Il terzo Osservatorio Mefop sugli investimenti alternativi di fondi pensione, casse di previdenza e fondi sanitari evidenzia la crescita costante di tali classi di attivo nei portafogli.
La rilevazione è stata effettuata con metodo Cawi tra luglio e novembre 2022 e vi hanno partecipato 101 enti (72 fondi pensione, 17 casse di previdenza e 12 fondi sanitari) rappresentativi di un patrimonio pari ad oltre 233 miliardi di euro.
Il rapporto da conto di una ulteriore crescita degli enti che hanno dichiarato di detenere alternativi che si sono attestati al 59,4% (50% nel 2020). Tale crescita si deve essenzialmente alle dinamiche in atto nei fondi pensione, tra i quali la percentuale che ha dichiarato di investire in alternativi è passata dal 46,6% del 2020 al 58,3% del 2022 (+25%). Per le casse di previdenza l’allocazione in asset alternativi rappresenta una prassi consolidata: tutti i 17 gli enti partecipanti prevedono il ricorso a investimenti non tradizionali. L’interesse da parte dei fondi sanitari si mantiene tiepido.
Le principali ragioni del mancato investimento sono rappresentate dalla dimensione limitata delle attività (31,7%) e dalla debolezza delle strutture di controllo (29,3%):
Le ragioni del mancato investimento
Fonte: Osservatorio Mefop
Rispetto alla possibilità di investire in alternativi in futuro, tra i fondi pensione si registra una sostanziale disponibilità alla valutazione di opportunità future (70%), anche se si conferma l’esistenza di uno zoccolo duro che esclude qualunque investimento anche in futuro (16,7%). La fiammata dell’inflazione causata dall’invasione russa dell’Ucraina non sembra aver modificato l’approccio agli investimenti alternativi. Il 62,9% dei fondi pensione ha dichiarato che le coperture già attive erano adeguate al nuovo contesto:
L’ente ha messo in atto qualche azione a copertura del rischio inflazione?
Fonte: Osservatorio Mefop
Per i fondi pensione la principale ragione dell’investimento in alternativi è rappresentata dalla necessità di aumentare la diversificazione del portafoglio (83,3% delle risposte). Come anticipato, le casse di previdenza rappresentano il principale investitore in alternativi tra quelli partecipanti e in questo caso la prima motivazione dell’investimento è rappresentata dalla redditività attesa da tali investimenti (47,1%).
La principale classe di attivo non tradizionale in portafoglio è rappresentata dagli immobili (11,7%), detenuta in gran parte tramite fondi immobiliari (10,4%) e in misura più contenuta attraverso investimenti diretti (1,3%). Gli impieghi nelle altre classi di attivo non tradizionali sono molto più contenuti (private equity 3,5%, infrastrutture 1,8%, alternativi liquidi 0,5%, private debt 1,6%).
Il patrimonio degli enti che detengono alternativi
Fonte: Osservatorio Mefop
Pur essendo soggetti a normative difformi, casse e fondi pensione investono in alternativi soprattutto mediante la sottoscrizione di quote di fondi alternativi (94,1% per le casse di previdenza, 74,1% per i fondi pensione). Il ricorso ai mandati è utilizzato essenzialmente dai fondi pensione (28,6%), in coerenza con il modello della gestione convenzionata previsto dalla normativa settoriale.
In merito alla scelta di investire autonomamente o tramite iniziative consortili il 94,1% delle casse e il 76,2% dei fondi pensione ha dichiarato di investire autonomamente adducendo come ragione principale la maggiore autonomia e coerenza con l’asset allocation strategica e gli obiettivi di lungo termine (62,5% Casse e 59,4% Fondi pensione).
Modalità di investimento in alternativi
Fonte: Osservatorio Mefop
Circa il 50% dei soggetti che alternativi ha dichiarato di prevedere un focus geografico motivandolo soprattutto con la possibilità di sostenere gli investimenti nell’economia reale domestica. Giova ricordare a tale proposito l’avvio, negli ultimi mesi, di varie iniziative consortili nel settore dei fondi pensione negoziali.