Siri senza AI? Maxi risarcimento da €200 milioni in arrivo per i possessori di iPhone

Emanuele Di Baldo

7 Maggio 2026 - 14:46

L’intelligenza artificiale c’è o non c’è? Le comunicazioni sono fuorvianti e arriva il risarcimento per circa 36 milioni di utenti. L’incredibile scelta di Apple su Siri

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Non c’è alcuna ammissione di colpa da parte di Apple, ma di sicuro la scelta di risarcire i propri utenti apre diversi interrogativi su Siri e i claim aggressivi del marchio di Cupertino. Di fatto, quello che si configura è un maxi risarcimento che coinvolgerà circa 36 milioni di dispositivi. Il motivo? Una comunicazione non proprio limpida sull’impatto concreto dell’intelligenza artificiale in una delle ultime versioni di Siri, l’assistente vocale di iOS.

La class action impostata presso un tribunale federale della California aveva delle basi non proprio solidissime a prima vista. I modelli sotto processo erano quelli in vendita tra l’estate 2024 e la primavera 2025 e non vi era alcun malfunzionamento di fondo: solo un paio di funzionalità aggiuntive che venivano presentate nelle varie pubblicità di spinta ma non effettivamente presenti nelle versioni base dei modelli in vendita.

Insomma, si tratta di particolari che, però, non sono stati considerati tali da consumatori e giudici. E adesso Apple si troverà a rimborsare fino a 95 dollari (circa 80 euro al cambio) ogni singolo utente. Per un totale di 250 milioni di dollari.

Siri senza AI: perché Apple risarcirà con 250 milioni di dollari i consumatori

Il cuore della causa ruota attorno alla campagna pubblicitaria lanciata da Apple nel 2024 per promuovere Apple Intelligence, il pacchetto di funzionalità AI destinato agli iPhone più recenti. Al centro delle contestazioni c’era soprattutto la nuova versione di Siri, presentata come un assistente vocale molto più “personale”, capace di comprendere il contesto, analizzare informazioni presenti sul dispositivo e interagire in maniera avanzata con applicazioni e contenuti. Il problema? Secondo i ricorrenti, molte di queste funzioni non erano realmente disponibili al momento della vendita.

La class action è stata avviata negli Stati Uniti presso il tribunale federale del Northern District della California e riguarda gli utenti che hanno acquistato iPhone 15 Pro, iPhone 15 Pro Max e l’intera linea iPhone 16 tra il 10 giugno 2024 e il 29 marzo 2025. Complessivamente, il bacino potenziale supera i 36 milioni di dispositivi idonei. Gli avvocati della Clarkson Law Firm hanno accusato Apple di aver promosso “capacità AI inesistenti” per accelerare le vendite degli iPhone in piena corsa globale all’intelligenza artificiale.

L’accordo transattivo, già depositato in tribunale e ora in attesa dell’approvazione definitiva del giudice federale Noël Wise prevista per il 17 giugno 2026, prevede un fondo complessivo da 250 milioni di dollari. Ogni consumatore potrà ricevere almeno 25 dollari per dispositivo, ma la cifra potrebbe salire fino a 95 dollari in base al numero effettivo di richieste approvate. Apple, pur ribadendo di non aver commesso alcun illecito, ha scelto di chiudere la vicenda evitando un processo lungo e soprattutto molto più rischioso dal punto di vista reputazionale. A pesare è stato anche il giudizio del Better Business Bureau statunitense, che aveva definito fuorviante la comunicazione relativa alla disponibilità “immediata” delle nuove funzioni AI di Siri.

250 milioni adesso per evitarne di più dopo? L’impatto sulle finanze del brand di Cupertino

Dal punto di vista economico, per Apple il peso dell’accordo è quasi irrilevante. I 250 milioni di dollari del risarcimento rappresentano una frazione minima rispetto ai numeri registrati dal gruppo nell’ultimo anno fiscale: nel 2025 il colosso di Cupertino ha chiuso con 416 miliardi di dollari di fatturato, in crescita del 6% rispetto all’anno precedente, mentre solo nell’ultimo trimestre fiscale ha superato quota 102,5 miliardi di ricavi. In pratica, il costo della transazione equivale a poche ore di fatturato del gruppo (circa lo 0,06% sul dato 2025).

La scelta, quindi, sembra soprattutto strategica. Un eventuale processo pubblico avrebbe rischiato di trasformarsi in un precedente pesante nel momento più delicato della corsa all’intelligenza artificiale. Il nodo centrale non riguarda infatti soltanto Siri, ma il modo in cui le big tech stanno comunicando le proprie funzionalità AI ai consumatori. Chiudere ora la causa permette ad Apple di limitare i danni, non prettamente economici, evitare ulteriori azioni collettive e mantenere il focus sul rilancio della propria piattaforma AI, soprattutto mentre concorrenti come OpenAI e Anthropic continuano ad accelerare sul mercato.

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