SoftBank crolla del 13%. Il rinvio dell’IPO OpenAI al 2027 spaventa i mercati

Claudia Cervi

26/06/2026

SoftBank ha il 13% di OpenAI, una joint venture e una strategia AI. Ora un rinvio IPO mette tutto in discussione. La soglia dei 730 miliardi diventa decisiva.

SoftBank crolla del 13%. Il rinvio dell’IPO OpenAI al 2027 spaventa i mercati

A Tokyo le azioni SoftBank perdono quasi il 13%. Dietro la caduta, una notizia del New York Times: OpenAI valuterebbe di spostare la quotazione in Borsa al 2027, rinunciando all’ipotesi di un debutto già nel secondo semestre 2026. Anche su Polymarket è salita al 30-40% la probabilità che non ci sia alcuna IPO entro fine 2026.

Per il gruppo giapponese, che detiene circa il 13% di OpenAI, il conto si misura in miliardi di dollari. Ma il legame tra le due aziende va oltre l’equity e dietro allo slittamento di calendario c’è anche altro.

SoftBank detiene il 13% di OpenAI. A febbraio 2026 il gruppo ha partecipato a un round da 122 miliardi di dollari che ha portato la valutazione dell’azienda a 730 miliardi pre-money. Su quella base, la quota SoftBank varrebbe oggi sui 100 miliardi di dollari, contro i 64,6 miliardi effettivamente investiti finora. Secondo Reuters, il conglomerato giapponese potrebbe aggiungere una tranche da 15-25 miliardi.

Ma SoftBank ha messo soldi anche su Stargate, l’architettura statunitense per la crescita dell’AI su scala industriale. E poi c’è SB OpenAI Japan, una joint venture attraverso cui SoftBank paga un canone annuale per usare la tecnologia OpenAI nelle proprie società. SoftBank è azionista e cliente della stessa azienda.

Il rinvio dell’IPO finisce quindi per toccare il valore della quota in bilancio, certo, ma anche la tabella di marcia con cui SoftBank ha costruito la propria posizione come operatore AI.

Cosa spaventa i mercati (ed è anche colpa di SoftBank)

SpaceX ha collocato la sua IPO da 75 miliardi di dollari a 135 dollari per azione il 12 giugno, le azioni hanno aperto a 150, sono salite a oltre 225 il 17 giugno, per poi scendere fino a circa 153 dollari.

Due settimane di euforia e disillusione hanno messo sull’attenti i banchieri di OpenAI.

Sul tavolo di Sam Altman, secondo quanto riportato dal New York Times, ci sono due strade: quotarsi subito accettando una valutazione più bassa, oppure aspettare il 2027 per puntare fino a 1.000 miliardi di dollari. Altman avrebbe scelto la seconda, rifiutando categoricamente qualsiasi compromesso sulla cifra del trilione. Il rischio di quotarsi ora, con un mercato già nervoso dopo SpaceX, è di non arrivarci.

SoftBank potrebbe “accontentarsi” di una valutazione più bassa, ma sempre superiore a 730 miliardi, prezzo a cui ha comprato l’ultima tranche. Se l’IPO di OpenAI dovesse prezzare sotto i 730 miliardi, il mercato leggerebbe quel numero come un verdetto: SoftBank, uno degli investitori più informati del settore, ha comprato AI a valutazioni gonfiate. Se è successo al giocatore più attrezzato del settore, si allarga il sospetto che anche altre aziende AI finanziate agli stessi multipli abbiano valutazioni gonfiate.

Jay Ritter, professore emerito alla Warrington College of Business, riassume il meccanismo in una frase che vale la pena trattenere: comprare SoftBank oggi significa comprare una leva su OpenAI. Se OpenAI va bene, la leva amplifica i guadagni. Se va male, la stessa leva amplifica le perdite.

Dopo SpaceX, un’altra IPO che certifica lo stesso scarto tra prezzo pagato e prezzo di mercato non sarebbe più un caso isolato. Sarebbe la prova che il settore ha sopravvalutato sé stesso.

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