Il colosso bancario americano JPMorgan ha deciso di alzare ulteriormente le sue previsioni per l’indice S&P 500, portando il target di fine 2026 a 8.000 punti dai precedenti 7.800, in una mossa annunciata lunedì 10 agosto 2026 dal team di strategisti guidato da Dubravko Lakos-Bujas, global head of markets strategy.
Il nuovo obiettivo implica un potenziale rialzo di circa il 3,1 percento rispetto alla chiusura record di venerdì 7 agosto, quando l’indice si è attestato a 7.757,64 punti dopo un guadagno dello 0,62 percento favorito da dati occupazionali più deboli del previsto, con una perdita di 23.000 posti di lavoro a luglio contro le attese di un incremento di 80.000.
Questa revisione rappresenta il secondo aumento consecutivo in due mesi: a giugno il target era già stato portato a 7.800 dai 7.600 precedenti, dopo un punto di partenza intorno ai 7.500 punti tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026, segnalando una crescente fiducia nel percorso rialzista del mercato azionario statunitense.
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Le ragioni della valutazione di JPMorgan
Alla base di questa decisione vi è un quadro di utili aziendali particolarmente solido emerso dalla stagione dei risultati del secondo trimestre. Con l’87 percento delle società dell’S&P 500 che hanno già pubblicato i bilanci, circa il 78 percento ha superato le stime sugli utili e il 73 percento quelle sui ricavi, con il 61 percento che ha registrato un doppio superamento (sia utili sia ricavi) e solo il 10 percento che ha deluso su entrambi i fronti.
Secondo i dati di LSEG, su 436 aziende che avevano riportato risultati fino a venerdì mattina, l’85,1 percento ha battuto le aspettative degli analisti, una percentuale nettamente superiore alla media di lungo periodo del 68 percento registrata dal 1994. Gli utili corporativi sono saltati del 32 percento in uno dei trimestri più forti mai osservati, e le revisioni degli utili per azione sono aumentate dall’inizio della stagione, consolidando un quadro ampio e diffuso su più settori.
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La spinta dell’intelligenza artificiale
Il fattore decisivo, tuttavia, rimane la crescente evidenza che gli investimenti massicci in intelligenza artificiale da parte dei grandi hyperscaler stiano finalmente traducendosi in una monetizzazione concreta e in una crescita dei ricavi più rapida del previsto. Dubravko Lakos-Bujas e il suo team hanno sottolineato come, entrando in questa stagione, il tema centrale fosse legato alle indicazioni di spesa in conto capitale (capex) degli hyperscaler, con un’attenzione particolare alle prove di ritorno sul capitale investito (ROIC).
I segnali positivi sono emersi con chiarezza soprattutto da Google (controllata da Alphabet), Amazon e Microsoft, dove si è osservata una crescita robusta del cloud, un’espansione dei backlog di ordini e una maggiore visibilità sui flussi di cassa operativi, elementi che hanno superato le elevate aspettative degli investitori. In particolare, i ricavi di Google Cloud sono aumentati dell’82 percento su base annua raggiungendo i 24,8 miliardi di dollari nel secondo trimestre 2026, mentre quelli di Amazon Web Services (AWS) sono cresciuti del 37 percento a 42,2 miliardi.
Gli analisti di JPMorgan hanno osservato che, sebbene il free cash flow sia destinato a rimanere negativo nel 2027 per la maggior parte degli hyperscaler, la domanda e la copertura degli ordini stanno migliorando rispetto agli investimenti in capex, come evidenziato dall’aumento del rapporto backlog-to-capex e del book-to-bill. Questo indica che la monetizzazione potrebbe accelerare più rapidamente della spesa, sostenendo una crescita futura dei ricavi più forte e alleviando ulteriormente le preoccupazioni sul ROIC.
Utili per azione in crescita
Di conseguenza, la banca ha rivisto al rialzo le stime di utili per azione dell’S&P 500 a 365 dollari per il 2026 (dai precedenti 350) e a 420 dollari per il 2027 (dai 390), corrispondenti a una crescita anno su anno del 35 percento e del 15 percento rispettivamente. Il multiplo forward è stato mantenuto intorno alle 20 volte, tenendo conto di tassi di interesse ancora elevati, rischi geopolitici e di un’ampia offerta di nuove emissioni azionarie e obbligazionarie.
Questa mossa di JPMorgan si inserisce in un contesto più ampio di ottimismo di Wall Street: almeno sette intermediari prevedono ora che l’S&P 500 raggiunga i 8.000 punti entro la fine del 2026, e il target della banca si colloca leggermente al di sopra della media di 7.845 punti elaborata da un sondaggio Bloomberg su 20 strategisti.
L’indice ha già guadagnato circa il 13,3 percento da inizio anno, sostenuto dall’ottimismo legato all’intelligenza artificiale, nonostante le incertezze geopolitiche legate alla riapertura dello Stretto di Hormuz e ai colloqui tra Iran, Oman e Stati Uniti che continuano a pesare sui mercati petroliferi e sullo shipping. Il possibile allentamento monetario da parte della Federal Reserve, dopo i dati deboli sull’occupazione di luglio che hanno ridotto le probabilità di un rialzo dei tassi a settembre, potrebbe inoltre fungere da ulteriore acceleratore, rendendo le azioni più attraenti rispetto alle obbligazioni e riducendo i costi di finanziamento per le imprese.