Secondo gli analisti di Wall Street, questi sono i titoli da comprare per guadagnare con i Mondiali 2026

Redazione Money Premium

13 Giugno 2026 - 07:55

Le raccomandazioni attuali delle case di investimento indicano i settori e i nomi pronti a capitalizzare sull’entusiasmo globale per il Mondiale di calcio 2026.

Secondo gli analisti di Wall Street, questi sono i titoli da comprare per guadagnare con i Mondiali 2026

Deutsche Bank, JPMorgan e altre grandi case di investimento hanno analizzato nei dettagli i potenziali vincitori di borsa legati ai Mondiali di Calcio FIFA 2026, il torneo più grande della storia con 48 squadre, 104 partite distribuite su 39 giorni e 16 città ospitanti tra Stati Uniti, Canada e Messico.

Secondo le stime della FIFA, l’evento potrebbe generare fino a 17,2 miliardi di dollari di contributo al PIL statunitense, anche se Deutsche Bank prevede un impatto complessivo modesto dello 0,05% sul PIL USA, concentrato principalmente in settori specifici come hospitality, media, gaming, ristorazione e consumi.

I top pick di Deutsche Bank

Gli analisti di Deutsche Bank sottolineano che i REIT alberghieri a servizio completo rappresentano la categoria con il maggiore potenziale di guadagno, incorporando nei modelli un aumento del RevPAR tra i 50 e i 75 punti base. In particolare, DiamondRock Hospitality vanta la più alta esposizione ai ricavi nelle città ospitanti con il 34%, seguita da Sunstone Hotel Investors al 23%, Host Hotels e Park Hotels al 21% ciascuna e Ryman Hospitality al 14%.

La banca ha assegnato rating “buy” a DiamondRock Hospitality, Host Hotels, Park Hotels e Ryman Hospitality, mentre Sunstone Hotel Investors è stata valutata “hold”. Per le catene alberghiere tradizionali, le reti di lusso come Hyatt, Hilton e Marriott sono indicate come le più favorite, con dati storici dal Super Bowl che mostrano incrementi del RevPAR luxury fino al 212% a Phoenix e al 416% a New Orleans durante la settimana dell’evento.

Le scelte di JPMorgan

Anche JPMorgan ha identificato un basket di titoli da sovrappesare, puntando su Alphabet, Booking Holdings, DoorDash, DraftKings, Flutter Entertainment, Hilton Worldwide, Hyatt Hotels, Motorola Solutions, New York Times, TKO Group Holdings e Uber Technologies.
Per i titoli sponsor ufficiali, la stessa banca raccomanda American Airlines, Bank of America, Coca-Cola, McDonald’s, PepsiCo e Visa, evidenziando come i precedenti Mondiali abbiano generato performance relative positive per questi brand.

I settori da monitorare con attenzione

Nel settore media, Fox detiene i diritti di trasmissione in inglese e potrebbe beneficiare di un upside sugli utili dei trimestri giugno e settembre, mentre Comcast attraverso Telemundo gestisce i diritti in spagnolo, con proiezioni di ricavi pubblicitari record per l’evento. Deutsche Bank prevede che i Mondiali 2026 genereranno i più alti ricavi pubblicitari USA nella storia del torneo. Nel gaming, le stime di handle per le scommesse vedono FanDuel di Flutter Entertainment intorno a 1,3 miliardi di dollari, DraftKings a 1,1 miliardi, BetMGM a 250 milioni e Caesars a 120 milioni, con DraftKings e Flutter posizionati per outperform grazie alla funzionalità in spagnolo e all’espansione delle scommesse sportive negli USA.

Per la ristorazione, Sweetgreen ha il 49% delle unità esposte agli stadi ospitanti, Shake Shack il 34%, The Cheesecake Factory il 29% e Jack in the Box il 28%. Deutsche Bank nota che brand globali come Shake Shack, McDonald’s e Starbucks attireranno particolarmente i turisti internazionali, mentre Domino’s beneficia del fatto che il delivery rappresenta circa il 55% delle vendite USA e ha già lanciato promozioni dedicate. Altre catene come Wingstop, Chipotle e Dunkin’ mostrano esposizioni tra il 18% e il 22%.

Nel beverage, Anheuser-Busch InBev come sponsor ufficiale della birra Corona è indicata da Bernstein, Goldman Sachs e Jefferies come principale beneficiaria, con circa il 75% delle partite negli USA e l’84% in fusi orari favorevoli al consumo di birra; anche Heineken guadagnerà dall’esposizione in America Latina ed Europa. Coca-Cola, sponsor principale, è vista da Bank of America come particolarmente ben posizionata per un aumento dei consumi di soft drink, con proiezioni di +3,2% nelle vendite di casse negli eventi passati simili.

Nel retail e sportswear, Goldman Sachs prevede un boom di merchandising che spingerà Dick’s Sporting Goods e Academy Sports, mentre Adidas (sponsor ufficiale del pallone e con kit per 13 nazionali), Nike (11 nazionali tra cui USA e Canada) e Puma (10 nazionali) potrebbero vedere un incremento delle vendite globali tra il 3% e il 4% secondo Bernstein. Nei viaggi, piattaforme come Airbnb, Booking Holdings e Expedia beneficiano della domanda di alloggi alternativi, con Airbnb che segnala i massimi guadagni per gli host nelle aree di New York-New Jersey, Boston e Los Angeles. Compagnie aeree come American Airlines e operatori aeroportuali messicani quali Grupo Aeroportuario del Pacífico e OMA registreranno traffico incrementale.

Una opportunità unica per gli investitori?

L’impatto complessivo sui consumi domestici favorirà anche grandi retailer come Walmart, Target, Kroger e Albertsons, oltre a distributori alimentari quali Sysco, US Foods e Performance Food Group. Nel tech e advertising, Alphabet e Meta Platforms vedranno aumenti di traffico e spesa pubblicitaria, mentre Visa e Mastercard beneficeranno del boom di transazioni digitali.

Gli sponsor storici dei Mondiali hanno storicamente sovraperformato: secondo ricerche di IG, i principali sponsor hanno registrato un ritorno medio del 7,1% nel periodo dal mese prima all’evento fino a tre mesi dopo, contro l’1,9% dell’S&P 500 e un calo dell’1,1% del FTSE 100, con Nike a +17,7% e Coca-Cola a +8,6% in cicli passati.

Nonostante l’evento sia concentrato in un periodo estivo breve, l’espansione a 48 squadre e la co-organizzazione in tre paesi rendono i Mondiali 2026 un’opportunità unica per questi titoli, con flussi turistici stimati in oltre 1,2 milioni di fan internazionali solo negli USA. Gli analisti concordano che l’effetto sarà temporaneo ma misurabile, particolarmente forte per le aziende con maggiore esposizione geografica e di branding.

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