccio ultra-prudenziale. Con la riportabilità sino al massimo al sesto anno successivo, viene nella sostanza confermato l’orizzonte temporale di “diluizione” da 4 a 10 anni prevista dall’attuale formulazione normativa”.

Cessione del credito senza numero massimo di operazioni

Un altro modo per evitare lo stallo di cessioni del credito e il conseguente effetto boomerang per l’edilizia (che coinvolge tantissime attività economiche) secondo i commercialisti è quello di eliminare il limite al numero massimo di cessioni che le banche e gli altri operatori qualificati possono effettuare.

Ha detto Regalbuto:

“Il sistema bancario offre ampie garanzie contro il rischio di frodi, avendo fin dall’origine implementato procedure subordinate a rigorose e selettive due diligence che, seppur non previste normativamente, sono divenute ormai prassi consolidata e che vanno ad aggiungersi ai controlli preventivi (visto di conformità e attestazione e asseverazioni tecniche e di congruità dei costi) nonché ai presìdi antiriciclaggio già previsti per legge.”

Di conseguenza, ha proseguito, è indispensabile adottare le misure prospettate per superare l’attuale stallo nella monetizzazione dei crediti.

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