Sono salite fino a +190% a Piazza Affari. Ora arriva il test del Capex

Claudia Cervi

11 Maggio 2026 - 13:38

Il mercato ha premiato questi titoli fino al +190%. Ora però conta quanta cassa resta davvero.

Sono salite fino a +190% a Piazza Affari. Ora arriva il test del Capex

Piazza Affari è tornata sui massimi dal 2000 e punta ai 50.000 punti. Alcuni titoli italiani stanno vivendo un rally che fino a poco tempo fa sembrava possibile solo a Wall Street. Dietro rialzi del +190% o del +110% c’è però un rischio che pesa miliardi: la crescita richiede investimenti giganteschi.

Finché ricavi, ordini e backlog crescono, il mercato tende a premiare quasi tutto. Ma quando il costo del capitale sale e il Capex inizia a divorare cassa più rapidamente della crescita degli utili, le valutazioni diventano molto più fragili. Quello che sta succedendo negli Stati Uniti, con la corsa delle Big Tech all’intelligenza artificiale, rischia di arrivare anche a Piazza Affari, in modo diverso.

Dopo rialzi così forti, il mercato potrebbe avere già scontato gran parte della crescita futura. E se i ricavi non cresceranno abbastanza velocemente da ripagare investimenti sempre più pesanti, su alcuni di questi titoli le correzioni potrebbero essere violente.

Da Prysmian a Saipem, ecco i titoli di Piazza Affari più esposti al rischio Capex

Il caso più evidente oggi è Prysmian. Il titolo quota intorno a 152 euro dopo una corsa impressionante del +76% da inizio anno e quasi +190% in 12 mesi. Il mercato sta premiando tutto ciò che ruota attorno a elettrificazione, reti energetiche, data center e infrastrutture per l’intelligenza artificiale.

Anche Saipem è sensibile al Capex. A 4,31 euro il titolo guadagna oltre l’80% da inizio anno e beneficia del ritorno dei grandi investimenti energetici globali, soprattutto offshore e LNG. Finché il ciclo energetico resta forte, il mercato tende a premiare soprattutto backlog e crescita degli ordini. Ma nei business industriali più ciclici basta poco perché il sentiment cambi rapidamente.

Situazione diversa per Leonardo. Il titolo oggi quota circa 53 euro, in rialzo del 7,4% da inizio anno, ma dopo aver perso oltre il 20% dai massimi di marzo. Qui il mercato ha già iniziato a raffreddare parte dell’euforia legata al boom della difesa europea.
Il gruppo continua a mostrare ordini solidi e crescita, ma il settore richiede investimenti sempre maggiori in capacità produttiva e tecnologie militari. Dopo il rally degli ultimi anni, il mercato sembra iniziare a chiedersi quanto di quella crescita riuscirà davvero a trasformarsi in cassa.

Più equilibrato il caso di Telecom Italia. Il titolo resta in forte recupero a circa 0,70 euro e guadagna oltre il 35% da inizio anno, ma il mercato continua a mantenere un approccio prudente. Il mercato premia il miglioramento finanziario dopo la cessione della rete fissa a FiberCop.
Tuttavia le telecom europee restano uno dei settori dove servono investimenti enormi in reti, fibra, cloud e infrastrutture digitali, ma la crescita dei ricavi è ancora relativamente lenta rispetto al capitale assorbito.

Dove il Capex sta già mettendo alla prova il rally

Negli ultimi anni il mercato ha premiato le società che spendono per crescere. Ora, però, con molti titoli sui massimi storici, gli investitori guardano se quei miliardi tornano indietro sotto forma di ricavi, margini e cassa.

I conti del primo trimestre 2026 permettono di fare una selezione tra i titoli che hanno corso di più a Piazza Affari.

Prysmian continua a essere il caso più convincente. Nel primo trimestre 2026 Prysmian ha registrato 746 milioni di euro di flussi in uscita per investimenti netti negli ultimi dodici mesi, mantenendo però un free cash flow LTM di 1,191 miliardi di euro. Nonostante questo, la guidance 2026 conferma un free cash flow atteso tra 1,3 e 1,4 miliardi di euro.

