Se questo è vero, la recessione è già iniziata

Tommaso Scarpellini

2 Novembre 2025 - 07:51

Se la crescita globale esiste solo grazie all’AI, cosa resta dell’economia reale? Forse la recessione è già iniziata, e nessuno vuole ancora chiamarla col suo nome.

Se questo è vero, la recessione è già iniziata

Lo so che vi starete chiedendo: “Ma se le previsioni di crescita globale del FMI segnalano un +3,2%, come si fa a parlare di recessione?”. Ti faccio però un’altra domanda: “Cosa succede se leviamo il boom legato all’AI da questa crescita?”. Beh, a livello globale è difficile dirlo con precisione, ma negli Stati Uniti il PIL sarebbe cresciuto sensibilmente meno dell’1%. E questo dovrebbe far riflettere, considerando che la Fed di Atlanta stima una crescita attesa per il terzo trimestre intorno al 3,9%, un ritmo da Paese emergente. Cosa ti sta sfuggendo, ma che forse dovresti considerare se investi oggi?

L’incongruenza che (forse) non stiamo vedendo

Come è possibile che ci sia una crescita così esplosiva, almeno sulla carta, quando alcuni indicatori fondamentali segnalano un rallentamento diffuso? Ti do qualche insight. La Federal Reserve sta abbassando i tassi di interesse, ufficialmente per “preoccupazioni legate al mercato del lavoro”, nonostante l’inflazione resti vicina al 3%, quindi ben sopra il target del 2%. Un’anomalia, se si pensa che il mandato della Fed è proprio quello di mantenere la stabilità dei prezzi insieme alla piena occupazione.

Storicamente, la Fed taglia i tassi solo in presenza di tensioni economiche significative. È accaduto così nel 1974, nel 2001 e nel 2008, e ogni volta l’allentamento monetario è arrivato pochi mesi prima di una recessione conclamata.

Il vero motivo dietro ai tagli della Fed

Dove va cercata, dunque, la ragione di questi tagli? Possiamo ipotizzare due percorsi.

La Fed è realmente preoccupata per il mercato del lavoro. I dati sui non-farm payrolls mostrano una crescita dell’occupazione più debole. Questo significa che, pur non essendoci una crisi evidente, la qualità dell’occupazione si sta deteriorando. Se la domanda aggregata cala, il rischio di recessione tecnica aumenta. La Fed è sotto pressione politica.
I livelli di debito pubblico degli Stati Uniti hanno raggiunto dimensioni che sfiorano la soglia critica.

In un contesto di debito/PIL oltre il 120%, tassi d’interesse elevati diventano insostenibili per il bilancio federale. Ridurli significa, di fatto, allentare il peso degli interessi sul debito e guadagnare tempo prima che le tensioni fiscali si trasformino in un problema sistemico.

In entrambi i casi, non si tratta di segnali positivi. Che la Fed stia tagliando per fragilità economiche o per motivi fiscali, il messaggio implicito preoccupa: sembra quasi dire, il ciclo è maturo, e l’economia americana non è così solida come sembra dai numeri headline.

Il problema nascosto: consumi e debito

C’è poi un altro aspetto che molti ignorano: il motore dell’economia americana sono i consumi, e i consumi sono oggi alimentati dal credito.
Non serve essere economisti per capire che una situazione del genere ha bisogno di tassi bassi per essere sostenibile nel lungo termine. Se la Fed taglia, potrebbe farlo non solo per “sostenere la crescita”, ma per impedire che il sistema del credito collassi. Anche secondo questa lettura sarebbe una manovra difensiva, non espansiva.

Il paradosso dei mercati azionari

Eppure, mentre la Fed si muove in modalità “cautela”, il mercato azionario fa tutt’altro.
Gli indici USA continuano a segnare nuovi massimi, i P/E (price-to-earnings ratio) sono ai livelli più elevati dell’ultimo decennio, e l’equity risk premium (ERP) si è avvicinato pericolosamente allo zero. In termini semplici, significa che gli investitori non vengono più compensati per il rischio di detenere azioni rispetto ai Treasury.

Un’anomalia macroscopica, considerando che l’economia, al netto dell’AI, non sta crescendo in modo omogeneo.
Perché allora il mercato non prezza alcuno scenario contrattivo? Perché l’euforia legata all’intelligenza artificiale ha distorto la percezione del ciclo.

Se estrapoliamo il contributo dell’AI, ovvero la crescita derivante da Nvidia, AMD, Microsoft, e poche altre large cap, la crescita degli utili dell’S&P 500 si riduce. In altre parole: l’economia potrebbe essere meno in crescita di quanto sembri, ma il mercato si comporta come se fossimo in piena espansione. È una forma di divergenza cognitiva tra finanza e realtà economica.

Tra realtà e percezione

Quindi, no: questo non significa che i mercati debbano necessariamente crollare domani mattina. Ma significa che, se la Fed taglia i tassi in anticipo, e i mercati salgono ignorando i fondamentali, forse qualche giudizio possiamo trarlo.

Il messaggio è semplice: non siamo in recessione “ufficiale”, ma togliendo la spinta dell’intelligenza artificiale e la liquidità artificiale dei tagli ai tassi, l’economia americana non è così solida come sembra.

E forse occorre cominciare a chiedersi cosa sostiene davvero la crescita.
Perché se la risposta è “AI e debito”, allora sì, forse la recessione è già iniziata, solo che ancora non la chiamiamo così.