Stipendi Forze Armate e di Polizia: aumento nel 2020, ecco gli importi lordi e netti

Rinnovo del contratto Forze Armate e di Polizia: aumento di 80,00€ medi e lordi, c’è l’accordo. Gli aumenti beneficeranno di una tassazione agevolata.

Stipendi Forze Armate e di Polizia: aumento nel 2020, ecco gli importi lordi e netti

Per le Forze Armate e di Polizia, nonché per tutti i dipendenti pubblici, è in arrivo il rinnovo del contratto per il triennio 2019-2021. Sindacati e amministrazione, infatti, sembrano aver raggiunto un accordo per lo stanziamento di ulteriori risorse nella Legge di Bilancio 2020, così da arrivare ad un’intesa per il rinnovo del contratto già il prossimo anno.

Il rinnovo di contratto, che si unisce al nuovo riordino delle carriere, andrà ad aumentare ulteriormente lo stipendio dopo quanto fatto nella precedente stagione contrattuale. Sembra però che con le risorse a disposizione l’incremento retributivo sarà più basso rispetto agli 85,00€ lordi riconosciuti con il precedente accordo; l’amministrazione, infatti, ha dovuto tutelare la stabilità dei conti pubblici e per questo ha disponibilità limitata di risorse per la contrattazione.

Nonostante questa difficoltà, però, l’amministrazione ha cercato di adottare una politica il più espansiva possibile, incrementando di un miliardo di euro la dote a disposizione per il rinnovo di contratto.

C’è però una novità molto importante che andrebbe a vantaggio dei dipendenti del comparto Difesa e Sicurezza e di tutto il pubblico impiego: la previsione di uno sgravio fiscale sull’aumento stipendiale che andrebbe a ridurre il tasso di sostituzione tra importo lordo e netto dell’incremento.

Stipendio Forze Armate e di Polizia: incremento con il rinnovo di contratto

Come anticipato, l’amministrazione ha comunicato di voler aumentare di un miliardo di euro le risorse a disposizione per il rinnovo dei contratti della Pubblica Amministrazione. Queste risorse si andrebbero ad aggiungere agli 1,775 miliardi di euro giù stanziati con la precedente Legge di Bilancio, così da arrivare a 2,7 miliardi di euro (sui quali si attende ancora il parere della Ragioneria di Stato).

Queste risorse andranno distribuite tra i circa 3 milioni di dipendenti delle pubbliche amministrazioni; tradotto in cifre, sta a significare che ci potrebbe essere un incremento medio e lordo di circa 80,00€ mensili. Si tratta quindi di un importo leggermente inferiore rispetto a quanto fatto dal Governo Renzi, quando vennero stanziate le risorse sufficienti per un incremento del 3,48% dello stipendio tabellare, equivalente a 85,00€ medi e lordi.

Già in quell’occasione i dipendenti pubblici non si rivelarono particolarmente soddisfatti per la misura dell’aumento stipendiale, quindi apparentemente non ci sono motivi per cui dovrebbero esserlo oggi qualora l’accordo venga trovato sulla base di un incremento di 80,00€ lordi. Basti pensare, infatti, che con un semplice adeguamento totale dell’andamento del tasso di inflazione nei dieci anni in cui il contratto è stato bloccato (per poi essere rinnovato nel triennio 2016-2018) ci sarebbe stato un incremento di almeno 120,00€ lordi mensili, come fatto notare da alcuni sindacati.

C’è un fattore, però, che potrebbe far sorridere; riguarda la tassazione di questi aumenti stipendiali.

Rinnovo contratto: come verranno tassati gli aumenti

La base di partenza, per la quale attendiamo però il via libera della Ragioneria, dovrebbe essere quindi di 80,00€ medi e lordi. Tuttavia, l’effetto di questo incremento sugli stipendi di Forze Armate e di Polizia, così come su quelli del resto dei pubblici dipendenti, sarà maggiore rispetto a quanto previsto dal precedente rinnovo.

Questo perché il Governo sta valutando la possibilità di introdurre uno sgravio sull’aumento contrattuale. Tradotto: sull’incremento verrà applicato un prelievo “flat” pari ad appena il 10%. Su un incremento di 80,00€ lordi, quindi, ci sarebbe un netto in busta paga di 72,00€.

Ecco quindi che l’importo netto dell’aumento stipendiale sarebbe più alto rispetto al netto riconosciuto per il triennio 2016-2018; almeno per questo aspetto, i dipendenti pubblici possono sorridere.

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