Sondaggi politici, sorpresa in vetta. Il Partito Democratico sorride

Simone Micocci

13 Gennaio 2026 - 10:51

Sondaggi politici, recupera Elly Schlein: Fratelli d’Italia inizia il 2026 con una perdita nelle intenzioni di voto.

Sondaggi politici, sorpresa in vetta. Il Partito Democratico sorride

Dopo qualche settimana di stop tornano i sondaggi politici e lo fanno con una sorpresa in vetta. Alla ripresa dei rilevamenti delle intenzioni di voto da parte di SWG per il TgLa7, c’è un duro colpo per Fratelli d’Italia che subisce un recupero di circa mezzo punto percentuale dal Partito Democratico che può quindi sorridere.

Non un inizio anno positivo quindi per Giorgia Meloni, tra l’altro proprio nella settimana della conferenza stampa tenuta davanti alla stampa nazionale. Se si tratterà di un episodio isolato oppure dell’inizio di una flessione lo dirà solamente il tempo, per quello che tra l’altro sarà un 2026 molto importante per il governo visto che a marzo è in programma il referendum sulla giustizia. E così come è stato per molti dei suoi predecessori, Giorgia Meloni sa che l’esito del voto potrebbe avere un forte impatto anche sul consenso nei suoi confronti.

Per il resto i sondaggi politici sono più o meno come li avevamo lasciati: nessuna differenza per il Movimento 5 Stelle, stabile terza forza del panorama politico italiano, mentre continua il “dualismo” tra Lega e Forza Italia.

Ma vediamo nel dettaglio cosa dicono i sondaggi politici di oggi per ogni singola forza politica, e prepariamoci a un anno dove gli equilibri potrebbero davvero ribaltarsi.

Sondaggi politici, qual è la situazione aggiornata?

Gli ultimi rilevamenti di SWG risalivano a fine 2025: ecco perché dopo uno stop di due settimane le nuove intenzioni di voto, che ci dicono cosa succederebbe se si votasse oggi in Italia, erano particolarmente attese.

E non deludono: nonostante resti saldamente in vetta con il 30,9%, Fratelli D’Italia subisce una perdita dello 0,4% rispetto agli ultimi rilevamenti, un dato che non può lasciare indifferenti e che fa guardare con maggiore attenzione a quanto può succedere nelle prossime settimane. La distanza dal Partito Democratico resta ampia, ma si riduce dello 0,6% grazie a una crescita dello 0,2% che lo porta a toccare il 22,3% delle preferenze.

Lo stesso non può dire il Movimento 5 Stelle che invece resta stabile con un 12,7%.

La coalizione di Centrodestra, però, se si votasse oggi otterrebbe ancora la maggioranza in Parlamento, merito anche della crescita - seppur contenuta - di Forza Italia e Lega che iniziano l’anno in perfetta parità, segnando l’8,3%.

Scende al 6,5%, invece, Alleanza Verdi e Sinistra, che perde lo 0,3%.

Tra i partiti minori, invece, il calo è più o meno generalizzato: Azione perde lo 0,2% e scende sotto la soglia del 3%, mentre Italia Viva è stabile ma lontano dalla possibilità di entrare in Parlamento visto il 2,2% di preferenze.

Scende invece la percentuale di chi non si esprime, comunque molto alta (32%).

In questo quadro particolarmente dinamico il vero banco di prova per il governo resta però il referendum sulla giustizia in programma il 22 e 23 marzo. Un appuntamento che va ben oltre il merito della riforma e che, inevitabilmente, assumerà anche un valore politico. Giorgia Meloni lo sa bene: la storia recente insegna che l’esito di un referendum può incidere in modo significativo sul consenso dell’esecutivo e sulla percezione della sua solidità.

In attesa dei dati ufficiali, iniziano intanto a circolare le prime indiscrezioni sui sondaggi, che parlano di un Sì alla riforma attualmente in vantaggio. Numeri da prendere con cautela, ma che suggeriscono come la partita sia tutt’altro che scontata e come la campagna referendaria possa diventare il vero spartiacque di questo inizio di 2026.

Se il trend dovesse essere confermato, il voto di marzo potrebbe rafforzare politicamente il governo e rallentare eventuali segnali di flessione emersi negli ultimi sondaggi. In caso contrario, un risultato deludente rischierebbe invece di aprire una fase più complessa, con effetti non solo sull’agenda dell’esecutivo ma anche sugli equilibri tra i partiti. Per questo, più ancora delle percentuali settimanali, sarà il referendum a dirci se quella registrata oggi è solo un’oscillazione fisiologica o l’inizio di una nuova fase politica.

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