Stipendio a zero con il conguaglio Irpef, chi rischia e come evitarlo

Simone Micocci

15 Giugno 2026 - 15:19

Chi rischia di non prendere lo stipendio a luglio? Il debito Irpef può azzerare la busta paga: ecco come evitarlo.

Stipendio a zero con il conguaglio Irpef, chi rischia e come evitarlo

È tempo di dichiarazione dei redditi e per molti lavoratori questo potrebbe significare fare i conti con una sorpresa poco gradita: un debito Irpef da restituire direttamente in busta paga con tanto di stipendio a zero.

Il problema nasce dal fatto che durante l’anno l’Irpef viene calcolata sulla base di un reddito presunto, il che significa che il datore di lavoro, in qualità di sostituto d’imposta, tiene generalmente conto solamente delle somme che lui stesso eroga e non ha alcuna conoscenza di eventuali altri redditi percepiti dal lavoratore, salvo il caso in cui il dipendente li abbia comunicati per tempo così da consentire un corretto calcolo dell’imposta.

Per questo motivo può accadere che le trattenute applicate mese dopo mese non siano sufficienti rispetto a quanto realmente dovuto una volta che tutti i redditi vengono sommati.

Con la dichiarazione dei redditi si procede quindi a un ricalcolo complessivo della posizione fiscale del contribuente, da cui se emerge che durante l’anno sono state pagate meno tasse del dovuto si genera un debito Irpef che viene recuperato direttamente dal datore di lavoro.

In alcuni casi l’importo può essere particolarmente elevato e arrivare ad assorbire una parte consistente dello stipendio di luglio (o di quelli successivi), fino persino ad azzerarlo. Una situazione che però può essere evitata, o quantomeno attenuata, scegliendo di restituire quanto dovuto a rate direttamente in busta paga.

Quali lavoratori rischiano di più

La categoria maggiormente esposta è quella dei lavoratori che nel corso dell’anno hanno percepito redditi da più datori di lavoro (o comunque redditi di diversa natura).

Il motivo è semplice: come anticipato, ciascun datore applica le aliquote Irpef considerando esclusivamente il reddito da lui corrisposto. Questo può determinare un calcolo incompleto, soprattutto se si tiene conto dei diversi scaglioni Irpef previsti e delle detrazioni spettanti.

Pensiamo al caso di un lavoratore che abbia percepito 10.000 euro da un datore di lavoro e 20.000 euro da un secondo datore: entrambi hanno effettuato le trattenute applicando l’aliquota del primo scaglione, poiché il reddito da loro conosciuto rientrava interamente in quella fascia, con un’imposta quindi calcolata al 23%. Quando però si presenta la dichiarazione dei redditi, il Fisco considera il reddito complessivo, che in questo caso è pari a 30.000 euro. Una parte di queste somme ricade quindi nello scaglione successivo, pari al 35% per i redditi 2025, aliquota poi scesa al 33% dal 2026, e deve essere tassata in misura più elevata.

Di conseguenza, la differenza tra quanto trattenuto durante l’anno e quanto effettivamente dovuto genera un debito d’imposta che deve essere restituito entro novembre dell’anno corrente.

Va detto che, in un caso del genere, la differenza potrebbe anche essere assorbita dalle altre detrazioni previste e quindi non generare necessariamente un debito particolarmente rilevante.

L’effetto, però, può essere molto più evidente per chi ha avuto due rapporti di lavoro con importi più consistenti. Ad esempio, un lavoratore che abbia percepito 22.000 euro da un datore e 28.000 euro da un altro si ritrova con un reddito complessivo di 50.000 euro. In questo caso una quota molto più ampia del reddito finisce negli scaglioni superiori e il conguaglio può diventare particolarmente pesante.

Ricordiamo che non sono soltanto i lavoratori con più contratti a essere esposti a questo rischio, poiché lo stesso problema può riguardare anche chi percepisce redditi aggiuntivi che non vengono considerati dal datore di lavoro. È il caso, ad esempio, di chi possiede un immobile affittato, percepisce compensi occasionali, svolge attività autonome saltuarie oppure riceve altri redditi soggetti a tassazione ordinaria.

Anche in queste situazioni il datore di lavoro continua a trattenere l’Irpef come se l’unico reddito fosse quello da lavoro dipendente. Quando però tutti i redditi vengono considerati nella dichiarazione, il contribuente può ritrovarsi in uno scaglione fiscale più elevato e dover versare la differenza d’imposta non pagata durante l’anno.

Come evitare che lo stipendio venga azzerato

Non bisogna ovviamente pensare che evitando di presentare il modello 730 si possa in qualche modo aggirare l’obbligo di versare l’Irpef dovuta in eccedenza. Anzi, nei casi in cui c’è una doppia Certificazione Unica, o comunque più redditi da dichiarare, la presentazione della dichiarazione diventa necessaria. In caso contrario, infatti, possono scattare le sanzioni, con il risultato che al debito d’imposta si aggiungerebbero ulteriori somme da pagare.

In ogni caso, avere un conguaglio a debito non significa necessariamente ritrovarsi senza stipendio, visto che esiste la possibilità di rateizzare le somme dovute, distribuendo il peso del pagamento su più mensilità.

Proprio per questo motivo è importante non attendere l’ultimo momento per presentare il modello 730. Quanto prima viene inviata la dichiarazione, tanto maggiore sarà il numero di rate disponibili per la restituzione del debito fiscale.

Chi presenta il 730 nelle prime fasi della campagna dichiarativa, quindi lo ha già fatto entro la fine di maggio, può beneficiare di una rateizzazione più lunga, con trattenute distribuite tra luglio e novembre. Al contrario, chi aspetta gli ultimi mesi rischia di avere meno rate a disposizione e quindi trattenute mensili più elevate.

Ad esempio, chi presenta la dichiarazione a giugno avrà con ogni probabilità il conguaglio ad agosto: con lo stipendio di quel mese pagherà quindi due rate, quella di luglio e quella di agosto, per poi proseguire con le rate singole tra settembre e novembre.

Va detto che la rateizzazione comporta l’applicazione di interessi molto contenuti, spesso di pochi euro, ma resta comunque una scelta conveniente perché consente di evitare che l’intero debito venga recuperato in un’unica soluzione.

Per questo motivo, chi sa di aver avuto più rapporti di lavoro o di aver percepito redditi aggiuntivi farebbe bene a verificare per tempo la propria situazione fiscale. Anticipare i controlli e presentare la dichiarazione senza attendere l’ultimo momento può essere il modo migliore per evitare brutte sorprese nella busta paga estiva.

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