S&P 500 in bilico tra tassi incerti e inflazione. I settori che tengono (e quelli da evitare)

Claudia Cervi

24 Giugno 2026 - 17:55

Wall Street trema tra tassi Fed e dubbi sull’AI. Quali settori resistono alla correzione e quali rischiano di più: l’analisi completa.

S&P 500 in bilico tra tassi incerti e inflazione. I settori che tengono (e quelli da evitare)

Appena Wall Street chiude in rosso, riaffiorano dubbi che sembravano sepolti. Kevin Warsh, al primo discorso da presidente Fed, ha messo “la stabilità dei prezzi” sopra ogni altra priorità: se l’inflazione resta alta, i tassi salgono. E con loro il rischio di prese di profitto sui titoli che hanno corso di più. Quanto sarà profonda la correzione, nessuno lo sa ancora.

Gli analisti, infatti, sono spaccati. Ipek Ozkardeskaya di Swissquote va dritta al problema: il capex rende le big tech fortemente vulnerabili al rialzo dei tassi. “Le valutazioni si basano sui ricavi futuri attualizzati al valore odierno: matematicamente, tassi più alti penalizzano quelle valutazioni”. Dan Ives di Wedbush vede invece opportunità: la domanda AI in Asia accelera, dice, le big tech restano motori di crescita.

Chi ha ragione? Il mercato non lo sa. Ecco i settori che tengono e quelli da evitare.

I settori che tengono

Le chiusure di ieri (23 giugno) mostrano una spaccatura del mercato. Il Nasdaq 100 ha perso il 3,29%, l’S&P 500 l’1,44%, il Dow Jones invece ha chiuso in positivo, +0,14%.

Non tutto scende insieme e questa asimmetria mostra dove stanno andando i flussi.

Utility. Hanno una domanda stabile, dividendi solidi, valutazioni che non hanno mai raggiunto eccessi. L’ETF XLU guadagna il 5% da inizio anno, +12% a 12 mesi, +36% in tre anni. C’è però un avvertimento da non ignorare: Schwab segnala che le utility hanno iniziato a sottoperformare dopo un rally che ha spinto valutazioni e aspettative di utili più in alto. Il settore resiste meglio, ma non è più «a buon mercato» come un anno fa.

Healthcare. La spesa sanitaria non segue i cicli di Wall Street. Le persone si curano sia che la Fed abbia tassi al 3% come al 5%. È uno dei settori meno considerati, ma ha un trend saldamente orientato al rialzo. L’ETF XLV ha guadagnato oltre il 15% negli ultimi 12 mesi.

Consumer staples. Nessuno aspetta il taglio dei tassi per comprare il dentifricio o il detersivo. Sono aziende con margini compressi, ma con flussi di cassa stabili, che piacciono agli investitori quando scatta la fuga dal rischio. Schwab lo considera un settore interessante in questa fase. XLP +7,7% da inizio anno, +4% a 12 mesi, +12,5% in tre anni.

Energia. A Piazza Affari, Eni, Saipem, Tenaris conoscono bene la logica dell’inflazione persistente. Se i tassi restano alti perché l’inflazione non cede, l’energia tende a beneficiarne due volte: margini sostenuti dai prezzi, debito gestito con disciplina dopo anni di deleveraging.

I settori da evitare

Qui la logica si inverte. I prezzi hanno già scontato anni di crescita che non è ancora arrivata.

Chip di memoria. Micron e SanDisk hanno perso oltre il 13% ciascuno nella sessione del 23 giugno. Non significa che è scoppiata la bolla AI. Ma la trimestrale di Micron, in arrivo, mette alla prova un divario già scritto nel prezzo: il P/E sui risultati passati è a quasi 50 volte gli utili, quello prospettico scende a 8-10 volte. Il mercato sta scommettendo che gli utili crescano abbastanza da far scendere quel multiplo da solo. Se la crescita non arriva come previsto, è il prezzo a doversi muovere (verso il basso). Intel, AMD, Qualcomm hanno lo stesso problema. La domanda di chip resta alta ma le valutazioni riflettono un’ulteriore accelerazione della domanda AI, che per ora è solo una stima.

Big tech AI. NVIDIA -4%, Alphabet -1% il 23 giugno. SpaceX ha perso il 22% in una settimana, anche se resta +15% sopra il prezzo IPO. Ozkardeskaya lo spiega con la matematica del discount rate: i ricavi futuri attualizzati a un tasso più alto valgono meno oggi. Non serve che il business peggiori, basta che il tasso di sconto salga perché il prezzo attuale scenda. C’è un secondo livello di rischio: le Big Tech hanno emesso debito per centinaia di miliardi per finanziare l’infrastruttura AI, il che le rende vulnerabili due volte, sui costi di finanziamento e sulle valutazioni stesse.

Growth tech ad alto leverage. Cloud, SaaS, qualsiasi modello che cresce bruciando cassa per scalare. Funzionano benissimo con tassi bassi e capitale facile da reperire. Con tassi incerti e in traiettoria rialzista, il costo del finanziamento sale proprio mentre il mercato chiede di vedere finalmente la redditività, non solo la crescita.

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