Sanzioni dichiarazione Iva omessa o in ritardo: come pagare meno col ravvedimento operoso

Rosaria Imparato

30 Aprile 2022 - 09:47

condividi

Cosa succede in caso di omessa dichiarazione Iva o di invio in ritardo? Vediamo le sanzioni applicate e come pagare meno col ravvedimento operoso.

Sanzioni dichiarazione Iva omessa o in ritardo: come pagare meno col ravvedimento operoso

Il 30 aprile 2022 cade la scadenza per l’invio del modello Iva: cosa succede se si trasmette in ritardo? O ancora, in caso di dichiarazione omessa?

I titolari di partita Iva che non rispettano la scadenza vanno incontro alle sanzioni, che si possono però mitigare (e quindi pagare meno) se si regolarizza la propria posizione entro 90 giorni, grazie allo strumento del ravvedimento operoso.

Vediamo a quanto ammontano le sanzioni e come funziona il ravvedimento operoso.

Quando la dichiarazione Iva è omessa?

Quand’è che la dichiarazione Iva diventa omessa? Se il modello Iva viene presentato entro 90 giorni dalla scadenza, allora la dichiarazione si considera comunque valida.

La scadenza per l’invio della dichiarazione Iva relativa al 2021 è il 30 aprile 2022, ma cadendo di sabato si deve considerare il primo giorno lavorativo utile, e per questo motivo si slitta al 2 maggio.

Contando i 90 giorni concessi per l’invio in ritardo si arriva al 29 luglio 2022: se si trasmette il modello entro questa data, la dichiarazione viene considerata valida, si va comunque incontro alle sanzioni ma si può usufruire del ravvedimento operoso.

Se si presenta la dichiarazione Iva oltre il termine del 29 luglio, allora si considera omessa, ma l’imposta che risulta dovuta comunque viene riscossa.

Sanzioni dichiarazione Iva 2022 tardiva: 90 giorni di tempo

La scadenza entro cui trasmettere la dichiarazione Iva all’Agenzia delle Entrate - esclusivamente in via telematica- è il 30 aprile.

I contribuenti che non rispettano questa scadenza hanno 90 giorni di tempo per trasmettere il modello Iva: entro questo periodo, la sanzione applicata va da un minimo di 250 euro fino a un massimo di 2.000 euro.

Chi invia la dichiarazione Iva entro i 90 giorni può però usufruire del ravvedimento operoso, la procedura che consente ai contribuenti di sanare un’irregolarità fiscale godendo di una riduzione delle sanzioni purché in presenza di determinati requisiti.

In caso di regolarizzazione entro il 29 luglio (quindi entro i 90 giorni dalla scadenza del 30 aprile) la sanzione verrebbe ridotta a un decimo del minimo, per un importo pari a 25 euro.

Cosa fare in caso di omessa dichiarazione Iva e sanzioni

In caso di mancata trasmissione della dichiarazione Iva, il contribuente va incontro alla sanzione che va dal 120 al 240% dell’IVA dovuta.

La sanzione parte da un minimo di 250 euro fino a un massimo di 1.000 euro.

Se non sono dovute imposte, la sanzione parte da 150 euro fino ad arrivare a 1.000 euro.

Il Dl n. 471/1997 stabilisce all’articolo 5 comma 1 che se il contribuente trasmette la dichiarazione entro la scadenza per l’invio del modello per l’anno successivo e prima di un controllo dell’Agenzia delle Entrate, la sanzione applicata va dal 60 al 120% delle imposte dovute, con un minimo di 200 euro.

Quale anno indicare per il codice tributo 8911

Il codice tributo 8911 viene usato nella compilazione del modello F24 nel momento in cui si regolarizza la propria posizione, per esempio nel caso del versamento di una sanzione. Questo codice, quindi, indica il ravvedimento.

Il modello F24 si compila come segue:

  • nel campo codice tributo va indicato «8911»;
  • il campo “Rateazione/ Regione / Prov / Mese rif” va lasciato vuoto;
  • importi a debito: va indicata la cifra da versare in numeri;
  • va lasciato vuoto il campo “importi a credito compensati”.

Infine, nel campo «anno di riferimento» va indicato l’anno in cui l’imposta che doveva essere pagata è scaduta.

Cosa succede se non ho mai fatto la dichiarazione dei redditi?

Quando la dichiarazione dei redditi non viene presentata viene definita “omessa” se le imposte evase superano i 50.000 euro e se non viene presentata entro 90 giorni dalla scadenza.

Quando non viene presentata la dichiarazione dei redditi si va incontro a gravi conseguenze, a partire dalla sanzione amministrativa fino al penale. La sanzione amministrativa parte da un minimo del 120% al massimo del 240% dell’ammontare delle imposte dovute. L’imposta minima applicabile è di 250,00 euro.

Nel caso in cui non siano dovute imposte è prevista una sanzione che va da 250,00 euro a 1.000,00 euro. Tale sanzione può essere aumentata fino a raddoppiare nei confronti dei soggetti obbligati alla tenuta delle scritture contabili.

Il penale scatta a causa dell’inadempimento o in caso d’imposta evasa (imposte sui redditi o Iva), e le ritenute non versate siano superiori a 50.000 euro. Il riferimento va inteso per singola imposta e per ciascun periodo d’imposta.

Iscriviti a Money.it