Alphabet avrebbe superato le attese degli analisti su quasi ogni fronte, eppure il titolo GOOGL avrebbe ceduto oltre il 7% nelle ore successive alla pubblicazione dei dati. Numeri così solidi sulla carta potrebbero in realtà mascherare una tensione più profonda, quella che il mercato sembra aver fiutato immediatamente. Quando succede qualcosa del genere a un colosso come Alphabet, forse non è il caso di guardare altrove.
Il problema di Alphabet, a ben guardare, potrebbe non essere quanto ha incassato, ma quanto starebbe bruciando per incassarlo. I ricavi di Google Cloud sarebbero cresciuti dell’82% arrivando a $24,8 miliardi, contro i $13,6 miliardi dello stesso periodo dell’anno scorso, ben oltre la stima degli analisti che si fermava al 64%. Google Search avrebbe portato altri $63,3 miliardi, in crescita del 17% su base annua. Numeri che, presi da soli, sembrerebbero da manuale, capaci di battere il consensus su quasi tutte le voci principali. Ma ogni dollaro di ricavo cloud potrebbe costare sempre di più da generare.
Nel trimestre, le spese in conto capitale avrebbero toccato i $44,9 miliardi, praticamente il doppio rispetto allo stesso periodo del 2025. Alphabet avrebbe confermato una guidance annuale tra $180 e $190 miliardi per il 2026, ma alcune dichiarazioni della CFO Anat Ashkenazi lascerebbero intendere che nel 2027 la cifra potrebbe avvicinarsi ai $257 miliardi stimati dal consensus.
A questo si aggiungerebbero impegni straordinari che pesano sul bilancio in modo strutturale. L’acquisizione di Wiz, e l’accordo con SpaceX per l’elaborazione AI.
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L’utile che forse non è quello che sembra
Qui si concentrerebbe il vero nodo della vicenda. L’utile netto riportato sarebbe stato di $112,11 miliardi, in crescita del 298%, un dato che a prima vista sembrerebbe straordinario. Ma una parte consistente, circa $99 miliardi, deriverebbe da plusvalenze contabili su strumenti azionari legati alle partecipazioni in Anthropic e SpaceX. Si tratterebbe quindi di guadagni teorici, non di liquidità realmente disponibile. L’utile operativo ordinario, quello che dovrebbe misurare la salute reale dell’azienda, potrebbe raccontare una storia piuttosto diversa. E il free cash flow, la metrica che gli investitori più prudenti tendono a guardare per primi, sarebbe calato del 47% rispetto all’anno precedente.
GOOG
Grafico delle azioni GOOG. Fonte: baha.com
Come ha reagito il mercato
Il mercato sembra essersi accorto di questa discrepanza. GOOGL avrebbe chiuso mercoledì già in calo dell’1,2% prima ancora della pubblicazione dei dati. Nelle ore successive la reazione sarebbe rimasta incerta, con un primo scivolone oltre l’1% in after hours seguito da un parziale recupero attorno ai $344. Il titolo segnerebbe un +11% da inizio 2026, ma da aprile la traiettoria apparirebbe in flessione, un segnale che potrebbe suggerire come il mercato non stia premiando i numeri dichiarati, ma quelli che davvero conterebbero.
Il fattore che potrebbe aggravare tutto
C’è poi un elemento qualitativo che potrebbe complicare ulteriormente il quadro. Il lancio di Gemini 3.5 Pro, atteso per giugno, sarebbe stato posticipato, mentre concorrenti come OpenAI e Anthropic avrebbero continuato a rilasciare aggiornamenti per il segmento business.
Cosa potrebbe significare per chi investe
Quando un titolo perde il 7% dopo aver battuto le stime, il mercato starebbe probabilmente comunicando qualcosa che i numeri di superficie non mostrerebbero. In questo caso, il messaggio potrebbe essere che un free cash flow in calo del 47%, una spesa in conto capitale raddoppiata a $44,9 miliardi in un trimestre, e un utile gonfiato per circa $99 miliardi da plusvalenze teoriche non sarebbero segnali particolarmente rassicuranti per chi investe con l’obiettivo di proteggere il capitale nel tempo.
Alphabet resterebbe comunque un’azienda con fondamentali solidi e un backlog da $514 miliardi che offrirebbe una certa visibilità, ma la fase attuale potrebbe richiedere di distinguere con attenzione tra ciò che l’azienda dichiara e ciò che effettivamente genererebbe in termini di cassa reale. Prima di valutare un ingresso su GOOGL, potrebbe avere senso attendere maggiore chiarezza sui numeri del 2027 e verificare se la spesa stimata da $257 miliardi troverà un riscontro proporzionale nella generazione di cassa operativa.