Senza l’ingresso della Moldavia nell’UE scatta l’effetto domino. Putin pronto ad attaccare

Flavia Provenzani

21 Ottobre 2024 - 10:42

Cosa succede se l’adesione all’UE non dovesse passare al referendum in Moldavia? L’effetto domino è (quasi) una certezza. Occhi puntati su Mosca e Putin.

Senza l’ingresso della Moldavia nell’UE scatta l’effetto domino. Putin pronto ad attaccare

Mancano poche schede da scrutinare per arrivare all’esito delle elezioni in Moldavia, occasione in cui i cittadini si sono espressi anche sull’ingresso nell’UE tramite referendum.

Parliamoci chiaro: in passato, le elezioni Moldavia come quelle in Georgia - due Paesi con una popolazione complessiva che non arriva neanche a 7 milioni - non avrebbero suscitato così tanto interesse. Eppure gli occhi occidentali e quelli di Mosca osservano con attenzione ogni singola scheda.

Sembrerebbe che il presidente russo Vladimir Putin stia cercando delle strade più nascoste (e strategiche) per aumentare l’influenza della Russia su questi due Paesi: la Georgia, che ha una popolazione filo-europea e un governo che a braccetto con Mosca, e la Moldavia, con un governo filo-europeo e una popolazione influenzata da Mosca.

Perché le elezioni in Moldavia sono cruciali

La Georgia è chiamata alle urne il 26 ottobre, mentre il fine settimana appena concluso è stata la volta della Moldavia.
I risultati delle elezioni presidenziali sentenziano la necessità di un ballottaggio tra l’uscente Maria Sandu - convinta europeista - e Alexsandr Stoianoglo, candidato del Partito Socialista considerato come vicino a Mosca. Mentre i risultati del referendum sull’adesione all’Unione Europea, dopo lo spoglio del 98,8% dei voti, mostrano il Sì in vantaggio con il 50,03%, contro il No al 49,97%. Con uno scarto così minimo appare probabile il riconteggio dei voti, per cui per i risultati ufficiali potremmo dover aspettare anche delle ore (o giorni).

Intanto, una cosa appare certa: sarà una dura battuta d’arresto per l’UE e per gli interessi occidentali nella regione del Mar Nero qualora la Moldavia, come la Georgia, dovesse scivolare nell’orbita russa dopo queste elezioni.

Una Moldavia allineata a Mosca offrirebbe potenzialmente alla Russia una base da cui attaccare i porti cruciali per l’export di grano dell’Ucraina sud-occidentale. Nel suo territorio passa il gasdotto attraverso il quale l’Azerbaijan esporta gas in Turchia e oltre, una fonte di approvvigionamento alternativa sempre più importante per alcune parti d’Europa che in passato facevano affidamento sul gas russo, attraversa la Georgia.

Per Putin, dei rinnovati governi filorussi o entrambi gli Stati rappresenterebbero un premio gradito, non tanto per l’ego quanto per sottomettere definitivamente l’Ucraina, così da poter proseguire con il suo piano di consolidamento della potenza russa e di contrasto all’invasione occidentale sui precedenti possedimenti imperiali della Russia.

Moldavia, un Paese diviso a metà

L’orientamento di politica estera della Moldavia si alterna tra pro-Mosca e pro-Occidente da quando il Paese ha ottenuto l’indipendenza nel 1991. Per la maggior parte dei primi vent’anni di indipendenza ha avuto presidenti e primi ministri del Partito Comunista o con stretti legami con esso; da allora, ci sono stati sia leader pro-europei che pro-russi. Il predecessore di Sandu, Igor Dodon, era percepito come pro-russo (anche se per la maggior parte del suo mandato i governi sono stati più pro-UE).

Sebbene quasi l’80% della popolazione abbia indicato il rumeno come prima lingua nel censimento del 2014, anche il russo è parlato in modo diffuso. Nelle aree abitate da minoranze etniche, come la Gagauzia nella Moldavia meridionale, e nelle aree rurali, molte persone vivono ancora parlando esclusivamente russo. La Russia si impegna da tempo per influenzare la politica moldava, anche attraverso la disinformazione. I media russi non possono più trasmettere in Moldavia, ma sono facilmente accessibili online. La polizia moldava ha accusato i politici filo-russi che vivono in esilio di aver convogliato grandi somme di liquidità all’interno del Paese per comprare voti. L’UE ha imposto sanzioni a una serie di individui e organizzazioni legati alla Russia con l’accusa di minare la sovranità e l’indipendenza della Moldavia o di promuovere il separatismo.

Grazie (o meno) agli sforzi russi, la popolazione moldava è più ambivalente nei confronti dell’UE rispetto ai georgiani e poco entusiasta della NATO. Un sondaggio d’opinione condotto a giugno ha mostrato che il 53% è a favore dell’adesione all’UE, con il 36% contrario; solo il 31% era a favore dell’adesione alla NATO, con il 51% contrario. Questi numeri riflettono il sostegno alla neutralità permanente della Moldavia, sancita dalla sua costituzione. La neutralità è considerata la migliore garanzia per la sicurezza della Moldavia dal 55% della popolazione. La protezione fornita dall’UE è al secondo posto, con il 13%, e la protezione della Russia al terzo, con il 10%.

L’UE ha fatto molto per aiutare la Moldavia, in particolare dall’inizio della guerra in Ucraina: ha dato assistenza ed erogato investimenti per un valore di oltre 2,8 miliardi di euro. Il 10 ottobre 2024, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha visitato Chișinău e ha promesso investimenti per 1,8 miliardi di euro in tre anni per la ristrutturazione delle scuole, la costruzione di ospedali e i collegamenti stradali con la Romania e l’Ucraina. Ma è difficile convincere le persone nelle aree rurali moldave che l’UE è un partner economico più importante della Russia, nonostante il fatto che il 54% del commercio della Moldavia avvenga con l’UE e solo il 4% con la Russia.

In attesa dei risultati del ballottaggio presidenziale e del referendum sull’adesione all’UE, cresce l’attesa anche per le elezioni parlamentari in programma a luglio 2025. Partito d’azione e solidarietà (PAS) di Sandu, sebbene sia il partito più popolare, rischia di perdere contro una coalizione di diversi partiti filo-russi. Il presidente della Moldavia ha poteri limitati; il sistema di governo è parlamentare, sebbene il primo ministro sia nominato dal presidente.
Una maggioranza parlamentare filo-russa ostacolerebbe tutto il lavoro di Sandu.

L’UE oggi è chiamata a impedire che Moldavia e Georgia vengano fagocitati dagli interessi di Mosca. Rimanere immobili manderebbe un chiaro segnale di debolezza, tanto da incoraggiare Putin a tentare la fortuna alla conquista di altri ex possedimenti russi.