SOS yen, il Giappone aumenta le tasse sul visto fino a +400%. Quanto si pagherà in più

Laura Naka Antonelli

30 Giugno 2026 - 10:03

Drastica la decisione del governo di Tokyo, che ha deciso di quintuplicare le tasse sui visti per l’ingresso in Giappone. I nuovi costi.

SOS yen, il Giappone aumenta le tasse sul visto fino a +400%. Quanto si pagherà in più

SOS yen: messaggio ai turisti che vogliono andare in vacanza in Giappone.

Tokyo ha deciso che, a partire dal prossimo 1° luglio 2026, le tasse sul visto aumenteranno fino a +400%, dunque di cinque volte i livelli attuali.

In termini pratici, questo significa che in singolo turista che vorrà mettere piede in Giappone vedrà la tassa da pagare per ottenere un visto balzare da 3.000 yen (l’equivalente di 16,22 euro), fino a 15.000 yen (81,12 euro)

Per i visti richiesti dalle famiglie, e in generale per quelli per gli ingressi multipli, le tasse schizzeranno dagli attuali 6.000 yen (32,44 euro) a 30.000 yen, ovvero a 162,24 euro.

Tassa sul visto per il Giappone, cosa succede agli italiani e agli altri turisti

Per gli italiani, la buona notizia è che per viaggi fino a 90 giorni per andare in Giappone il visto non è necessario.

Così come conferma il sito Viaggiare Sicuri, “i cittadini italiani sono esenti dal visto, se si recano in Giappone per turismo e soggiornano nel Paese per un periodo massimo di 90 giorni ogni 180 giorni ”.

In generale, sono 70 i Paesi, oltre all’Italia, tra cui Stati Uniti, Canada, Regno Unito, Paesi UE e Australia, che hanno stretto con Tokyo accordi di esenzione totale che consentono ai turisti interessati ad andare in Giappone di non fare richiesta di un visto fino a 90 giorni.

La misura decisa da Tokyo colpisce invece i turisti provenienti da altri Paesi, in tutto circa 100, come Cina, India, Vietnam, Filippine, Indonesia, Russia.

Si tratta del primo aumento delle tasse sui visti deciso dal Giappone dal 1978, ovvero in quasi 50 anni.

Tonfo yen, cosa sta succedendo

Il governo di Tokyo ha motivato la decisione con le oscillazioni in atto nel mercato del forex (leggi scivolone dello yen) e il boom del turismo.

La spiegazione ufficiale è che le tasse saranno aumentate “al fine di rispondere agli attuali aumenti dei prezzi e alle fluttuazioni dei rapporti di cambio ”.

A dispetto degli interventi del governo di Takaichi volti a sostenere lo yen, la valuta giapponese continua infatti a crollare soprattutto nei confronti del dollaro.

Un nuovo minimo è stato testato nella seduta di oggi, martedì 30 giugno 2026, con lo yen capitolato fino a 162,19 verso il biglietto verde, al minimo degli ultimi 40 anni, ovvero dal 1986.

Occhio al trend del USD-JPY, che è stato interessato da un’ impennata soprattutto dopo la prima riunione della Fed, la banca centrale USA, sotto il controllo del neo Presidente Kevin Warsh.

Il boom di buy sul dollaro ha portato il Dollar Index a balzare al record dal maggio del 2025, a dispetto anche del rapporto euro-dollaro EUR-USD.

Tokyo interviene per blindare lo yen?

Immediata oggi, in concomitanza con il minimo record in 40 anni testato dallo yen, la reazione del governo guidato dalla premier Sanae Takaichi, con la ministra delle Finanze Satsuki Katayama che ha avvertito che le autorità sono pronte ad adottare misure appropriate per tamponare le forti oscillazioni che si stanno manifestando sul mercato del forex.

Gli interventi, ha precisato Katayama, “includono misure significative, così come confermato tra Giappone e Stati Uniti”.

Intanto, a fare le spese dei movimenti in atto nel forex, sono per l’appunto i turisti stranieri che si recano in Giappone, che dovranno pagare tasse sul visto più salate.

Tra i motivi che hanno portato le autorità di Tokyo a decidere di aumentare le tasse anche il boom del turismo, che sta mettendo sotto pressione i servizi pubblici e le infrastrutture del Paese: “Visto il deprezzamento prolungato dello yen giapponese negli ultimi anni, mantenere le strutture tariffarie in condizioni economiche differenti potrebbe non essere più sostenibile dal punto di vista finanziario”, ha commentato alla CNBC Zilmiyah Kamble, docente senior di gestione alberghiera e del turismo presso la James Cook University.

Per gli italiani andare in Giappone rimane un affare

Detto questo, per gli italiani che vogliano andare in Giappone, le conseguenze della decisione di Tokyo sono pari a zero.

Un’analisi di Ebury appena pubblicata ha messo in evidenza come negli ultimi anni il Giappone sia “diventato uno dei simboli del turismo globale: il Paese continua a registrare nuovi record di visitatori internazionali, tanto che città come Tokyo, Kyoto e Osaka stanno introducendo misure per gestire i flussi turistici e limitare gli effetti dell’overtourism”.

A rendere il Giappone ancora più attrattivo contribuisce anche la debolezza dello yen, che negli ultimi mesi ha favorito l’arrivo di milioni di viaggiatori provenienti da Europa, Stati Uniti e resto dell’Asia”, si legge nel report, che ha così messo in evidenza:

Lo yen si è indebolito del 10% rispetto all’euro negli ultimi dodici mesi e l’inflazione è rimasta contenuta all’1,4%. Il risultato è che oggi un viaggiatore italiano può acquistare circa il 13% in più rispetto a quanto potrebbe fare spendendo la stessa cifra nell’Eurozona”.