Nel trimestre si è visto un fisiologico assorbimento di cassa legato agli investimenti, ma finora il mercato continua a considerarlo sostenibile, con margini in crescita del 14,2%, sostenuti dalla forte domanda per data center e reti elettriche. Il problema è che dopo una corsa il titolo quota già come se questa crescita dovesse continuare quasi senza ostacoli per anni. E a questi livelli il mercato diventa molto più nervoso al minimo segnale di rallentamento.

Più delicato il caso di Leonardo. I numeri del primo trimestre restano molto forti: gli ordini sono saliti a 9 miliardi di euro (+30,7%), mentre il backlog ha superato i 56 miliardi. I ricavi sono cresciuti del 6,9% a 4,4 miliardi e l’EBITA è balzato del 33% a 281 milioni. La guidance annuale resta molto ambiziosa, con free operating cash flow atteso intorno a 1,11 miliardi di euro.

Tuttavia, per sostenere questa crescita serve sempre più capitale. Leonardo continua a investire enormemente in capacità produttiva, difesa elettronica, cybersecurity, supply chain e tecnologie militari per sostenere il boom della difesa europea. Finché ordini e backlog continuano a crescere, il Capex è giustificato. Nel primo trimestre il FOCF è stato negativo per 411 milioni, anche se in miglioramento rispetto ai -580 milioni dello stesso periodo del 2025. La società ha spiegato che si tratta di un assorbimento di cassa tipico dei primi mesi dell’anno, ma il mercato sta iniziando a guardare soprattutto un altro dato: il debito netto è salito a 3,049 miliardi, anche per effetto dell’acquisizione di IDV da circa 1,6 miliardi. Dopo il rally degli ultimi anni, il titolo quota incorpora già molta crescita futura. E la correzione del 20% circa dai massimi di marzo potrebbe essere proprio un primo segnale di riallineamento.

Situazione diversa per Telecom Italia. Qui il mercato non sta premiando una crescita esplosiva, ma soprattutto il miglioramento della disciplina finanziaria. Nel 2025 gli investimenti industriali e le licenze mobili sono stati pari a circa 1,9 miliardi di euro, mentre per il 2026 il gruppo prevede Capex inferiori al 14% dei ricavi e attorno al 12% per TIM Domestic.

È proprio questo il dato che oggi tiene in equilibrio il titolo. Dopo la cessione della rete fissa a FiberCop, la struttura è meno pesante rispetto al passato. Ma il settore telecom europeo continua a convivere con un problema storico: servono investimenti enormi in reti, fibra e cloud, mentre la crescita dei ricavi resta molto più lenta rispetto al capitale assorbito.

Il caso di Saipem va monitorato con attenzione. Nel primo trimestre 2026 gli investimenti tecnici sono stati pari a 44 milioni di euro ma la guidance annuale indica un piano di investimenti ancora pesante, con un Capex intorno ai 450 milioni.

Per ora i prezzi riflettono positivamente il miglioramento operativo e il ritorno dei grandi progetti energetici offshore: l’EBITDA è salito del 24% a 434 milioni, il free cash flow a 337 milioni nel trimestre e la posizione finanziaria netta è positiva per 1,217 miliardi di euro. Anche la guidance 2026 resta ambiziosa, con free cash flow atteso intorno ai 600 milioni e ricavi previsti a circa 15,5 miliardi di euro.

Ma Saipem rimane un business che assorbe capitali enormi tra drilling, offshore, manutenzione e grandi commesse. Basta un rallentamento operativo perché il rapporto tra investimenti e margini si comprima.

Per tutti questi titoli, il focus dei prossimi mesi sarà quindi sulla cassa. Quando un titolo ha già corso del +70%, del +110% o del +190%, serve dimostrare che ogni miliardo investito sta producendo abbastanza cassa da giustificare le valutazioni.

DISCLAIMER
Le informazioni e le considerazioni contenute nel presente articolo non devono essere utilizzate come unico o principale supporto in base al quale assumere decisioni relative agli investimenti. Il lettore mantiene la piena libertà nelle proprie scelte d’investimento e la piena responsabilità nell’effettuazione delle stesse, poiché egli solo conosce la sua propensione al rischio e il suo orizzonte temporale. Le informazioni contenute nell’articolo sono fornite a mero scopo informativo e la loro divulgazione non costituisce e non è da considerarsi un’offerta o sollecitazione al pubblico risparmio.