Siria verso il dramma coronavirus? La minaccia viene dall’Iran

Siria: verso un nuovo dramma a causa del coronavirus? Il Paese in guerra ha ancora pochi casi ma la vicinanza e i rapporti con l’Iran sono una grave minaccia per la diffusione dell’epidemia.

Siria verso il dramma coronavirus? La minaccia viene dall'Iran

La diffusione sempre più drammatica del coronavirus in Iran è una cattiva notizia anche per la Siria. Qui, infatti, la guerra non ha soltanto distrutto le infrastrutture e reso quasi inesistente il sistema sanitario, con la maggior parte dei medici che hanno lasciato il Paese martoriato dal conflitto.

Il territorio siriano presenta anche un numero elevato di sfollati senza alcuna protezione, né possibilità di misure igieniche minime per evitare i contagi. In più, la guerra non è affatto conclusa e tra i principali sostenitori di Bashar-al-Assad c’è proprio l’Iran.

Il regime persiano, ormai epicentro dell’epidemia nell’intera area geografica, è in stretto contatto con la Siria e continua a inviare uomini per supportare la lotta di Assad contro i ribelli.

Un movimento, quest’ultimo, che potrebbe essere fatale e causare l’esplosione del coronavirus anche in Siria. Con conseguenze assolutamente drammatiche, le stesse che sta vivendo la Repubblica Islamica.

Cresce il coronavirus in Iran e aumenta la paura in Siria

Il bilancio delle vittime per coronavirus in Iran è aumentato in questi giorni, superando la soglia dei 2.600, con 117 nuovi decessi solo nella giornata di domenica 29 marzo. I casi confermati di positività sono più di 38.000.

Il Paese, quindi, si conferma uno dei maggiormente colpiti dall’epidemia, balzando al 7 posto a livello globale per quantità di persone contagiate. Una situazione, questa, che mina la già fragilissima e complessa realtà della vicina Siria.

Lo Stato mediorientale, tuttora in guerra, non è stato ancora coinvolto nella pandemia. Almeno ufficialmente, infatti, al 30 marzo, ci sarebbero soltanto 9 casi di positività e un decesso per il virus. Il condizionale, però, è d’obbligo visto che alcuni medici ed esperti accusano le autorità di nascondere i veri numeri dell’epidemia sul territorio nazionale.

La vicinanza con l’Iran e, soprattutto, i legami con i persiani nelle strategiche alleanze per il conflitto, rappresentano un grave allarme per la Siria, proprio sul fronte coronavirus. In nome del sostegno offerto al presidente Assad nel conflitto interno, sono migliaia i militanti iraniani ormai stanziati in Siria o che continuano ad arrivare, nello specifico nella periferia di Damasco, a maggioranza sciita.

La capitale siriana, inoltre, è ancora meta di pellegrinaggi che attirano numerosi iraniani. In Iraq, per esempio, alcuni pellegrini tornati dalla Siria sono risultati positivi al Covid-19.

La vicinanza e mescolanza tra iraniani e siriani, quindi, potrebbe essere fatale e, probabilmente, sta già causando contagi nel Paese lacerato dalla guerra.

Coronavirus: cosa succederà in Siria?

Dopo la notizia della prima vittima di coronavirus in Siria, l’allerta è ai massimi livelli. Un’esplosione della pandemia qui, infatti, si trasformerebbe in breve tempo in una vera catastrofe.

I più vulnerabili sono i 6,5 milioni di sfollati interni e il milione di disperati siriani ammassati lungo il confine con la Turchia. La provincia di Idlib, fortemente provata dai bombardamenti, non ha più strutture adeguate per curare eventuali malati di coronavirus.

Solo il 64% degli ospedali e il 52% dei centri sanitari primari esistenti prima del 2011 funzionano, mentre il 70% degli operatori sanitari del Paese è andato via. Uno scenario davvero inquietante, quindi, si ipotizza in Siria se l’epidemia inizia a diffondersi.

L’allarme è stato lanciato anche dalle Nazioni Unite, preoccupate per l’impossibilità in queste aree di fronteggiare una crisi sanitaria. Difficili, inoltre, le misure preventive e igieniche, oltre al reperimento di protezioni e test. L’OMS ha dichiarato al riguardo che avrebbe organizzato a breve l’invio e l’esecuzione di tamponi proprio a Idlib.

Intanto, il governo ha imposto il coprifuoco che vieta tutte le attività commerciali e ordina la chiusura dei negozi dalle 18:00 alle 06:00, mentre le scuole e le università sono state chiuse. Anche il movimento tra le diverse province fino al 16 aprile è vietato.

Ma la situazione potrebbe peggiorare da un momento all’altro in Siria, considerando l’imprevedibile velocità di diffusione del coronavirus. Oltre, alla minacciosa vicinanza dell’Iran, dove morti e contagiati crescono rapidamente.

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