Si può lavorare dopo i 67 anni in Italia?

Simone Micocci

16 Giugno 2026 - 18:00

Chi ha compiuto 67 anni può continuare a lavorare, ma è a rischio licenziamento. Ecco quali sono le regole previste dal nostro ordinamento.

Si può lavorare dopo i 67 anni in Italia?

Hai compiuto 67 anni e hai ancora le energie per continuare a lavorare come dipendente. Arrivato a quel punto, però, potresti pensare che sia la legge a ostacolarti e chiederti quindi se esistano regole che vietano di lavorare dopo i 67 anni, oppure se non sia prevista un’età massima per prestare attività lavorativa.

Va detto che, quando si risponde alla domanda se si può lavorare dopo i 67 anni in Italia, bisogna distinguere tra le diverse situazioni: ad esempio tra dipendenti del settore pubblico e lavoratori del settore privato, così come va considerata l’eventuale percezione, nello stesso periodo, di una pensione. C’è poi un altro aspetto molto importante da tenere presente: lo stato di salute del lavoratore.

Come vedremo di seguito, infatti, non esiste un divieto generale di prestare attività lavorativa dopo il compimento dei 67 anni, allo stesso tempo, però, sono necessarie alcune precisazioni, perché la normativa in materia è piuttosto articolata e cambia a seconda del singolo caso.

Si può lavorare dopo i 67 anni?

Se dovessimo rispondere in modo generico a questa domanda, la risposta sarebbe sicuramente positiva. In Italia, infatti, non esiste un limite massimo di età oltre il quale sia vietato lavorare, mentre esiste - al contrario - un’età minima per l’accesso al lavoro.

Questo significa che, anche dopo aver compiuto 67 anni, è possibile continuare a prestare attività lavorativa, sia come dipendente che come autonomo. Il compimento dell’età prevista per la pensione di vecchiaia, quindi, non comporta automaticamente l’obbligo di smettere di lavorare.

L’azienda può licenziare chi compie 67 anni

Attenzione però, perché il raggiungimento dell’età pensionabile, oggi pari a 67 anni in Italia - ma con un aumento di 1 mese nel 2027 e di ulteriori 2 mesi nel 2028 - può legittimare il licenziamento da parte del datore di lavoro.

A confermarlo è stata la Corte di Cassazione con la sentenza n. 17589 del 2015, con cui è stata riconosciuta all’azienda la possibilità di procedere al licenziamento per raggiungimento dell’età pensionabile nei confronti dei lavoratori che abbiano maturato i requisiti per andare in pensione. Quindi è necessario che nel contempo il lavoratore abbia anche almeno 20 anni di contributi, così da poter accedere alla pensione di vecchiaia.

In questo caso, dunque, la possibilità di continuare a lavorare dopo i 67 anni dipende anche dalla volontà dell’azienda. Il licenziamento, infatti, non sarebbe contestabile per il solo fatto di essere legato al raggiungimento dell’età pensionabile, fermo restando che nulla impedisce al lavoratore di essere poi assunto da un altro datore di lavoro.

Laddove invece l’azienda sia favorevole alla prosecuzione del rapporto, il lavoro può continuare anche oltre l’età pensionabile. In tal caso, però, è necessario che vi sia un accordo tra le parti.

Il dipendente pubblico può continuare a lavorare dopo i 67 anni?

Alla luce delle modifiche introdotte dalla legge di Bilancio 2025, per i dipendenti pubblici valgono di fatto regole più vicine a quelle previste per i lavoratori del settore privato. Il limite massimo di permanenza in servizio è stato infatti portato a 67 anni, e non più a 65 anni, con la possibilità di proseguire fino a 70 anni, ma solo previo accordo con l’amministrazione.

Il pensionato può continuare a lavorare?

La regola generale prevede che, al momento del pensionamento, non debba esserci alcun rapporto di lavoro subordinato in essere. Questo significa che chi va in pensione non può continuare a lavorare come dipendente senza interrompere il rapporto, ma il vincolo riguarda quel preciso momento.

Nulla vieta, infatti, una volta acquisito lo status di pensionato, di riprendere a lavorare, anche alle dipendenze della stessa azienda. In tal caso si tratterà però di un nuovo rapporto di lavoro, successivo alla decorrenza della pensione.

L’unico vincolo riguarda chi ha fatto ricorso a forme di pensionamento anticipato soggette al divieto di cumulo con redditi da lavoro, come Quota 100 o la più recente Quota 103. In questi casi, infatti, è possibile tornare a lavorare liberamente solo al compimento dei 67 anni, cioè una volta maturati i requisiti ordinari per la pensione di vecchiaia.

Si può lavorare dopo i 67 anni, ma dipende dalle condizioni di salute

Resta il fatto che, nell’impiegare un lavoratore, l’azienda deve sempre prestare attenzione alla tutela della sua salute. Il lavoro dopo i 67 anni potrebbe infatti rappresentare, per alcune persone, un fattore di peggioramento di patologie insorte con l’età. Per questo motivo è necessaria un’attenta valutazione dello stato di salute generale del lavoratore, verificando che le caratteristiche della mansione siano adeguate alla persona.

Il quadro clinico, quindi, può essere determinante ai fini della possibilità di continuare a lavorare o meno, così come per quanto riguarda orari e mansioni. Ad esempio, potrebbe rendersi opportuno un cambio di mansione oppure il passaggio a un contratto part-time. Nulla di automatico, però: tutto dipende dalle condizioni della persona, dal tipo di lavoro svolto e dalle valutazioni effettuate.

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