Dove finiscono i prodotti scaduti o invenduti del supermercato? Il viaggio del cibo tra sconti last minute, app e donazioni che salvano la GDO.
Oggi giorno la grande distribuzione organizzata (Gdo) cerca di trovare un equilibrio tra le eccedenze di magazzino e le scadenze dei prodotti, che impongono una gestione continua delle scorte. I supermercati fanno dell’abbondanza la chiave del loro successo, freschi immacolati e scaffali sempre pieni nascono dalla necessità di garantire una disponibilità continua alla clientela, anche a costo di generare eccedenze.
Il punto non è solo quanto si vende, ma quanto inevitabilmente; e, proprio su questo, si apre la questione centrale sulla fine che fanno i prodotti che non vengono o non possono più essere venduti ai clienti.
A restituirci un quadro dettagliato della situazione ci pensano le analisi del progetto Reduce del Ministero dell’Ambiente e l’osservatorio Waste Watcher, che ci restituiscono la fotografia di un sistema che riesce solo in parte a evitare lo spreco.
I numeri del fenomeno: un costo da miliardi
Le analisi emerse dal report di Waste Watcher mostrano che la dimensione del problema degli sprechi nella grande distribuzione alimentare va ben al di là della semplice percezione dei consumatori. Basti pensare che nel 2024 il valore economico del cibo sprecato nella grande distribuzione italiana ha raggiunto circa 4 miliardi di euro.
Ancora più cruda l’immagine emersa dallo studio Reduce, secondo cui ogni metro quadro di superficie di vendita genera in media 18,7 chilogrammi di spreco all’anno; se proiettiamo questi dati a livello nazionale i numeri sono mastodontici, parliamo di circa 220.000 tonnellate di alimenti che non arrivano alla vendita, con variazioni legate alla tipologia e alla struttura dei punti vendita.
La classifica dei prodotti più sprecati
Lo spreco alimentare legato alla Gdo si concentra maggiormente sui prodotti ortofrutticoli, che rappresentano circa un terzo del totale (il 34% negli ipermercati e il 33% nei supermercati).
La vendita di frutta e verdura è strettamente legata a due fattori che riducono fortemente la soglia di accettazione dei prodotti, la deperibilità naturale e i criteri estetici molto rigidi; basta infatti un piccolo difetto per rendere invendibile un intero lotto.
Segue poi il reparto panetteria e pasticceria (19% dello spreco nei supermercati), dove la logica commerciale impone di garantire un’offerta sempre fresca che porta a una produzione costante che non sempre coincide con la domanda reale. In coda troviamo i comparti di latticini e salumi (12-14% dello spreco totale), soggetti spesso a politiche di ritiro anticipato dalle 24 alle 48 ore prima della scadenza o al totale scarto se una confezione multipla viene danneggiata. Un discorso a parte va fatto per la gastronomia interna che, pur registrando volumi inferiori in termini di peso, rappresenta il punto più critico a livello economico per il supermercato.
Che fine fa davvero il cibo invenduto
Come abbiamo visto, sono numerosi i motivi che portano un prodotto a uscire dal circuito di vendita. La grande distribuzione, per contenere lo spreco alimentare, segue principalmente tre traiettorie. Per quanto riguarda la merce in scadenza, i supermercati tentano di ridurre l’invenduto attivando sconti progressivi nei giorni o nelle ore precedenti alla scadenza, così da spingere i consumatori all’acquisto.
Il secondo canale è quello della ridistribuzione sociale, fortemente incentivato a livello governativo con l’introduzione della Legge Gadda del 2016 (L. 166/2016). I supermercati si occupano di selezionare quotidianamente i prodotti ancora sicuri e idonei ma non più vendibili. Queste eccedenze vengono raccolte e trasferite a organizzazioni come il Banco Alimentare o altre realtà territoriali convenzionate che, a loro volta, si occupano dello stoccaggio e della redistribuzione.
Il terzo canale è quello delle Magic box, con cui i supermercati mettono a disposizione a fine giornata confezioni miste di prodotti prossimi alla scadenza o prodotti ortofrutticoli esteticamente rovinati ma perfettamente commestibili, vendute a un prezzo fortemente scontato rispetto al valore originario. Questo sistema è stato reso popolare da app come Too Good To Go, utilizzate anche da ristoranti, gastronomie e bar per gestire ed evitare gli sprechi alimentari.
Tuttavia, il sistema anti-spreco funziona solo se la logistica riesce a reggere il ritmo della grande distribuzione; nel caso contrario, i prodotti non entrano nel circuito di recupero e passano direttamente allo smaltimento nei rifiuti.