Stesso stipendio per uomini e donne: la Regione Lazio contro il gender pay gap

Antonio Cosenza

23 Marzo 2021 - 14:07

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La Regione Lazio sta per approvare una legge contro il gender pay gap, individuando una serie di misure utili per rendere gli stipendi delle donne uguali a quelli degli uomini.

Stesso stipendio per uomini e donne: la Regione Lazio contro il gender pay gap

Uomini e donne devono avere gli stessi diritti in ambito lavorativo, a partire dallo stipendio.

E per garantire una parità di retribuzione tra uomini e donne, la Regione Lazio - la prima in Italia - ha approvato all’unanimità una proposta di legge che prevede una serie di disposizioni finalizzate a garantire il “rispetto del principio di parità retributiva tra i sessi e il contrasto ai differenziali retributivi di genere”.

La proposta di legge, la 182/2021, è stata approvata per il momento dalla Commissione Lavoro del Consiglio Regionale e per il via libero definitivo manca solamente il vaglio dell’Aula. Non ci dovrebbero essere impedimenti, quindi, alla legge che ha come obiettivo finale quello di garantire un pari stipendio a uomini e donne che lavorano nel Lazio.

A presentare il disegno di legge in Regione è stata la presidente della Commissione Lavoro, Eleonora Mattia, la quale si è detta soddisfatta in quanto è la prima volta in Italia che un’amministrazione regionale “mette nero su bianco che c’è un problema con il lavoro delle donne” e soprattutto va a mettere in campo delle soluzioni concrete per risolverlo.

Perché serve una legge che garantisca pari stipendio a uomini e donne

Il gender pay gap è un problema di lunga data in Italia. Basti pensare che un avvocato donna guadagna meno della metà dei colleghi uomini (24 mila euro l’anno contro 64 mila), com’è pure per i commercialisti (34 mila euro di reddito per le donne rispetto ai 74 mila euro degli uomini).

Differenze di stipendio ci sono anche in altri settori professionali: gli ingegneri donna guadagnano in media 14 mila euro l’anno, 28 mila gli uomini. In ambito sanitario, invece, 35 mila euro di stipendio per le donne e 52 mila per i medici di sesso opposto.

E non è solo lo stipendio a preoccupare: nel Lazio, ad esempio, il 76% dei contratti part-time riguarda le lavoratrici donne, le quali - tenendo conto di tutto il settore privato - in media guadagnano il 20% in meno rispetto ai colleghi uomini (mentre tra i liberi professionisti questo dato sale al 56%).

Nel Lazio una donna su due non lavora e nell’ultimo anno l’occupazione è scesa del 3,1%. Sicuramente è colpa del Covid, il quale però non ha avuto lo stesso impatto sugli uomini (dove la riduzione è stata dell’1,1%).

Insomma, come spiegato dalla prima firmataria della proposta di legge 182/2021 della Regione Lazio, Eleonora Mattia, “in tutto il nostro Paese le donne vivono una situazione di grave difficoltà”. Nonostante siano statisticamente più “brillanti negli studi, queste risultano ancora oggi più precarie e meno pagate.

Per questo motivo la Regione Lazio ha intenzione di prevedere una serie di misure, finalizzate al raggiungimento di un ambizioso traguardo: garantire pari opportunità a uomini e donne in ambito lavorativo.

Stesso stipendio per uomini e donne: il piano della Regione Lazio

Il Lazio, quindi, ha intenzione di mettere in campo soluzioni concrete e diversificate per risolvere il problema del gender pay gap. Il testo della proposta di legge 182/2021 è una sorta di provvedimento quadro sul lavoro femminile in quanto va a prevedere una serie di strumenti che dovrebbero portare nel breve periodo a dare attuazione della parità retributiva tra diversi sessi.

Nel dettaglio, la proposta di legge denominata “Disposizioni per la promozione della parità retributiva tra i sessi, il sostegno dell’occupazione e dell’imprenditoria femminile di qualità, nonché per la valorizzazione delle competenze delle donne”, il cui testo è composto da 22 articolo, stanzia 7,66 milioni di euro per il triennio 2021-2023 al fine di attuare una serie di progetti, quali:

  • erogazione di contributi per le micro, piccole e medie imprese per la formazione di neoassunte con contratto a tempo indeterminato;
  • favorire il reinserimento sociale e lavorativo delle donne vittime di violenza o con disabilità tramite l’erogazione di contributi in favore degli enti locali che daranno attuazione a progetti di iniziativa degli enti del Terzo settore;
  • erogazione di buoni d’acquisto per i servizi di baby sitting per le mamme che lavorano per gli undici mesi successivi al periodo di congedo obbligatorio di maternità, ma solo per quelle con ISEE non superiore a 20 mila euro. Gli stessi buoni, in via sperimentale, saranno erogati anche ai padri lavoratori che usufruiscono del congedo parentale in alternativa alla madre;
  • istituzione del Registro regionale delle imprese virtuose in materia di parità retributiva, alle quali saranno attribuiti benefici economici nonché titolo preferenziale negli appalti pubblici per l’affidamento e per l’esecuzione di lavori, servizi e forniture di competenza della Regione;
  • viene istituita, il 7 giugno di ogni anno, una giornata regionale contro le discriminazioni di genere sul lavoro. In questa occasione saranno premiate le imprese iscritte al Registro regionale che si saranno distinte nella riduzione del divario salariale o che comunque abbiano messo in pratica azioni innovative in materia di parità.

Queste le misure con le quali la Regione Lazio intende affrontare il problema del gender pay gap; potrebbe non essere sufficiente, ma si tratta comunque di un importante primo passo che porta, in primis, al riconoscimento del problema a livello istituzionale.

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