Stralcio cartelle esattoriali, che fine ha fatto?

Patrizia Del Pidio

28 Agosto 2026 - 15:59

Che fine ha fatto lo stralcio delle cartelle? Magazzino AdER a 1.272 miliardi, decreti attuativi mancanti e nodo politico: l’analisi della situazione.

Stralcio cartelle esattoriali, che fine ha fatto?

Sono passati più di due anni dal Decreto Legislativo numero 110 del 2024 (riforma della riscossione), che fine ha fatto la proposta dello stralcio delle cartelle esattoriali presentata dalla Commissione di esperti che ha analizzato il magazzino dei crediti? La proposta è attualmente in uno stallo normativo e, nonostante il report consegnato lo scorso ottobre, che evidenziava l’urgenza di sfoltire il magazzino, le indicazioni operative non sono ancora arrivate.

L’analisi della Commissione per il riordino della riscossione ha messo in luce numeri esorbitanti: 1.272,90 miliardi di euro di debiti nel magazzino dell’Agenzia delle Entrate Riscossione al 31 gennaio 2025, di cui 537,75 miliardi irriscuotibili. Proprio per questo la Commissione aveva avanzato la proposta di stralciare direttamente 408 miliardi di crediti per azzerare posizioni inesigibili ed evitare che la macchina fiscale mpieghi risorse e sforzi nella gestione di pratiche del tutto irrecuperabili.

Anche se la legge delega della riforma fiscale ha una scadenza fissata al 29 agosto 2026, il destino dello stralcio resta abbastanza incerto.

Perché lo stralcio è bloccato

Lo stralcio delle cartelle resta bloccata, ma va sottolineato che fa parte di un intervento normativo più ampio. Per attuare completamente il Dlgs 110/2024 erano necessari 9 decreti attuativi, ma solo 3 sono stati adottati finora e sei punti fondamentali della riforma sono stati lasciati inattuati.

Nello specifico, mancano i decreti attuativi relativi a:

  • discarico automatico delle cartelle;
  • restituzione anticipata dei carichi inesigibili agli enti creditori;
  • accesso telematico agli atti per Comuni, Inps e Stato;
  • verifiche a campione sulle quote discaricate;
  • procedura per le controversie da rigetto del discarico;
  • blocco dei rimborsi fiscali per la compensazione dei crediti.

Il blocco dello stralcio, quindi, non è dovuto a un singolo impedimento burocratico, ma a una situazione di paralisi legislativa dovuta a complicanze tecniche e al nodo della sostenibilità finanziaria.

L’iter per la cancellazione diretta dei 408 miliardi di euro di crediti inesigibili si è bloccato per due motivi principali:

  • la proposta elaborata era di natura prettamente tecnica, ovvero la volontà di individuare i debiti inesigibili e cancellarli d’ufficio per liberare risorse gestionali. L’attuazione, però, richiede una scelta politica che esporrebbe il Governo a un impatto d’immagine favorevole ai debitori, con il rischio di innescare polemiche a scapito dei contribuenti virtuosi;
  • lo stralcio doveva viaggiare di pari passo con il discarico automatico. Mancando i 6 decreti attuativi non sono state definite modalità tecniche per la restituzione dei carichi e per l’eventuale contenzioso con gli enti che rifiutano il discarico. Senza queste regole il discarico non può essere attuato e questo, di fatto, congela anche lo stralcio.

Misure alternative inefficaci

Senza lo stralcio le misure ordinarie e le definizioni agevolate non riescono ad alleggerire il magazzino dai crediti accumulati in passato. La rottamazione quinquies, infatti, agisce su una platea di contribuenti molto ridotta e il discarico automatico, che pure potrebbe contribuire allo snellimento, non può di fatto operare in assenza dei decreti attuativi.

In questo modo l’AdER rimane costretta a gestire un magazzino di 1.272,90 miliardi di euro, dissipando risorse nel tentativo di percorrere azioni esecutive ormai prive di margine di recupero.