Shale oil: è declino negli USA. Quali prospettive?

Lo shale oil rallenta l’attività negli USA. Il settore del fracking sta incontrando alcuni ostacoli tecnici e di investimento. Analizziamo i dati e le prospettive dello shale oil sul mercato petrolifero.

Shale oil: è declino negli USA. Quali prospettive?

Lo shale oil è in declino negli USA. L’estrazione di petrolio tramite fracking mostra segnali di crisi negli Stati Uniti, proprio in un momento cruciale per la domanda petrolifera. Lo shale oil nei mercati globali, infatti, ha raggiunto nuovi massimi a seguito dell’attacco alle infrastrutture petrolifere dell’Arabia Saudita.

La sfida dello shale oil sta perdendo terreno? I dati dimostrano che i progressi tecnologici e ingegneristici che hanno permesso alle società di sbloccare quantità record di petrolio e gas dalle formazioni rocciose sono entrati in una fase di stabilizzazione. Con conseguente arretramento nella fornitura della materia prima, soprattutto negli USA. Qui la produzione di petrolio è aumentata di meno dell’1% nei primi sei mesi dell’anno, secondo il Dipartimento dell’Energia, in calo di quasi il 7% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.

Perché lo shale oil rallenta? Problemi tecnici ed effetto prezzi

Rispetto agli anni precedenti, quando lo shale oil ha registrato un calo di produzione a causa di un crollo dei prezzi a livello mondiale, quest’anno il rallentamento è dovuto soprattutto a problemi operativi.

I pozzi producono meno del previsto innanzitutto per ostacoli di natura geologica. Le rocce si sono deteriorate nei pozzi più datati e lo sfruttamento intensivo oggi li rende meno perfomanti. In più, molti sono stati perforati troppo vicini l’uno all’altro, garantendo una resa minore. Nel periodo estrattivo più redditizio per un pozzo si shale oil, la produzione è diminuita del 10% nella prima metà dell’anno rispetto alla media del 2018.

I problemi geologici e tecnici di estrazione potrebbero essere superati da nuovi investimenti tecnologici, ma ad oggi non ci sono molte società disponibili ad investire in un settore in calo di fiducia.

La crescita è a rischio anche per altri fattori. Il trend negativo del settore petrolifero a Wall Street rivela una scarsa attrazione da parte degli azionisti.

Inoltre, c’è la questione del prezzo del petrolio, che oggi continua ad oscillare intorno ai 53 dollari al barile. Secondo gli analisti, un aumento del prezzo del greggio non avrebbe un impatto importante sulla produzione di shale oil. Se, infatti, la produzione di petrolio da fracking negli Stati Uniti aumenterebbe di 480.000 barili al giorno nel 2020 con un prezzo di 62 dollari al barile, un rialzo di 10 dollari sulla quotazione farebbe crescere l’estrazione di soli 200.000 barili al giorno. Un trend considerato poco attrattivo e a rilento rispetto al 2018.

Questi fattori stanno portando molti produttori di shale oil a ritirarsi dalle attività di fracking, misurando gli scarsi margini di redditività. Per le aziende, quindi, perforare nuovi pozzi con la stessa rapidità con cui si è proceduto in precedenza non è più conveniente.

I pozzi vecchi, però, diminuiscono gradualmente la produzione. Nello stato del North Dakota, per esempio, i pozzi scavati quest’anno hanno generato una media di circa 82.000 barili di petrolio nei primi cinque mesi, il 12% in meno rispetto ai pozzi che hanno iniziato a produrre nel 2018 e il 16% in meno rispetto ai pozzi del 2017.

Shale oil: trend in crescita nella prospettiva di lungo periodo

La produzione shale oil negli Stati Uniti si aggira intorno agli 8 milioni di barili al giorno, che rappresentano circa il 10% del petrolio mondiale. Questo trend ha fatto aumentare in modo significativo l’offerta mondiale ed ha contribuito a proteggere gli USA ed altri mercati dagli shock geopolitici delle classiche zone produttive, come l’attacco alle strutture petrolifere dell’Arabia Saudita.

Lo shal oil, quindi, continua a giocare un ruolo strategico per la fornitura del petrolio e, nonostante segnali di rallentamento estrattivo, si stima che la produzione di greggio dal fracking raggiungerà il picco di circa 14,5 milioni di barili al giorno intorno al 2030.

Tra i segnali incoraggianti per il settore, c’è l’aumento di attività di shale oil di importanti compagnie petrolifere come Exxon Mobil Corp. e Chevron Corp. Ad oggi i colossi dell’energia sono tra i produttori in più rapida crescita nel bacino del Permiano in Texas e nel Nuovo Messico e stanno investendo fortemente nei petroliferi.

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