Si può lavorare in cassa integrazione?

Secondo lavoro durante la cassa integrazione, si può o è vietato? Ecco quali occupazioni sono compatibili e quali no, limiti salariali e tipologie.

Si può lavorare in cassa integrazione?

Cassa integrazione e secondo lavoro, quando e come è possibile? Se lo chiedono in molti, anche perché di questi tempi cresce il numero di dipendenti che cercano un modo per arrotondare lo stipendio dopo che sono stati messi in cassa integrazione a zero ore o parziale.

Infatti chi beneficia di questo ammortizzatore sociale ha diritto a percepire l’80% dello stipendio dall’INPS, talvolta dietro l’anticipo del datore di lavoro.

La legge non vieta in maniera assoluta a chi è in cassa integrazione di svolgere un altro lavoro, anche autonomo o occasionale, tuttavia impone alcuni limiti in base a:

  • fascia oraria (che non può coincidere con quella per cui il dipendente riceve la cassa integrazione);
  • tipologia, quindi il secondo lavoro non deve essere concorrente e incompatibile con quello principale;
  • salariale, la somma percepita nel secondo lavoro non deve superare i 30.000 euro l’anno (altrimenti si perde il diritto alle somme erogate dall’INPS).

Facciamo il punto della situazione.

Lavorare in cassa integrazione, quando è possibile?

Posto che lavorare durante la cassa integrazione non è vietato in maniera assoluta, dobbiamo precisare che la legge impone diversi limiti, sia riguardo la tipologia del lavoro e di contratto che salariali.

In caso di cassa integrazione a zero ore i dipendenti non possono svolgere alcuna attività lavorativa nel periodo del contratto aziendale (potrà ad esempio il sabato e la domenica senza superare il limite di 48 ore di lavoro a settimana); invece se la sospensione è solo parziale (alcuni giorni a settimana oppure con fascia oraria ridotta), nel tempo restante il dipendente può “arrotondare” con un altro impiego.

A questo punto bisogna vedere quali attività sono compatibili e quali no.

Il requisito principale è che l’attività lavorativa non sia in contrasto con quella per cui il dipendente percepisce la cassa integrazione.

Invece, se l’attività è compatibile, egli potrà svolgere il nuovo impiego con contratto subordinato, autonomo, parasubordinato o accessorio. Esistono però dei limiti salariali, come spiegheremo più avanti.

Quando lavorare in cassa integrazione è vietato

Dunque esistono dei casi in cui non si può assolutamente lavorare e continuare a percepire le somme dall’INPS: ciò accade se il dipendente accetta un altro lavoro subordinato a tempo pieno (contratto full-time) con contratto indeterminato.

Se è interessato ad accettare l’offerta, egli deve darne comunicazione all’ex datore e all’INPS (preferibilmente tramite raccomandata a/r) che cesserà immediatamente l’erogazione della cassa integrazione.

In cassa integrazione si maturano le ferie?

Vietato lavorare nei giorni e nelle ore del lavoro per cui il dipendete ha diritto al beneficio e, sopratutto, svolgere mansioni - a titolo di lavoro autonomo o subordinato - che vanno in contrasto o sono in concorrenza con l’azienda della quali si è dipendenti.

Resta il dovere di fedeltà verso l’azienda

Il dipendente che percepisce l’ammortizzatore sociale dall’INPS resta ancorato al dovere di fedeltà nei confronti dell’azienda in cui risulta ancora impiegato.

Questo significa che le ulteriori attività lavorative, anche rese in regime autonomo, non possono andare contro il dettato dell’articolo 2015 del Codice civile: arrecare un pregiudizio all’azienda, svolgere attività concorrenti, divulgare notizie o metodi di produzione riservati.

Lavoro in cassa integrazione: i limiti salariali

Esistono però dei limiti salariali che vanno a modificare, ridurre o eliminare le somme percepite dall’INPS.

Può esserci cumulabilità tra i due redditi quando la retribuzione derivante dal secondo impiego è inferiore a quanto percepito a titolo di cassa integrazione.

La legge 134/2012 stabilisce che il dipendente in cassa integrazione può svolgere un altro lavoro part-time con contratto accessorio ma non oltre il limite salariale di 30.000 euro annui.

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