Stato di emergenza, cosa cambierebbe con e senza la proroga

Stefano Rizzuti

13 Dicembre 2021 - 16:47

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Il governo Draghi deve decidere entro il 31 dicembre se prorogare o meno lo stato d’emergenza per il Covid: cosa succederebbe in caso di proroga e cosa in caso di mancata proroga?

Stato di emergenza, cosa cambierebbe con e senza la proroga

Una decisione non è ancora stata presa. Ma lo stato d’emergenza per il coronavirus potrebbe essere prorogato nei prossimi giorni. Oppure il governo guidato da Mario Draghi potrebbe scegliere di non prolungare l’emergenza sanitaria.

La scadenza dello stato d’emergenza è fissata al 31 dicembre 2021. Entro quella data l’esecutivo dovrà prendere una decisione. Al momento sembra più probabile la proroga, magari per un tempo limitato: c’è chi dice solamente fino a fine gennaio, chi ipotizza per 2-3 mesi e chi crede che si debba invece arrivare almeno alla primavera.

La proroga è però tutt’altro che scontata: da più parti, anche all’interno del governo e della maggioranza, viene chiesto di non prorogare lo stato di emergenza, anche come atto simbolico che farebbe percepire un primo ritorno alla normalità. Ma cosa succederebbe in caso di proroga e cosa in caso di mancata proroga dello stato d’emergenza?

Come funziona lo stato di emergenza

Attualmente la scadenza dello stato d’emergenza è fissata al 31 dicembre 2021. La sua introduzione risale al gennaio del 2020 ed è stato rinnovato più volte fino al limite temporale massimo di rinnovo che corrisponde a 12 mesi dalla prima scadenza.

La prima volta lo stato d’emergenza è stato dichiarato per sei mesi, fino al luglio del 2020. Poi era quindi possibile rinnovarlo - senza un limite di volte ma solo temporale - per altri 12 mesi. Arrivando così a luglio del 2021. A quel punto il rinnovo non era proibito, ma semplicemente non era più automatico come avveniva prima: serviva un nuovo decreto in Cdm e un passaggio parlamentare.

L’operazione è diventata più complessa già a luglio 2021. Quando il governo, infatti, invece di prorogare automaticamente lo stato d’emergenza ha inserito il rinnovo all’interno del decreto green pass, poi approvato - come necessario in questi casi - in Parlamento. Ora una nuova proroga (e non solo fino a gennaio 2021, ma anche più lunga) sarebbe possibile ma solamente con un provvedimento di legge.

Cosa succederebbe con la proroga dello stato d’emergenza

Se il governo prorogasse lo stato d’emergenza rimarrebbe tutto uguale. L’esecutivo potrebbe avere ancora a disposizione tutti gli strumenti straordinari e le risorse ad hoc per affrontare la crisi sanitaria. Per esempio Draghi potrebbe continuare a introdurre restrizioni o altre misure attraverso i dpcm. Strumento che, a onor del vero, il suo governo ha utilizzato solo all’inizio e poi non ha più deciso di impiegare.

Anche le Regioni continuerebbero ad avere più facilità nel firmare le ordinanze. Resterebbe, inoltre, la cabina di regia tra governo e Regioni così come il ministro della Salute potrebbe continuare a stabilire con proprie ordinanze il passaggio da un colore all’altro delle Regioni.

La proroga porterebbe a rinnovare anche la struttura commissariale guidata da Francesco Paolo Figliuolo e il ruolo del Comitato tecnico scientifico. Non cambierebbe nulla neanche per l’applicazione delle regole dello smart working agevolato per le aziende private.

Cosa cambierebbe senza proroga dello stato d’emergenza

In caso di mancata proroga dello stato d’emergenza cambierebbe tutto, ma di fatto non cambierebbe nulla. A cambiare, infatti, sarebbe soprattutto la forma più che la sostanza. Di certo il governo non potrebbe più utilizzare i dpcm e le ordinanze per il passaggio in zona gialla, arancione o rossa delle Regioni: sarebbe sempre necessario un decreto o un provvedimento con forza di legge.

Problema relativo per quanto riguarda le restrizioni che di recente sono sempre state introdotte con decreto legge. Diverso il discorso per le ordinanze che prevedono il cambio dei colori: in quel caso la procedura sarebbe più complesso e servirebbe un apposito decreto legge ogni volta.

Il rischio di dover sempre approvare nuovi decreti riguarderebbe anche i tempi: il Parlamento rischierebbe di essere ingolfato da tantissimi decreti da approvare entro 60 giorni ritardando magari altre attività di Camera e Senato.

Un nuovo provvedimento servirebbe anche per regolare lo smart working nelle aziende private. Complesso invece il discorso della struttura commissariale: in caso di mancata proroga potrebbe passare sotto la Protezione civile o fare capo al ministero della Difesa, per esempio attraverso il Comando operativo interforze.

A capo della nuova struttura, soprattutto per quanto riguarda le vaccinazioni, ci sarebbe sempre il generale Francesco Paolo Figliuolo. Anche in questo caso il cambio sarebbe di nome e di forma, più che di sostanza e competenze.

La mancata proroga non dovrebbe influire in alcun modo sull’eventuale decisione di rendere obbligatori i vaccini anti-Covid, possibilità garantita dalla legge e dalla Costituzione. Importante differenza, invece, per il lockdown generalizzato: essendo stato basato sullo stato d’emergenza una sua eventuale introduzione (al momento esclusa da tutti e molto improbabile) sarebbe molto complessa.

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