Salario minimo: in arrivo direttiva europea. In Italia cosa cambia?

Salario minimo: in arrivo nelle prossime settimane una direttiva della Commissione europea come un documento del Parlamento Ue evidenzia. Cosa cambia per l’Italia?

Salario minimo: in arrivo direttiva europea. In Italia cosa cambia?

Salario minimo: in arrivo una direttiva Europea per garantire che tutti abbiano uno stipendio sufficiente in Europa, ma cosa cambia in Italia?

La direttiva dalla Commissione europea potrebbe già arrivare nelle prossime settimane, pare verso fine ottobre; già il Parlamento europeo sembra puntare su una risoluzione celere per il salario minimo cui tutti i Paesi dell’Unione dovrebbero adeguarsi.

Recentissima infatti è l’analisi degli uffici tecnici del Parlamento europeo proprio sul salario minimo che mette in evidenza la necessità di adozione di un provvedimento comune specie a fronte della grande crisi che il Covid sta imponendo anche e soprattutto ai lavoratori.

In che termini la nuova direttiva della Commissione europea - che secondo Politico.eu potrebbe arrivare anche nelle prossime settimane - potrebbe avere conseguenze sull’Italia?

Ricordiamo che in Italia da tempo si discute di salario minimo orario che tuttavia ancora non esiste.

Salario minimo: in arrivo direttiva europea

Per il salario minimo sembra sia in arrivo una direttiva della Commissione europea per un adeguamento di tutti i Paesi dell’Unione.

La direttiva sul salario minimo imporrebbe regole vincolanti, ma allo stesso tempo andrebbe a garantire la specificità dei singoli Stati; un Paese in cui già esiste il salario minimo allora dovrà semplicemente verificare che sia adeguato allo standard imposto dall’Europa.

Il Parlamento europeo, nell’analisi di cui abbiamo detto sopra, punta l’attenzione sulla necessità di un intervento normativo a livello europeo per il salario minimo dal momento che il Covid ha messo in evidenza come vi siano ancora categorie di lavoratori sottopagati e che sono quelle che durante l’emergenza hanno continuato a essere operative e produttive.

Si tratta di addetti alla logistica, alle pulizie, commessi, camerieri, lavoratori dei trasporti pubblici e operatori ecologici. Non solo, secondo il report del Parlamento europeo, sono anche i lavoratori con salari bassi che più di tutti sono stati colpiti dalla perdita dell’occupazione.

Per il Parlamento Ue, e a quanto pare anche per la Commissione, è fondamentale un intervento per stabilire un salario minimo a livello europeo. Nell’analisi si mette in evidenza anche un altro aspetto importante: nei 22 Paesi europei in cui il salario minimo è stato introdotto questo risulta inferiore rispetto al minimo garantito dalla contrattazione collettiva nei Paesi, come l’Italia, che non lo prevedono.

La nuova direttiva Ue dovrà tenere conto delle diverse realtà in Europa, delle differenze territoriali anche in rapporto al costo della vita.

Salario minimo: cosa cambia in Italia?

Veniamo ora alla questione cruciale ovvero cosa potrebbe cambiare in Italia con la direttiva europea sul salario minimo. In Italia vige la contrattazione collettiva e quindi è determinante il ruolo dei sindacati sebbene molte categorie non siano coperti dal CCNL.

In Italia esiste anche il problema dei cosiddetti contratti pirata, che vengono stipulati da organizzazioni sindacali con rappresentatività scarsa o nulla, ma che inducono al fenomeno del dumping o shopping contrattuale che produce condizioni retributive peggiorative imposte ai lavoratori.

Sembra che la direttiva europea vada nella direzione di non intervenire direttamente sul livello dei salari minimi rispettando le tradizioni nazionali, l’autonomia dei sindacati e la libertà della contrattazione collettiva.

In Italia, in cui vige la contrattazione collettiva, non dovrebbe cambiare molto con la direttiva della Commissione europea sul salario minimo; qui bisognerebbe coprire con un minimo garantito i lavoratori per i quali non esiste un CCNL e che sono sfruttati e sottopagati.

Nel nostro Paese, lo abbiamo detto, da tempo si parla di salario minimo orario garantito, punto centrale della riforma del Lavoro che la ministra Nunzia Catalfo vuole portare a termine. Come riporta il Fatto Quotidiano la notizia di un intervento della Commissione europea sul salario minimo è stato accolta con entusiasmo dai 5Stelle. L’eurodeputata Daniela Rondinelli dei 5 Stelle ha precisato tuttavia che dovrebbero essere rispettate due condizioni:

“Il salario minimo in ogni Paese dello Stato membro non deve essere inferiore al 60% del salario mediano nazionale e al contempo non deve essere inferiore al salario mediano europeo. Solo così avremo a disposizione uno strumento capace di livellare verso l’alto gli stipendi dei cittadini europei”.

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