Stop reddito di cittadinanza, è allarme: ci saranno 1 milione di poveri in più

Ilena D’Errico

11 Dicembre 2022 - 08:00

L’allarme della Banca d’Italia: con lo stop del reddito di cittadinanza oltre 1 milione di poveri in più. Serve un potenziamento delle politiche per il lavoro.

Stop reddito di cittadinanza, è allarme: ci saranno 1 milione di poveri in più

Banca d’Italia ha lanciato l’allarme: con lo stop del reddito di cittadinanza ci saranno almeno 1 milione di poveri in più. È questa, infatti, la quantità di persone che nel 2020 è riuscita a uscire dalla soglia di povertà proprio grazie al Reddito. Fabrizio Balassone, direttore del Servizio struttura economica, ha perciò preso parola sulla questione davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato.

L’utilità del reddito di cittadinanza per i poveri e i cambiamenti

Nonostante alcune evidenti criticità, la misura del reddito di cittadinanza si è rivelata estremamente utile per conseguire il miglioramento del welfare e i dati, provenienti dall’Inps e rielaborati proprio da Banca d’Italia, parlano chiaro a riguardo. Grazie al reddito di cittadinanza è stato possibile limitare gli effetti negativi della pandemia di Covid19, permettendo alle famiglie più fragili di sopportare il calo di reddito.

Allo stesso tempo, l’utilità del reddito di cittadinanza si è poi estesa ulteriormente, a causa del recente shock inflazionistico che ha colpito il paese. La misura è stata infatti uno strumento indispensabile per reggere il potere d’acquisto dei cittadini in un momento così critico, evitando di conseguenza che la situazione continuasse a peggiorare progressivamente.

La legge di Bilancio per il momento ha previsto alcune modifiche alla misura, cioè:

  • Obblighi di lavoro più incombenti: il sussidio decade automaticamente dopo il rifiuto della prima offerta di lavoro;
  • Le autorità straniere comunicano i dati per verificare eventuali patrimoni posseduti dai percettori in paesi esteri.
  • Sono amplificate le agevolazioni per i datori di lavoro che scelgono di assumere un soggetto percettore del reddito.

Oltretutto, da gennaio 2023 il reddito potrà essere percepito soltanto per 8 mesi e comunque non oltre il 1° gennaio 2024, quando la misura sarà definitivamente abrogata in favore di un diverso sussidio contro la povertà.

Favorire l’inserimento lavorativo per aiutare i più fragili

L’opinione di Banca d’Italia non è comunque negativa riguardo alla riforma del reddito}

, più che altro la considera un’occasione da sfruttare per risolvere i punti più problematici. Sin dalla sua istituzione, il reddito di cittadinanza è nato come una misura di doppia natura:

  • Una misura assistenziale, in grado di provvedere concretamente ai bisogni dei cittadini in condizioni più delicate.
  • Una politica attiva, volta all’accompagnamento e all’inserimento nel mondo del lavoro.

Quest’ultimo punto si è dimostrato evidentemente carente in questi anni, perciò è di fondamentale importanza risolvere questa problematica così da mantenere gli effetti positivi dei sussidi anche per il futuro. Il rischio è che senza agire in questo senso, tralasciando il potenziamento delle politiche di inserimento nel mondo del lavoro, i cittadini si ritrovino a perdere soltanto i vantaggi, senza alcun beneficio effettivo.

Limitare l’accesso al reddito di cittadinanza può dunque essere utile soltanto se la misura viene migliorata e resa più efficace, altrimenti si avrebbero soltanto molti più poveri. L’incidenza della povertà, oltre a essere un fattore estremamente importante per il benessere dei cittadini, avrebbe poi un effetto a catena sull’economia dell’intero paese.

Così, Fabrizio Balassone, ha invitato le commissioni riunite per discutere della legge di Bilancio a considerare tutti gli aspetti che hanno caratterizzato il reddito, dai benefici per i cittadini fragili alle lacune in merito all’inserimento lavorativo. L’obiettivo della manovra dovrebbe quindi essere di risolvere queste questioni, senza minare il sostegno delle persone più fragili.

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